Fabrizio Maronta per Spazio Politico

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L’ accordo M5S-Lega porterà dei cambiamenti nel ruolo geopolitico italiano? La Siria continua a bruciare e nella Terra Santa è viva la minaccia di una nuova Intifada. Come sta il Medio-Oriente? Dopo i recenti fatti di Parigi quanto è viva la minaccia dello Stato islamico? Ho avuto l’opportunità di parlare soprattutto di questi temi con Fabrizio Maronta, responsabile delle relazioni internazionali della rivista italiana di geopolitica Limes

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DALLA SIRIA TORNANO VENTI DI GUERRA PER IL MONDO

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Venti di guerra soffiano di nuovo nel mondo. Probabilmente nulla di nuovo, qualcuno potrebbe dire, dato che dalla fine del bipolarismo in poi, il numero di conflitti è aumentato. Eppure, a questo giro di valzer, la questione sembra essere decisamente diversa, più intensa, feroce e sfrontata. Come sempre è la questione siriana a tener banco, una situazione che si prolunga e trascina ormai da troppo tempo tra Bashar Al-Assad ed i ribelli siriani, composti da una moltitudine eterogenea, forse troppo, di varie organizzazioni. Sebbene questa contrapposizione non sia proprio nuova, sta raggiungendo negli ultimi giorni picchi sempre più elevati. Ancora una volta, dopo Afrin, Bashar Al-Assad viene accusato di uso di armi chimiche sui civili, in particolare donne e bambini, scatenando l’ira di USA, Francia e Regno Unito. Dall’altra parte della barricata, invece, si posiziona la Russia che, ferma e convinta alleata del Presidente siriano, lo difende dalle accuse. L’opinione pubblica è spaccata. Da un parte c’è chi sostiene che l’uso delle armi chimiche sia ormai una prova certa, che si debba intervenire e chi invece contesta che il tutto sia una farsa messa in atto dai ribelli per obbligare le potenze occidentali ad un intervento militare fermo sul suolo siriano. Continua a leggere

STATI UNITI E TERRORISMO ISLAMISTA SONO INTIMI NEMICI?

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Gli Usa hanno sempre avuto un’ingerenza ingombrante nel Medio Oriente cercando di giustificare le loro azioni nel mondo arabo come più che legittime, di interesse quasi globale, la cui doverosità non doveva e non poteva essere messa in discussione. È capitato di valutare certe azioni ed alcuni interventi degli “amici a stelle e strisce” in paesi cosiddetti islamici come doverosi, inquadrando la questione terroristica come una “normale” disputa semplificata in un quasi infantile “noi (buoni) contro loro (cattivi)”. Ci si può accorgere, analizzando la storiografia in merito, che questa concezione della tematica in questione è scadente e non completa, almeno finchè gli Stati Uniti non ammetteranno di voler mantenere  nel Vicino Oriente degli interessi importanti. Gli stessi sono però lontani geograficamente e gioco-forza devono dotarsi di avamposti radicati sul territorio capaci di ottemperare le richieste di Washington: Israele  è uno di questi ed è espressamente dichiarato. Contemporaneamente però convive con altri “alleati” non per forza notificati al grande pubblico. È stata la politica americana del containment il primo approccio al mondo arabo, i Fratelli Mussulmani in Egitto o i terroristi Jamaat-e-Islami in Pakistan sono due esempi pratici di transenne al comunismo nelle masse arabe. Tuttavia è

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L’ISIS SENZA CONFINI: VIAGGIO IN UZBEKISTAN

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Sentendo nominare la città di Samarcanda, inevitabilmente il pensiero di molti andrà all’indimenticabile canzone di Roberto Vecchioni del 1984, la quale ancora oggi ci delizia con il suo straordinario contenuto e la sua lirica. Tuttavia, in pochi sapranno dove si colloca questa città. Samarcanda si trova  nella Repubblica dell’Uzbekistan che si trova nel cuore dell’Asia Centrale.L’Uzbekistan ha un territorio di quasi mezzo milione di chilometri quadrati, che si estende dalle sponde del lago d’Aral fino al massiccio montuoso dell’Alaj. Fin da tempi molto antichi, questa terra ha rappresentato una meta imprescindibile per i mercanti della Via della Seta. La sua terra è popolata da pastori i quali portavano a pascolare i loro greggi nelle sterminate praterie dell’Asia centrale. Tuttavia, ormai da alcuni anni, queste pianure sterminate sono abitate da una bestia particolarmente efferata, che da diversi anni anche noi occidentali conosciamo molto bene: la jihad islamica. Ma andiamo con ordine. La popolazione uzbeka, circa trenta milioni di persone in tutto (peraltro molto giovane) si appresta ad affrontare un’importante sfida, che si ripercuoterà anche sul panorama geopolitico internazionale. La morte di Islam Karimov (1938-2016) che aveva governato ininterrottamente il paese fin dal 1991 ha aperto una Continua a leggere