Anni 2000, il requiem delle sinistre europee?

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Gli anni che stiamo vivendo saranno i testimoni del grande declino della Sinistra europea? Ad oggi questa tesi sembrerebbe confermata: il Movimento Socialista Panellenico (PASOK) ormai estinto in Grecia, la Gauche francese fuori dalla corsa per l’Eliseo (secondo i sondaggi), il PD e le sue numerose scissioni. Le forze socialdemocratiche vivono una crisi di consensi mai vista prima. Lo confermano le numerose “debacle” elettorali in tutti i paesi Ue. Ma come sono arrivati a questo momento inglorioso? Per i media una prima risposta si può trovare analizzando le politiche intraprese in ambito socio-economico dai governi “leftist” (vedi la “Loi travail” di Hollande, o il Jobs Act di Renzi). I progressisti europei sembrerebbero essere incapaci di differenziarsi dai conservatori, proponendo una politica di “Destra economica, Sinistra dei diritti civili”. Tagli, Stato minimo e apertura indiscriminata delle frontiere, questo sembra essere il mantra della nuova Sinistra europea del XXI secolo, quella che ha visto nei dettami di Tony Blair e di Schröder l’unica via percorribile. Dopo la caduta del Muro ogni parvenza di identità socialista o post-comunista è stata subordinata alle logiche del capitalismo e della globalizzazione. Le segreterie dei partiti sono diventate colonie di politici clintoniani che fanno orecchie da mercante verso le istanze dei vecchi e nuovi proletari.

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La sinistra che non c’è

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Lo scorso 15 Febbraio, Giuliano Pisapia, dopo una presentazione con ospiti Laura Boldrini e Gad Lerner, ha pubblicato il manifesto di “Campo Progressista”, il suo nuovo movimento. Il nome, a primo impatto, inserisce questa neonata realtà politica fra l’elenco dei partiti di centro-sinistra di estrazione riformista ed il manifesto stesso introduce alcuni punti chiave su cui questo soggetto muoverà i suoi primi passi: disoccupazione, disuguaglianze, Mezzogiorno, sobrietà e buona politica, ma anche accoglienza ed ambiente.
La platea della sinistra italiana ha applaudito alla nascita di una nuova alternativa al carrozzone del PD ed alcuni politici si sono lasciati andare a dichiarazioni più o meno entusiaste. Tabacci ha dipinto Pisapia come “il nuovo Prodi” mentre Emiliano vede l’ex sindaco di Milano come un interlocutore affidabile. Viene però da chiedersi se vi fosse veramente bisogno di una nuova stella nella galassia della sinistra italica.
E’ innegabile che dopo la Guerra Fredda e dopo Mani Pulite nello stivale, le ideologie siano tramontate (se non morte del tutto) e sia nata una nuova fase politica lungo tutto il continente europeo, eccezioni a parte. Dopo 25 anni e quasi 20 di Berlusconismo, la Continua a leggere