L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEI SOCIAL

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Cari lettori, 

credo di sapere come siete giunti fin qui.Scommetto che, nel mezzo del vostro sovente girovagare su Facebook Instagram, vi siate imbattuti in questo strano link e, dopo esservi posti il solito titubante interrogativo(che se potessi vedervi sarei tesa sull’orlo della mia sedia ad aspettare col fiato sospeso) “lo apro o non lo apro?”, avete infine coraggiosamente deciso di avventurarvi in un dipanarsi di parole, parole, parole…Esatto, sono solo parole. Ora potreste anche decidere di tornare da dove siete venuti, del resto quelle notifiche che continuano a fare capolino in cima allo schermo del vostro telefono avvertendovi di avere dei nuovi messaggi da Whatsapp devono essere molto allettanti. Continua a leggere

Aspiranti giornalisti in trappola: il triangolo web-informazione-utenti.

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Scrive Enrico Mentana sulla sua pagina Facebook: “Noi della generazione degli anni ‘50 e ‘60 abbiamo potuto realizzare il nostro sogno di fare i giornalisti, quel che è ormai precluso anche ai più bravi tra i giovani di oggi”. Perché tutto questo accade?

Quando espressi il desiderio di diventare giornalista, la lingua italiana la conoscevo a mala pena. Ciononostante, mi convinsi fin da subito dello straordinario potere delle parole e tutto ciò che desideravo fare era utilizzarle al massimo del loro potenziale in modo da far riflettere le altre persone e, perché no: anche persuaderle a modificare i loro pensieriQuando mio zio venne a conoscenza delle mie intenzioni mi comprò un giornale, mi disse di sottolineare ciò che mi interessava di più: “solo le cose più importanti”  in un periodo in cui i telefoni venivano utilizzati solo per “le cose più importanti” (ovvero le telefonate e, occasionalmente, qualche breve “SMS”). Molti anni più tardi iniziai l’università e scelsi di studiare scienze politiche. Scienze politiche perché mi pareva ciò che più di tutti avrebbe potuto darmi delle risposte a quelle continue domande riguardo il mondo che mi circondava, che iniziavo a capire sempre meno, ma che mi attirava a sé sempre di più. Ero convinta che per renderlo un posto migliore fosse enormemente importante convincere quante più persone possibili a parteciparvi attivamente, piuttosto che subirne passivamente gli effetti. 

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