SOCIALISTI D’AMERICA

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alexandria-ocasio-cortezE’ ormai chiaro a tutti che stiamo vivendo tempi politicamente interessanti. Tanto distratti dal governo giallo-verde da dimenticarci di tutto il resto, non abbiamo notato l’incredibile sbarco dei socialisti in America. L’immagine è straniante come quella del primo passo di Armstrong sulla Luna: un uomo spinto al limite delle proprie capacità in un ambiente certamente ostile. Oggi, però, la nostra astronauta si chiama Alexandria Ocasio-Cortez, la Luna è lo stato di New York, roccaforte Democratica e patria della borsa più importante del mondo.

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Daniele Scalea per Spazio Politico

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Dopo quasi tre mesi di consultazioni alla fine, proprio il giorno prima della Festa della Repubblica, un nuovo governo ha giurato al Quirinale. Il nuovo premier, Giuseppe Conte, è sostenuto da una maggioranza ibrida, formata da i due poli del populismo italiano: Lega e M5S. Uno dei protagonisti assoluti di queste giornate è stato Matteo Salvini. Nei giorni delle trattative il leader del Carroccio infatti non è solamente riuscito a fare partecipare il suo partito alla formazione della nuova alleanza di governo ma è riuscito anche a prendere saldamente il timone della coalizione di Centrodestra. La nuova maggioranza “giallo-verde”e il realismo del segretario leghista sono stati alcuni tra gli argomenti della mia intervista con Daniele Scalea, membro del  think thankCentro Studi Machiavelli.

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TUTTI CONTRO CONTE

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Dopo due giorni dal via libera di Mattarella al mandato di Conte possiamo già affermare che il seme del nuovo esecutivo fiorisca sotto il segno della polemica. E’ difficile riuscire a rimanere al passo con la miriade di notizie circolate in giro nelle ultime ore: dallo spread in aumento allo scontro indiretto fra Mattarella e Di Battista, dalla retorica del Presidente non eletto allo “scandalo” del curriculum truccato. Tutte queste, comunque, sono accumunate da un rinato bipolarismo che non vede più al centro la destra e la sinistra come storicamente definite ma una non meglio specificata élite contrapposta al popolo: Populismo ed Elitismo, dunque.
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Il Salvini che nessuno si aspettava

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Sin dal lontano Dicembre del 2013, quando Matteo Salvini venne nominato Segretario Federale della Lega, i suoi detrattori lo hanno sempre accusato di avere fatto la propria fortuna politica sul rapporto tra la “pancia” del paese e l’immigrazione di massa e di essere un politico incapace di assumere la guida della sua coalizione, destinata a essere perennemente trainata da Berlusconi. Continua a leggere

#chiamatemipopulista

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london_student_protestLenin oggi sarebbe considerato un populista. All’epoca della Rivoluzione d’Ottobre, che due mesi fa ha compiuto cento anni, Lenin trasse spunto da alcuni pensatori che prima di lui avevano parlato a favore del lavoratore sfruttato e brutalmente umiliato dall’Impero ed a favore dell’uguaglianza e del diritto contro il despotismo.

Oggi diremmo che Lenin è un populista perché non aveva timore di indicare sfruttatori e sfruttati e, più semplicemente, perché si ergeva a paladino della sovversione dello status quo. Ed oggi, purtroppo, l’idea di Rivoluzione è morta.

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DAVIDE GIACALONE PER SPAZIO POLITICO

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In un mondo secolarizzato, ha ancora senso parlare di laicità come valore aggiunto? Ripercorrere i fondamenti e le radici della laicità, con le sue connotazioni politiche, partendo dalla Prima Repubblica può offrirci un panorama completo delle attuali sfide politiche e dell’attuale situazione che viviamo. 
Su questo argomento, Elena Cavucli per Spazio Politico ha intervistato il giornalista e scrittore italiano Davide Giacalone.

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L’antipolitica di Guglielmo Giannini

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« Questo è il giornale dell’uomo qualunque, stufo di tutti, il cui solo, ardente desiderio, è che nessuno gli rompa le scatole. »

Questo era il motto di un giornale fondato nel Natale del 1944: L’Uomo qualunque. Il settimanale aveva lo scopo di dare voce all’uomo comune, di strada. La posizione della testata era chiara: il nemico da combattere era la partitocrazia. Il fondatore Guglielmo Giannini fu un giornalista e drammaturgo di Pozzuoli. Aveva combattuto nella Grande Guerra e sotto il fascismo aveva raggiunto una certa fama con le sue opere teatrali. La Seconda guerra mondiale gli aveva portato via un figlio. Da sempre interessato alla politica durante la fine del conflitto fondò a Roma il suo settimanale. Già il simbolo del giornale evocava un atteggiamento polemico, infatti era un torchio che schiacciava una uomo come, per lui, la politica faceva con i cittadini comuni con le tasse. La venatura antipartitica contraddistingueva il periodico: tutti i partiti erano colpevoli dei disagi degli italiani. dai fascisti agli antifascisti erano tutti considerati poltronari e nessuno si salvava dall’umorismo pesante della testata, Calamandrei, per esempio, veniva chiamato “Caccamandrei”. Continua a leggere