Aspiranti giornalisti in trappola: il triangolo web-informazione-utenti.

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Scrive Enrico Mentana sulla sua pagina Facebook: “Noi della generazione degli anni ‘50 e ‘60 abbiamo potuto realizzare il nostro sogno di fare i giornalisti, quel che è ormai precluso anche ai più bravi tra i giovani di oggi”. Perché tutto questo accade?

Quando espressi il desiderio di diventare giornalista, la lingua italiana la conoscevo a mala pena. Ciononostante, mi convinsi fin da subito dello straordinario potere delle parole e tutto ciò che desideravo fare era utilizzarle al massimo del loro potenziale in modo da far riflettere le altre persone e, perché no: anche persuaderle a modificare i loro pensieriQuando mio zio venne a conoscenza delle mie intenzioni mi comprò un giornale, mi disse di sottolineare ciò che mi interessava di più: “solo le cose più importanti”  in un periodo in cui i telefoni venivano utilizzati solo per “le cose più importanti” (ovvero le telefonate e, occasionalmente, qualche breve “SMS”). Molti anni più tardi iniziai l’università e scelsi di studiare scienze politiche. Scienze politiche perché mi pareva ciò che più di tutti avrebbe potuto darmi delle risposte a quelle continue domande riguardo il mondo che mi circondava, che iniziavo a capire sempre meno, ma che mi attirava a sé sempre di più. Ero convinta che per renderlo un posto migliore fosse enormemente importante convincere quante più persone possibili a parteciparvi attivamente, piuttosto che subirne passivamente gli effetti. 

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