Tra precariato e flessibilità

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Troppe volte siamo testimoni di eventi che accadono e ci giriamo dall’altra parte come nulla fosse. Eppure questa volta no. Ciò a cui ho assistito mi ha colpito profondamente. Entrato in una agenzia immobiliare, in attesa del mio turno, un ragazzo sulla trentina era a colloquio per poter avviare una pratica d’affitto per un immobile, per sé e la propria compagna, un immobile umile che avrebbe però consentito loro di creare quell’autonomia ed agognata indipendenza che la nostra generazione tanto brama. Entrambi posseggono un regolare contratto a tempo determinato, figlio della attuale riforma del lavoro, ma per l’agenzia non basta. Sebbene il contratto in loro possesso fosse di cinque anni ed il contratto d’affitto dell’immobile a scadenza biennale la richiesta è stata la seguente: “C’è bisogno di un garante, i vostri contratti non assicurano gli standard di cui necessitiamo.”. Nonostante il ragazzo avesse più volte insistito assicurando della stabilità dei loro contratti quinquennali, nonostante avesse più volte sostenuto di avere eventuali risparmi per qualsiasi necessità la risposta è stata un secco no. Non avendo alcuno che potesse fungere da garante il ragazzo è uscito da quella stanza afflitto. Continua a leggere

L’ITALIA E IL NON-MODELLO D’INTEGRAZIONE

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A prescindere dal vostro orientamento politico ne converrete che in Italia c’è un problema con l’immigrazione. Tantissimi sono infatti rifugiati che approdano e poi si stabiliscono nello Stivale. E non solo per la nostra posizione geografica, bagnata al sud dal Mediterraneo vicino all’Africa e dall’Asia Occidentale ma vicina, al nord, alle vere mete dei migranti. L’Italia in questa situazione sta mancando di pianificazione, programmazione, progettazione. Mi spiego. La meta ultima da raggiungere, come detto, non è l’Italia, eppure tanti migranti ci rimangono, intrappolati in una legislazione mai all’altezza del problema e orfana di un modello di integrazione. Non esiste il modello d’integrazione all’italiana, mai sentito (se non per dire “a caso”), perlopiù si convive con politiche incerte (Turco-Napolitano, 1998; Bossi-Fini 2002) e con una forte delega della gestione agli enti locali o alle istituzioni religiose e laiche; eppure nel resto del mondo circa l’immigrazione esiste una regola base, ferrea, da rispettare. L’Italia è diventato un paese attrattivo solo negli anni più recenti, prima si era molto più abituati a gestire le partenze degli italiani che non gli arrivi degli stranieri ed è per questo che ad oggi manca un modello di integrazione.  Non è necessario inventarlo ex novo, basterebbe guardarsi intorno e notare che tanti paesi si sono mossi da tempo per trovare una soluzione univoca e perdurante al problema. Si potrebbe perfino copiare.  Continua a leggere

OCCIDENTE ED ISLAM: DUE MONDI CHE NON VOGLIONO PARLARSI

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Il rapporto difficile tra il mondo Occidentale e quello Islamico non nasce certamente oggi, così come il dialogo tra essi non è una novità. L’Impero Ottomano per secoli si è affacciato sul Vecchio Continente, giungendo sino alle porte di Vienna, così come l’Europa molto spesso intratteneva rapporti commerciali proficui con esso. Lo scontro e l’incontro sono stati due elementi caratterizzanti di questo lungo rapporto di amore/odio tra questi mondi così distanti, eppure così vicini. Queste due macroculture, con numerose variabili al loro interno, hanno intrapreso, però un percorso diverso nei secoli. Il mondo occidentale, che dall’Europa si è esteso anche all’altra sponda dell’Atlantico, si è avviato verso una fase di secolarizzazione, di laicizzazione delle istituzioni e dei costumi, il mondo islamico, invece è rimasto fortemente ancorato alla commistione tra religione e diritto. Può sembrare una differenza di poco rilievo, in realtà non lo è. Le ripercussioni sono importanti, sono tangibili e constatabili nel mondo quotidiano. Se l’Europa, infatti, ha scisso il concetto di morale soggettiva da quello di diritto oggettivo ed universalmente valido, non si può dire lo stesso per il mondo Islamico dove religione, cultura, morale e diritto costituiscono un rapporto molto intimo. Continua a leggere