DALLA SIRIA TORNANO VENTI DI GUERRA PER IL MONDO

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Venti di guerra soffiano di nuovo nel mondo. Probabilmente nulla di nuovo, qualcuno potrebbe dire, dato che dalla fine del bipolarismo in poi, il numero di conflitti è aumentato. Eppure, a questo giro di valzer, la questione sembra essere decisamente diversa, più intensa, feroce e sfrontata. Come sempre è la questione siriana a tener banco, una situazione che si prolunga e trascina ormai da troppo tempo tra Bashar Al-Assad ed i ribelli siriani, composti da una moltitudine eterogenea, forse troppo, di varie organizzazioni. Sebbene questa contrapposizione non sia proprio nuova, sta raggiungendo negli ultimi giorni picchi sempre più elevati. Ancora una volta, dopo Afrin, Bashar Al-Assad viene accusato di uso di armi chimiche sui civili, in particolare donne e bambini, scatenando l’ira di USA, Francia e Regno Unito. Dall’altra parte della barricata, invece, si posiziona la Russia che, ferma e convinta alleata del Presidente siriano, lo difende dalle accuse. L’opinione pubblica è spaccata. Da un parte c’è chi sostiene che l’uso delle armi chimiche sia ormai una prova certa, che si debba intervenire e chi invece contesta che il tutto sia una farsa messa in atto dai ribelli per obbligare le potenze occidentali ad un intervento militare fermo sul suolo siriano. Continua a leggere

#Top&Flop: THERESA “MAY” HAVE SOME PROBLEMS

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Il Primo Ministro del Regno Unito Theresa May ad Aprile ha sciolto le Camere con tre anni di anticipo e ha indetto nuove elezioni per l’8 Giugno. Si credeva forte perchè i sondaggi pre-elezioni gli davano ragione e la vedevano in grande vantaggio (quasi 20 punti percentuali) sui laburisti guidati da Jeremy Corbyn. Eppure l’esito del voto alle urne quel giorno lì le si è ritorto contro come un boomerang: ebbene sì, perché voleva accrescere la sua popolarità, il suo potere e i suoi seggi e invece, ha visto tutti questi ridursi. La popolarità è scesa, il potere si è ridimensionato proprio perché i seggi, che erano 330, sono diventati 318 e non sono sufficienti per garantirgli una maggioranza. Una situazione questa che ha portato in Gran Bretagna ad un parlamento in fase di stallo in cui nessuno ha la maggioranza assoluta, hung parliament in gergo. Proprio a quella maggioranza assoluta aspirava la May perché gli sarebbe servita per rafforzare il governo in vista dei negoziati Brexit con l’Unione Europea; non esisteva niente meglio un forte mandato popolare diretto. Proprio quella Brexit che, post dimissioni di Cameron, l’aveva portata ad essere la nuova inquilina di Downing Street.  Continua a leggere

#Top&Flop: La caduta del mito Jim Messina

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La Brexit, la vittoria di Donald Trump, il No al referendum di Renzi e la recente debacle dei conservatori britannici: quattro avvenimenti che oltre a condividere  risultati inaspettati e clamorosi, hanno in comune l’importante ruolo di Jim Messina nei fallimenti elettorali del Remain, del Sì, della May e della Clinton. Ma chi è questo Jim Messina, cosi chiacchierato nel mondo della politica? Da molti viene considerato il guru della comunicazione, della matematica dei numeri applicati alla politica. Uno spin-doctor italoamericano del Colorado pioniere dei Big Data, grandi analisi di dati che permettono di ottenere innumerevoli risposte sui flussi elettorali. Continua a leggere

CHARLIE GARD: QUANDO MEDICI E GIUDICI SON CAPACI DI FARE LA SCELTA GIUSTA

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Charlie Gard. E’ lui a tener il banco della discussione ultimamente. Charlie Gard è un bimbo inglese di pochi mesi, affetto da una rara malattia di deplezione del DNA mitocondriale, che conduce ad un progressivo indebolimento muscolare del sistema respiratorio e cerebrale, fino alla morte totale evitata grazie a sofisticate macchine mediche. I medici del Great Hospital di Londra hanno portato avanti la proposta di interrompere le cure al piccolo. Dinanzi ad un problema così spinoso gli stessi medici ed i genitori hanno preferito ricorrere alla giustizia per far luce sulla questione. I tribunali inglesi, interpellati in tutti i gradi possibili, hanno sentenziato a favore dello “stop” delle cure. In risposta i genitori hanno deciso di ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) la quale a riguardo si è espressa chiaramente “tenendo conto del considerevole margine di manovra che gli Stati hanno nella sfera dell’accesso alle cure sperimentali per malati terminali e nei casi che sollevano delicate questioni etiche e morali”. Continua a leggere

Un Regno diviso

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Per decenni, il Regno Unito è stato l’archetipo della democrazia maggioritaria pura. Tony Blair, durante gli anni da primo ministro, dichiarò più volte che quello britannico fosse “il governo più centralizzato fra tutti i grandi stati occidentali”. Peccato che, già nel 1997, lo stesso Blair annunciò la fine di un’era quando sconfessò le sue precedenti dichiarazioni arrendendosi all’evidenza che la “devoluton” avesse preso piede in UK. Nello stesso anno, infatti, un referendum decretò la creazione di assemblee nazionali rispettivamente in Scozia, Galles ed Irlanda del Nord.
Facciamo un salto avanti di venti anni. Dall’inizio della “devolution” due sono stati i grandi eventi che hanno colpito al cuore lo stato di sua maestà: il Referendum per l’indipendenza scozzese del 2014 ed il referendum per la Brexit del 2016.Il primo ha segnato un precedente storico ed ha dimostrato quanto lo “Scottish National Party” (SNP), guidato da Nicola Sturgeon, sia in prima linea nella lotta per l’indipendenza. Il referendum si è concluso con una sconfitta da ambo le parti. Se, infatti, da un lato hanno prevalso gli unionisti, dall’altro l’indipendenza ha guadagnato quasi il 45% delle preferenze, fotografando una realtà nazionale divisa esattamente in due.