LA DESTRA CHE RISORGE IN SVEZIA CONTRO LE SCUOLE CORANICHE E LE NO-GO-AREA

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Sverigedemokraterna (SD) 17,6%.

E’ esattamente questo il risultato che campeggia su tutti i quotidiani, cartacei o online, di tutto il mondo. Questo è il dato che riportano. Il partito dei “Democratici Svedesi” ha raggiunto il 17,6%.

Da un lato e dall’altro il dato viene analizzato sotto lenti differenti. Per gli europeisti è una vittoria, il partito SD non è riuscito a spaccare la fatidica soglia del 20%, per i partiti “populisti” euroscettici il risultato è ottimo, considerando non solo che il consenso elettorale è aumentato di diversi punti percentuali rispetto alla precedente tornata elettorale, ma che offre un nuovo alleato solido ed incisivo nello scacchiere comunitario. 

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Il Grillo di Francia, storia di Coluche

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“E’ meglio votare per un coglione come me che votare per qualcuno che vi prende per un coglione.”

L’anno era il 1980 e la nazione era la Francia. Il presidente Valery Giscard d’Estaing stava affrontando gli ultimi mesi del mandato elettorale. Non era un periodo felice per la Republiquè. Nel paese il numero di disoccupati aveva toccato la quota del milione e mezzo, l’inflazione era aumentata vertiginosamente avvicinandosi al 15% riducendo il salario reale delle persone e la nazione era bloccata da continui scioperi. Non se la passava nemmeno bene l’inquilino del palazzo dell’Eliseo. Il capo dello stato infatti, era stato travolto da un grave scandalo: il “Napoleone d’Africa” Bokassa, feroce tiranno della Repubblica Centrafricana, aveva ricoperto di diamanti Girard d’Estaing. Il “Paese dei Lumi” stava vivendo quindi, una fase molto complicata della sua lunga storia, mentre si stavano avvicinando le elezioni presidenziali. Tanti ambivano a sostituire il presidente uscente e leader del Unione Democratica Francese: i socialisti candidavano Mitterand, i neo-gollisti si presentavano con Chirac. Tra i molti partecipanti alla corsa all’Eliseo c’era anche un comico. Continua a leggere

REFERENDUM: LA DEMOCRAZIA SUICIDA

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Dare fiducia al popolo è quanto di più democratico possa esistere, non a caso il referendum viene detto “strumento di democrazia diretta”, uno strumento ereditato e portato avanti sin dai tempi degli antichi quando un piccolo numero di cittadini si riunivano e decidevano sui problemi che li riguardavano. Oggi però viviamo nel secolo delle democrazie rappresentative, nelle quali le decisioni sulla “cosa pubblica” vengono delegate a professionisti della politica che, attraverso elezioni democratiche, si fanno carico dei voleri del cittadino che non vuole o non può prendere in mano la situazione direttamente. Riguardo al referendum è risaputo che cittadini non professionisti della politica possano essere manipolati od influenzati e, spesso e volentieri, come siano pigri nel prevedere il futuro della loro decisione. Spesso perché le informazioni che può detenere un cittadino non sono le stesse che può avere un politico, che vive l’ambiente, è esperto in materia ed è consapevole dei benefici o delle insidie che ogni decisione presa può avere. In Italia però, storicamente, siamo stati abituati anche a tipi di referendum nei quali non è stato tanto un problema la “volontà popolare” e le sue derive, quanto il dovere delle istituzioni di renderne conto. Continua a leggere