C’ERAVAMO TANTO ODIATI

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“Son passate ‘9 settimane e ½’, non so chi tra Salvini e Di Maio fa Kim Basinger e chi Mickey Rourke, ma non è ancora successo niente” sono state la parole di Matteo Renzi questo Martedì su La7 quando, ospite di Giovanni Floris, ha detto la sua in merito alle possibilità della Lega e del Movimento Cinque Stelle di sciogliere lo stallo istituzionale post voto. Aldilà della frizzante ironia che contraddistingue il politico toscano, qui unita alla sua proverbiale e fenomenale abilità di stare in televisione, il bacio poi però, simbolicamente ovviamente, Salvini e Di Maio come i due protagonisti del film, se lo sono dati davvero. L’ex Presidente del Consiglio non lo sapeva ma Berlusconi il giorno dopo si sarebbe fatto da parte e avrebbe dato carta bianca al leader leghista per parlare, di nuovo, con quello pentastellato. Nota: Forza Italia non voterà la fiducia all’eventuale nuovo Governo. Uno spunto per poter fare libera opposizione. Continua a leggere

La democrazia degli uomini forti?

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Italia e uomini forti, una relazione che coinvolge da sempre il Belpaese. Il popolo litigioso della Penisola, diviso e legato ai propri campanili, ha storicamente bisogno di un leader con cui condividere il proprio destino. E’ nel nostro dna, ci piacciono quelli che riescono a prevalere sui propri nemici, tifavamo per Giulio Cesare, per Carlo Magno e Cesare Borgia, fino a quando i Savoia non ci hanno unito. Amiamo “il condottiero”, ci piace il suo paternalismo e infatti Mussolini lo abbiamo tenuto al potere per 20 anni. Certamente non siamo stati gli unici a seguire gli “uomini della provvidenza”, anche adesso si stanno affermando in tutto il mondo. La globalizzazione, l’immigrazione non controllata e l’impoverimento generale degli strati sociali più bassi hanno fatto affermare in tutto il mondo leader-guida come la LePen, Geert Wilders, o Rodrigo Duterte, o  uomini radicali nei partiti tradizionali, Hamon nei Socialisti francesi e Trump nei Repubblicani americani. Ma se anche agli Italiani piace tanto l’uomo forte, oggi ne esiste uno nostrano? Continua a leggere

1992-2017: Ritorno al futuro?

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“La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso”. La saggezza popolare attribuisce questa affermazione ad Albert Einstein. Questo aforisma, forse coniato dal grande scienziato, è una metafora perfetta per descrivere il sistema politico italiano. Il nostro oceano partitico, infatti, curiosamente riesce sempre a trovare un nuovo equilibrio, nonostante le numerose tempeste. Un vero e proprio tsunami per il paese, però, è stato quel 1992. La Prima Repubblica, infatti, conosce la sua fine in quei 12 mesi. Il lancio delle monetine davanti all’Hotel Raphael, il pool di Di Pietro, Colombo e Davigo, Mario Chiesa e il Pio Albergo Trivulzio costituiscono una parte importante della memoria storica dell’Italia. I risultati clamorosi del referendum sul sistema di voto del 1993 e la “discesa in campo” nel gennaio del’94 di Berlusconi danno inizio alla Seconda Repubblica. Non fermiamoci a disquisire su quei tormentosi momenti, sulla delegittimazione politica dei partiti e sul ruolo della magistratura. Vivendo però una fase di transizione simile a quel periodo, dopo il clamoroso risultato del voto referendario del 4 Dicembre, cerchiamo di capire se e come il passato possa influenzare il futuro, analizzando il nostro attuale sistema elettorale.

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