La democrazia degli uomini forti?

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Italia e uomini forti, una relazione che coinvolge da sempre il Belpaese. Il popolo litigioso della Penisola, diviso e legato ai propri campanili, ha storicamente bisogno di un leader con cui condividere il proprio destino. E’ nel nostro dna, ci piacciono quelli che riescono a prevalere sui propri nemici, tifavamo per Giulio Cesare, per Carlo Magno e Cesare Borgia, fino a quando i Savoia non ci hanno unito. Amiamo “il condottiero”, ci piace il suo paternalismo e infatti Mussolini lo abbiamo tenuto al potere per 20 anni. Certamente non siamo stati gli unici a seguire gli “uomini della provvidenza”, anche adesso si stanno affermando in tutto il mondo. La globalizzazione, l’immigrazione non controllata e l’impoverimento generale degli strati sociali più bassi hanno fatto affermare in tutto il mondo leader-guida come la LePen, Geert Wilders, o Rodrigo Duterte, o  uomini radicali nei partiti tradizionali, Hamon nei Socialisti francesi e Trump nei Repubblicani americani. Ma se anche agli Italiani piace tanto l’uomo forte, oggi ne esiste uno nostrano? Continua a leggere

Anni 2000, il requiem delle sinistre europee?

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Gli anni che stiamo vivendo saranno i testimoni del grande declino della Sinistra europea? Ad oggi questa tesi sembrerebbe confermata: il Movimento Socialista Panellenico (PASOK) ormai estinto in Grecia, la Gauche francese fuori dalla corsa per l’Eliseo (secondo i sondaggi), il PD e le sue numerose scissioni. Le forze socialdemocratiche vivono una crisi di consensi mai vista prima. Lo confermano le numerose “debacle” elettorali in tutti i paesi Ue. Ma come sono arrivati a questo momento inglorioso? Per i media una prima risposta si può trovare analizzando le politiche intraprese in ambito socio-economico dai governi “leftist” (vedi la “Loi travail” di Hollande, o il Jobs Act di Renzi). I progressisti europei sembrerebbero essere incapaci di differenziarsi dai conservatori, proponendo una politica di “Destra economica, Sinistra dei diritti civili”. Tagli, Stato minimo e apertura indiscriminata delle frontiere, questo sembra essere il mantra della nuova Sinistra europea del XXI secolo, quella che ha visto nei dettami di Tony Blair e di Schröder l’unica via percorribile. Dopo la caduta del Muro ogni parvenza di identità socialista o post-comunista è stata subordinata alle logiche del capitalismo e della globalizzazione. Le segreterie dei partiti sono diventate colonie di politici clintoniani che fanno orecchie da mercante verso le istanze dei vecchi e nuovi proletari.

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Un Nuovo Ordine Mondiale?

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In seguito al referendum sulla Brexit ed alla vittoria di Donald Trump, i media planetari hanno iniziato a fornire le loro interpretazioni su entrambi gli eventi, giungendo alla conclusione di come essi rappresentino un più ampio fenomeno di reazione negativa alla globalizzazione. Seppur accattivante, si tratta di una decodifica ingannevole. Invero, nel Regno Unito e negli Usa la popolazione (o almeno, una parte significativa di essa) è alla ricerca di una semplificazione categoriale della complessità. Desiderano, ovvero, che i propri Stati tornino a perseguire il proprio interesse, principio che non costituisce intrinsecamente una violazione dei postulati del libero mercato globale post Guerra Fredda. Nella logica della “realpolitik”, l’interesse nazionale costituisce la base fondante della vita di un paese nel contesto internazionale; questo interesse, se ovviamente gestito adeguatamente, garantisce prosperità ed equilibrio, in quanto i limiti di ciascuno risultano manifesti. Per effettuare una contestualizzazione storica propedeutica a ciò, può essere citato l’esempio del Congresso di Vienna, quando le grandi potenze mondiali si sedettero intorno ad un tavolo per definire le regole della prima, vera governance globale. I nove membri del Congresso di Vienna diedero vita ad un equilibrio di poteri basato sugli interessi nazionali, il quale garantì all’Europa circa un secolo di pace, inframezzato sporadicamente da alcuni conflitti di entità circoscritta, ed una crescita economica e tecnologica poderosa. A tal proposito, ricordiamo la ratifica dell’accordo Cobden- Chevallier successivo a Vienna, a seguito del quale Inghilterra e Francia aprirono reciprocamente i propri mercati. 

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