La nuova politica internazionale dell’Italia

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Charlevoix, 2018. Giuseppe Conte, nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri viene accolto da Justin Trudeau che fa gli onori di casa. Inizia la passerella con il bacia mano alla consorte, per poi muoversi al tavolo delle trattative, nel quale lo stesso Premier va a sedersi tra Juncker, Presidente della Commissione Europea, e Shinzo Abe.
E’ stato probabilmente il G7 più conflittuale di sempre, nel quale i partner europei hanno fatto muro nei confronti di Donald Trump, sempre più deciso verso la linea protezionistica non solo sull’acciaio ed alluminio, ma anche in futuro su altri beni di consumo. Il conflitto pare inevitabile.
In tutto questo, però, è proprio l’Italia che torna a giocare un ruolo saggio e “furbo”. Ai più attenti non sarà passato inosservato ciò che ha pronunciato Conte durante le varie dichiarazioni rilasciate alla stampa durante i giorni del Summit.
Vi è necessità di non solo reintrodurre la Russia nell’incontro dei potenti, ma di innovare l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), nella quale la Cina è entrata anni fa a titolo di paese emergente e nella quale, oggi, ricopre invece un ruolo decisamente più importante.

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DARIO FABBRI PER SPAZIO POLITICO

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Ho avuto l’occasione di intervistare Dario Fabbri, giornalista e redattore di “Limes” ,nonchè docente alla “Scuola Holden” ,su alcuni tra i principali temi di geopolitica, come la questione coreana, i rapporti Usa-Cina e le ripercussioni di un esecutivo Lega-M5s sulla geopolitica italiana. 

Dott. Fabbri, da giorni si parla moltissimo di un ipotetico incontro fra Donald Trump e Kim Jong Un. Il meeting era stato fissato per il 12 giugno a Singapore, poi è stato annullato ed ora ripristinato. Secondo Lei, che ripercussioni può avere un simile evento? Continua a leggere

Salvini e la sua Lega (Nord?)

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Perché un pezzo sulla Lega di Matteo Salvini? Per più di un motivo in realtà. Un po’ perché all’interno di questo blog non ne abbiamo quasi mai parlato, un po’ perché rappresenta una parte molto importante della coalizione di centro-destra che, salvo imprevisti, si accinge a vincere le imminenti elezioni del 4 marzo. Continua a leggere

IRAN 2018: UNA NUOVA SPERANZA?

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Da circa una settimana l’Iran è scosso da numerosi tumulti di piazza.  Queste proteste, iniziate il 28 dicembre nella città di Mashhad, la seconda più popolosa del paese, e diffusesi poi in numerose altre località, hanno visto migliaia di manifestanti scendere in strada per protestare contro la corruzione del regime, la disoccupazione ( specialmente quella giovanile) ed il carovita. I morti sono almeno 20, i feriti centinaia e gli arresti migliaia. Nel pieno della rivolta, una giovane donna è salita su un piedistallo e si è tolta il velo bianco obbligatorio un riferimento simbolico alla libertà per le donne: nonostante sia stata subito arrestata, è diventata un simbolo. L’escalation di violenza non accenna a placarsi, con macchine bruciate a lanci di molotov anche nella capitale Teheran. Ma come siamo arrivati a tutto ciò? Cerchiamo di fare un passo indietro e capire. Continua a leggere

GERUSALEMME: LA CITTÀ DELLA DISCORDIA

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Tanto tuonò che piovve

Il celebre detto popolare è più che mai adatto per descrivere la decisione che nelle ultime ore ho scosso la comunità internazionale: come aveva infatti promesso in campagna elettorale lo scorso anno, Donald Trump ha comunicato la decisione di spostare l’ambasciata statunitense in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo ufficialmente la Città Santa come capitale legittima dello Stato d’Israele.

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KIM JONG-UN: IL PARANOICO CON IL PARAOCCHI

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Le tensioni tra Corea del Nord e Stati Uniti sono quasi ai massimi storici. Ma le minacce del leader nordcoreano Kim Jong-un non spaventano, almeno in apparenza, il presidente americano Donald  Trump che promette di rispondere con la forza se attaccato, negli USA o nei paesi Alleati. Lo scenario geopolitico è così però teso per il tutto il mondo, preoccupato di nuovo dopo decenni per il rischio dello scoppio di una guerra nucleare, un tempo unica probabile eventualità del bipolarismo USA/URSS. Tuttavia rimane difficile rintracciare le cause che hanno creato questo astio tra il regime di Pyongyang e quello di Washington. Certo può essere ancora una ferita aperta la Guerra di Corea tra il 1950 e il 1953, motivo per cui ancora oggi esistono le due Coree, ma si parla comunque di più di cinquant’anni fa. Che Kim Jong-un se la sia presa per la sua caricatura nel film statunitense The Interwiew (2014) con James Franco e Seth Rogen? No, semplice suggestione. Anche se il film, a seguito di minacce di pesanti ritorsioni da parte della Corea del Nord, è stato proiettato solo in alcune sale indipendenti negli USA. E allora? Qual è l’obiettivo del giovane dittatore? Ideologico? Il suo Comunismo non ha la storia dalla propria parte, ormai il muro di Berlino è crollato e l’Unione delle Repubbliche Continua a leggere