Quando la pubblicità diventa l’ultima spiaggia della politica

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E così un giorno nacque la pubblicità. Si intenda, non quella su cui il Cavaliere ha fondato il suo impero, ma quella geniale idea che esisteva anche prima di Silvio Berlusconi. Semplice pubblicità. La pubblicità del Carosello, momento di convivio di tempi passati, i cartelloni sulle autostrade che promuovono una qualsiasi locanda turistica, l’annuncio alla publiphono in riviera che ci accompagna mentre la pelle si fa più salata e anticipa l’ultimo tormentone estivo. Certo è che nella lunga storia della pubblicità nessuno fino a qualche tempo fa, avrebbe potuto immaginare che questa sbarcasse anche in politica in modo così netto e nitido. Un tempo, l’unica pubblicità politica da ricordare erano i manifesti con simboli di partito e candidati che fioccavano in vista delle elezioni con frasi minime inneggianti al voto di questo o quel partito. Ma ora le cose sono cambiate, si viaggia sulla rete.  Nonostante ciò, la pubblicità ha subito una evoluzione incredibilmente forte. Dapprima affacciatasi in politica sotto forma di propaganda, nel Terzo Reich Tedesco, tramite il suo Ministro Joseph Goebbels, ha assunto un ruolo crescente. Continua a leggere

LA REPUBBLICA CHE TRADISCE IL LAVORO

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Il 2 Giugno siamo soliti festeggiare la nascita della nostra Repubblica. Proprio in questi giorni riflettevo su come questa Repubblica sia nata dal sangue di tante gente, dei i nostri nonni, e di come forse paradossalmente questa “amata” democrazia , sia degenerata e sia divenuta “amara”.  Questa affermazione pare legittima, sotto i più vari aspetti. Potremmo dire senza mezzi termini, che siamo stati un po’ tutti traditi da questa Repubblica,  che ormai sembra aver smarrito il suo lato democratico. Il termine democrazia deriva dal greco δῆμος, démos, “popolo” e κράτος, krátos, “potere” e  come ben si può intendere dall’etimologia si vuole ricalcare l’immagine di come il potere appartiene al popolo. Ed è proprio da questa affermazione che deve partire la nostra riflessione sul  come la nostra Repubblica abbia voltato le spalle ai suoi cittadini. L’articolo principale della nostra carta costituente è l’articolo 1: “ l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Eppure mi sembra doveroso posporre a questa affermazione un bel punto interrogativo. L’Italia è una Repubblica democratica? E’davvero fondata sul lavoro? La sovranità appartiene al popolo? Continua a leggere

UNIONE MONARCHICA ITALIANA: ECCO CHI VUOLE IL RE IN ITALIA

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L’Italia festeggerà tra poche settimane 71 anni di Repubblica e come al solito ci saranno grandi parate e celebrazioni come l’alzabandiera solenne all’Altare della Patria e l’omaggio al Milite Ignoto, con la deposizione di una corona d’alloro da parte del Presidente della Repubblica dinanzi alle massime cariche dello Stato. È probabile, però, che qualcuno iscritto all’Unione Monarchica Italiana quel giorno sia meno euforico di altri. Ma cos’è questa Unione Monarchica Italiana (UMI)? È un’associazione politica, indipendente da partiti, che conta circa 70.000 iscritti. I suoi membri vogliono restaurare la Monarchia in Italia e lottano per ricucire il legame tra istituzioni e cittadini perso a causa della “malapolitica” repubblicana. Infatti, al suo interno, ci sono “vecchi” e meno vecchi; chi ha vissuto il Re con bel ricordo e chi sta vivendo la Repubblica con avversione. Il movimento, nato nell’Agosto 1944 a Roma, diventa ufficiale il 1° Ottobre 1945 a Firenze con il  primo congresso. Lo scopo primario, allora, è di coordinare tutte le sigle monarchiche sparse per l’Italia nella campagna elettorale per il referendum del 2 Giugno 1946. In seguito all’esito, noto a tutti, della consultazione popolare di quel giorno, l’UMI fu costretto a ridimensionarsi pur Continua a leggere

Noi e la Russia

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Tutti coloro che avevano visto nell’ elezione di Donald Trump l’ avvento di un periodo di relativa pace nei rapporti internazionali saranno certamente rimasti delusi. Il tycoon newyorkese, tradendo il suo motto isolazionista America first, ha bombardato la base siriana di Al-Sharyat. Il motivo sembra essere quello di volere punire Bashar Al-Assad, colui che è accusato di avere ucciso con il gas sarin i cittadini di Idlib. L’aggressione al presidente siriano, però, ha un’altra valenza geopolitica. Gli Stati Uniti sono tornati ad essere i gendarmi del mondo e la rivale Russia, grande alleata di Assad, è avvertita. Trump ha quindi accontentato chi, nel suo partito, vuole una nuova “Guerra Fredda” contro il tanto odiato gigante Euroasiatico, rilanciando la sua figura di “protettore del mondo libero” dallo zar Putin. Continua a leggere

La democrazia degli uomini forti?

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Italia e uomini forti, una relazione che coinvolge da sempre il Belpaese. Il popolo litigioso della Penisola, diviso e legato ai propri campanili, ha storicamente bisogno di un leader con cui condividere il proprio destino. E’ nel nostro dna, ci piacciono quelli che riescono a prevalere sui propri nemici, tifavamo per Giulio Cesare, per Carlo Magno e Cesare Borgia, fino a quando i Savoia non ci hanno unito. Amiamo “il condottiero”, ci piace il suo paternalismo e infatti Mussolini lo abbiamo tenuto al potere per 20 anni. Certamente non siamo stati gli unici a seguire gli “uomini della provvidenza”, anche adesso si stanno affermando in tutto il mondo. La globalizzazione, l’immigrazione non controllata e l’impoverimento generale degli strati sociali più bassi hanno fatto affermare in tutto il mondo leader-guida come la LePen, Geert Wilders, o Rodrigo Duterte, o  uomini radicali nei partiti tradizionali, Hamon nei Socialisti francesi e Trump nei Repubblicani americani. Ma se anche agli Italiani piace tanto l’uomo forte, oggi ne esiste uno nostrano? Continua a leggere

Pubblica Amministrazione: Work in Regress

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Se avessimo offerto a Teseo, l’eroico figlio del Re ateniese Egeo, di scegliere tra affrontare il mostruoso Minotauro nel labirinto di Creta o mettere mano nella pubblica amministrazione italiana, sono convinto che la mitologia greca avrebbe tranquillamente seguito il corso che tutti conosciamo. Il paragone forse è un po’ azzardato: Il Minotauro dopotutto divorava sette fanciulli e sette fanciulle che il Re Minosse gli mandava ogni nove anni, la nostra pubblica amministrazione invece brucia quotidianamente una quantità infinita di denaro pubblico per restituire servizi scadenti o percepiti tali. Perché? Da dove nasce questo vulnus? Se analizziamo a grandi linee la storia d’Italia possiamo notare facilmente come ci sia stata, per ragioni diverse nel corso degli anni, una concezione disastrosa del decentramento amministrativo e della partecipazione democratica che questo voleva esprimere. L’articolo 5 della costituzione parla chiaro: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”. Detto questo, occorre ricordare cosa è successo in Italia dal 1948 ad oggi per rendersi conto di quanto abbiamo manipolato e Continua a leggere