L’antipolitica di Guglielmo Giannini

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« Questo è il giornale dell’uomo qualunque, stufo di tutti, il cui solo, ardente desiderio, è che nessuno gli rompa le scatole. »

Questo era il motto di un giornale fondato nel Natale del 1944: L’Uomo qualunque. Il settimanale aveva lo scopo di dare voce all’uomo comune, di strada. La posizione della testata era chiara: il nemico da combattere era la partitocrazia. Il fondatore Guglielmo Giannini fu un giornalista e drammaturgo di Pozzuoli. Aveva combattuto nella Grande Guerra e sotto il fascismo aveva raggiunto una certa fama con le sue opere teatrali. La Seconda guerra mondiale gli aveva portato via un figlio. Da sempre interessato alla politica durante la fine del conflitto fondò a Roma il suo settimanale. Già il simbolo del giornale evocava un atteggiamento polemico, infatti era un torchio che schiacciava una uomo come, per lui, la politica faceva con i cittadini comuni con le tasse. La venatura antipartitica contraddistingueva il periodico: tutti i partiti erano colpevoli dei disagi degli italiani. dai fascisti agli antifascisti erano tutti considerati poltronari e nessuno si salvava dall’umorismo pesante della testata, Calamandrei, per esempio, veniva chiamato “Caccamandrei”. Continua a leggere

#TOP&FLOP: Macron III Bonaparte

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macro brigitteE’ la star dell’anno nonostante il suo mandato abbia appena raggiunto il traguardo dei sei mesi. Sembra inarrestabile, ambizioso e decisamente pop. La sua ascesa è stata fulminante, ben architettata, portata avanti con minuzia. Emmanuel Macron, 39 anni, è il presidente della Repubblica più giovane che la Francia abbia mai visto e, a giudicare dalla sua audacia, potrebbe essere uno dei più spregiudicati e decisi. Alcuni commentatori già lo paragonano a François Mitterrand, presidente “Re” con i suoi 14 anni di mandato caratterizzati dal il mito della grandeur, altri lo descrivono come un novello Napoleone per via della sua ambizione apparentemente senza limiti. La nuova stella del firmamento europeo potrebbe, però, assomigliare ad un altro Bonaparte, prima Presidente e poi Imperatore.
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Pierre Poujade, il campione del popolo

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Negli anni del Secondo dopoguerra il populismo non ha vita facile: i regimi nazifascisti usano le sue parole d’ordine in una chiave totalitaria e la retorica dell’ antipolitica, che aveva saputo essere attraente per i popoli europei tra le due guerre, viene ritenuta colpevole dei disastri di quegli anni. In Europa occidentale si alza forte il grido di appello alla moderazione. Eppure nel periodo della ricostruzione postbellica ci sono due movimenti di questa famiglia ideologica capaci di ottenere un successo tanto notevole quanto veloce: il Fronte dell’Uomo qualunque di Guglielmo Giannini e  l’ Union et fraternité  française di Pierre Poujade. Continua a leggere

Il Grillo di Francia, storia di Coluche

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“E’ meglio votare per un coglione come me che votare per qualcuno che vi prende per un coglione.”

L’anno era il 1980 e la nazione era la Francia. Il presidente Valery Giscard d’Estaing stava affrontando gli ultimi mesi del mandato elettorale. Non era un periodo felice per la Republiquè. Nel paese il numero di disoccupati aveva toccato la quota del milione e mezzo, l’inflazione era aumentata vertiginosamente avvicinandosi al 15% riducendo il salario reale delle persone e la nazione era bloccata da continui scioperi. Non se la passava nemmeno bene l’inquilino del palazzo dell’Eliseo. Il capo dello stato infatti, era stato travolto da un grave scandalo: il “Napoleone d’Africa” Bokassa, feroce tiranno della Repubblica Centrafricana, aveva ricoperto di diamanti Girard d’Estaing. Il “Paese dei Lumi” stava vivendo quindi, una fase molto complicata della sua lunga storia, mentre si stavano avvicinando le elezioni presidenziali. Tanti ambivano a sostituire il presidente uscente e leader del Unione Democratica Francese: i socialisti candidavano Mitterand, i neo-gollisti si presentavano con Chirac. Tra i molti partecipanti alla corsa all’Eliseo c’era anche un comico. Continua a leggere

ENRICO MENTANA: L’INFORMAZIONE SI FA POP

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Enrico_Mentana_-_IJF_2012_-_photo_Daniela_MarchiSi è conclusa questa notte la maratona del TG La7 sul voto per le amministrative, l’ultima fatica dell’instancabile direttore Enrico Mentana. #maratonamentana, assieme ad #ElezioniAmministrative, sono stati alcuni dei trend topic su twitter, dimostrando ancora una volta la popolarità di un format che sembra ormai essersi radicato nel settore dell’informazione pubblica, catturando l’interesse di giovani e non.

Il direttore Mentana ha fatto dell’informazione libera il suo cavallo di battaglia. Famoso, da questo punto di vista, lo strappo con Mediaset nel 2009 a causa della mancata messa in onda di uno speciale di Matrix sulla morte di Eluana Englaro. Canale 5 preferì trasmettere il Grande Fratello, perdendo così uno dei volti più celebri del giornalismo italiano oltre che l’ex direttore del telegiornale della rete. Dal 2010 a La7, il Direttore ha rivoluzionato il modo di fare informazione nello stivale, plasmando la programmazione del canale di proprietà di Urbano Cairo secondo la necessità di divulgare notizie. Infatti, Mentana ha trovato a La7 il paradiso terrestre dell’informazione libera: un canale dal palinsesto ricco di talk show e programmi di approfondimento fra cui spiccano Otto e Mezzo di Lilli Gruber, Piazza Pulita di Corrado Formigli e Dimartedì di Giovanni Floris. Continua a leggere

Le Pen e Macron: la Francia divisa

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Quando l’Unione Sovietica si dissolse nel giorno di S.Stefano del 1991, molti furono concordi nel sostenere che il mondo stesse entrando nella “era post-ideologica”: un’epoca dove si sarebbero affermate in ogni luogo della terra la new economy e la globalizzazione. Le ideologie del ’900, oramai sconfitte, sarebbero state sostituite da un pensiero liberale apolide che avrebbe regolato il mercato e la politica. Venticinque anni dopo però, chi aveva teorizzato l’affermazione finale della “società aperta” in ogni nazione deve fare i conti con uno sviluppo diverso. Ovunque infatti sono nati movimenti antitetici all’attuale sistema “globalista” e alle sue élites. La Brexit e Donald Trump alla Casa Bianca hanno rappresentato l’apice della rivolta contro l’apparato socio-economico mondiale. Continua a leggere