La nuova politica internazionale dell’Italia

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Charlevoix, 2018. Giuseppe Conte, nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri viene accolto da Justin Trudeau che fa gli onori di casa. Inizia la passerella con il bacia mano alla consorte, per poi muoversi al tavolo delle trattative, nel quale lo stesso Premier va a sedersi tra Juncker, Presidente della Commissione Europea, e Shinzo Abe.
E’ stato probabilmente il G7 più conflittuale di sempre, nel quale i partner europei hanno fatto muro nei confronti di Donald Trump, sempre più deciso verso la linea protezionistica non solo sull’acciaio ed alluminio, ma anche in futuro su altri beni di consumo. Il conflitto pare inevitabile.
In tutto questo, però, è proprio l’Italia che torna a giocare un ruolo saggio e “furbo”. Ai più attenti non sarà passato inosservato ciò che ha pronunciato Conte durante le varie dichiarazioni rilasciate alla stampa durante i giorni del Summit.
Vi è necessità di non solo reintrodurre la Russia nell’incontro dei potenti, ma di innovare l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), nella quale la Cina è entrata anni fa a titolo di paese emergente e nella quale, oggi, ricopre invece un ruolo decisamente più importante.

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GENOVA, LUGLIO 2001: QUANDO L’ITALIA RINNEGO’ LA DEMOCRAZIA 

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Il pensiero va a quelli che oggi sono padri di famiglia ma che nel 2001 erano ragazzi e decisero di passare un weekend a Genova per protestare  contro il G8, il summit tenutosi proprio nel capoluogo ligure nel quale i capi di stato degli otto paesi più industrializzati del mondo si ritrovarono per discutere strategie politiche ed economiche. Chi dissentiva da questa “oligarchia” che avrebbe deciso alcune delle sorti del pianeta si riunì in associazioni pacifiste e movimenti no-global e scese in strada. A questi si aggiunse anche un gruppo di anarchici, molto meno pacifisti, profondamente radicali, che esasperarono la protesta con veri e propri danni materiali alla città, come l’incendio di auto o cassonetti, la devastazione di bancomat e banche, oltre all’accanimento alle strutture urbane della città, con mattoni, pietre, cartelli e ringhiere sradicate e utilizzate come armi: i famosi black bloc. Continua a leggere