Il fascino discreto della campagna elettorale

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Domani entrerà in vigore il silenzio elettorale e sarà proibito fare propaganda. Oggi quindi si conclude la lunga marcia per le elezioni politiche, quell’insieme di attività il cui fine è quello di ottenere la fiducia dei votanti ed il loro voto. Durante queste settimane siamo stati testimoni di tanti eventi che hanno dettato il ritmo giornaliero dei media nostrani. Ma quali sono stati i temi che hanno caratterizzato questa campagna elettorale? Proviamo a mettere ordine.

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L’ITALIA E IL NON-MODELLO D’INTEGRAZIONE

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A prescindere dal vostro orientamento politico ne converrete che in Italia c’è un problema con l’immigrazione. Tantissimi sono infatti rifugiati che approdano e poi si stabiliscono nello Stivale. E non solo per la nostra posizione geografica, bagnata al sud dal Mediterraneo vicino all’Africa e dall’Asia Occidentale ma vicina, al nord, alle vere mete dei migranti. L’Italia in questa situazione sta mancando di pianificazione, programmazione, progettazione. Mi spiego. La meta ultima da raggiungere, come detto, non è l’Italia, eppure tanti migranti ci rimangono, intrappolati in una legislazione mai all’altezza del problema e orfana di un modello di integrazione. Non esiste il modello d’integrazione all’italiana, mai sentito (se non per dire “a caso”), perlopiù si convive con politiche incerte (Turco-Napolitano, 1998; Bossi-Fini 2002) e con una forte delega della gestione agli enti locali o alle istituzioni religiose e laiche; eppure nel resto del mondo circa l’immigrazione esiste una regola base, ferrea, da rispettare. L’Italia è diventato un paese attrattivo solo negli anni più recenti, prima si era molto più abituati a gestire le partenze degli italiani che non gli arrivi degli stranieri ed è per questo che ad oggi manca un modello di integrazione.  Non è necessario inventarlo ex novo, basterebbe guardarsi intorno e notare che tanti paesi si sono mossi da tempo per trovare una soluzione univoca e perdurante al problema. Si potrebbe perfino copiare.  Continua a leggere

Il miracolo di “Corbyn il rosso”

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Quello che è successo ieri sera è un evento che sarà difficilmente scordato. Chi ad Aprile avrebbe dubitato  che Theresa May non ritornasse trionfante ad abitare al numero 10 di Downing Street? La storia però ci ha regalato una rimonta elettorale pazzesca del partito Laburista e del suo leader, definito “ineleggibile”, Jeremy Corbyn. La May, ormai due mesi fa, aveva nei sondaggi un vantaggio di 20 punti percentuali sulla sinistra e una supremazia certa nella House of Commons. I conservatori già si preparavano, certi di una vittoria roboante, ad avere un mandato forte per trattare l’uscita dall’Unione con la Ue . Oggi, dopo la tornata elettorale, il vantaggio percentuale dei Tories è di solo 2,5 punti e i seggi ottenuti sono solo 318, non sufficienti a ottenere la tanto voluta maggioranza “assoluta” ed addirittura 12 in meno rispetto a quelli ottenuti da Cameron nel 2015. Continua a leggere

Anni 2000, il requiem delle sinistre europee?

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Gli anni che stiamo vivendo saranno i testimoni del grande declino della Sinistra europea? Ad oggi questa tesi sembrerebbe confermata: il Movimento Socialista Panellenico (PASOK) ormai estinto in Grecia, la Gauche francese fuori dalla corsa per l’Eliseo (secondo i sondaggi), il PD e le sue numerose scissioni. Le forze socialdemocratiche vivono una crisi di consensi mai vista prima. Lo confermano le numerose “debacle” elettorali in tutti i paesi Ue. Ma come sono arrivati a questo momento inglorioso? Per i media una prima risposta si può trovare analizzando le politiche intraprese in ambito socio-economico dai governi “leftist” (vedi la “Loi travail” di Hollande, o il Jobs Act di Renzi). I progressisti europei sembrerebbero essere incapaci di differenziarsi dai conservatori, proponendo una politica di “Destra economica, Sinistra dei diritti civili”. Tagli, Stato minimo e apertura indiscriminata delle frontiere, questo sembra essere il mantra della nuova Sinistra europea del XXI secolo, quella che ha visto nei dettami di Tony Blair e di Schröder l’unica via percorribile. Dopo la caduta del Muro ogni parvenza di identità socialista o post-comunista è stata subordinata alle logiche del capitalismo e della globalizzazione. Le segreterie dei partiti sono diventate colonie di politici clintoniani che fanno orecchie da mercante verso le istanze dei vecchi e nuovi proletari.

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1992-2017: Ritorno al futuro?

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“La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso”. La saggezza popolare attribuisce questa affermazione ad Albert Einstein. Questo aforisma, forse coniato dal grande scienziato, è una metafora perfetta per descrivere il sistema politico italiano. Il nostro oceano partitico, infatti, curiosamente riesce sempre a trovare un nuovo equilibrio, nonostante le numerose tempeste. Un vero e proprio tsunami per il paese, però, è stato quel 1992. La Prima Repubblica, infatti, conosce la sua fine in quei 12 mesi. Il lancio delle monetine davanti all’Hotel Raphael, il pool di Di Pietro, Colombo e Davigo, Mario Chiesa e il Pio Albergo Trivulzio costituiscono una parte importante della memoria storica dell’Italia. I risultati clamorosi del referendum sul sistema di voto del 1993 e la “discesa in campo” nel gennaio del’94 di Berlusconi danno inizio alla Seconda Repubblica. Non fermiamoci a disquisire su quei tormentosi momenti, sulla delegittimazione politica dei partiti e sul ruolo della magistratura. Vivendo però una fase di transizione simile a quel periodo, dopo il clamoroso risultato del voto referendario del 4 Dicembre, cerchiamo di capire se e come il passato possa influenzare il futuro, analizzando il nostro attuale sistema elettorale.

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PRESENTAZIONE

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Benvenuti.
Siamo sei ragazzi, studenti di Scienze Politiche, tutti accomunati da una passione: la Politica.
Non abbiamo la pretesa di dire la verità, ma di dire la nostra, in un mondo in cui si afferma sempre più la Politica Pop.
Noi vogliamo essere il volto nuovo della Politica Pop. Siamo sei ragazzi con gli occhi sul mondo, un mondo che non ci lasciamo sfuggire, che vogliamo analizzare, capire e vivere.