Thomas Sankara, il rivoluzionario burkinabè

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Se fossero riusciti a realizzare il proprio sogno personaggi come Patrice Lumumba, Samora Machel e Kwane Nkrumah, forse sarebbero stati decisivi per una reale indipendenza politica ed economica dell’Africa. I loro ideali panafricani però, cozzavano con quelli dei grandi potentati economici occidentali e minacciavano lo status quo di un continente che aveva troppe risorse per essere “lasciato in pace”. Così quando si dice “Aiutiamoli a casa loro”, bisognerebbe ricordare che chi lottava per vedere gli stati sotto il Sahara veramente liberi di scegliere un proprio destino, è stato fatto fuori con la complicità delle grandi democrazie atlantiche. Tra chi ha dedicato la propria vita per il riscatto dell’identità africana, forse il più carismatico è stato Thomas Sankara, il Che Guevara africano Continua a leggere

Il tradimento della sinistra

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Qualche giorno fa, nelle consuete scaramucce pre-elezioni, Matteo Renzi ha risposto piccato all’intenzione, anzi alla promessa, di Berlusconi di abolire il Jobs Act, posizione manifestata ormai da settimane dal leader di Forza Italia; Renzi, dopo aver lanciato una frecciata alla gestione economica e occupazionale dei governi dell’avversario, ha testualmente replicato: “Sarà contento il nordest, il mondo produttivo, vorrei vedere che ne pensano gli imprenditori di tornare al mondo del lavoro del passato”. Premesso che correre alle elezioni politiche e, in piena campagna elettorale, attribuire alla sola area del nord est italiano la qualifica di “mondo produttivo” suona come un’autorete degna di Mai Dire Gol, quello che troppo è passato in sordina è come Matteo Renzi, leader della principale forza (nominalmente) di sinistra, abbia, a proposito di una legge diritticida verso lavoratori, precari, giovani in cerca di occupazione, posto l’accento sul gradimento degli imprenditori. Un’affermazione del genere è la deriva irreversibile di qualsiasi velleità di centrosinistra in Italia. Continua a leggere

I Movimenti femministi sono il peggiore nemico della Donna

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Può suscitare uno strano effetto il titolo, eppure alla luce degli eventi che abbiamo sotto gli occhi quotidianamente c’è da chiedersi quanto effettivamente il femminismo sia rappresentativo dello status attuale della donna. Il ventunesimo secolo è un secolo strano, dove la realtà sembra sempre più mistificata e ci si aggrappa a termini coniati in precedenza per potersi etichettare. Ma ad oggi possiamo ancora parlare di femminismo, nelle sue finalità originali? Io credo di no. La realtà femminista non è a noi nuova, è nato nell’Ottocento, per poi trovare la sua massima espressione tra gli anni ‘60 e ’70, con l’intento di innalzare, dare uguaglianza nei diritti economici, sociali, pari dignità alla donna. La pari dignità sociale ad oggi è una realtà ampiamente professata ed interiorizzata nell’Occidente così come gli eguali diritti sociali. Il punto dolente rimangono i diritti economici, in quanto le donne tendenzialmente guadagnano meno degli uomini, a parità di ruolo. Eppure la retorica in cui oggi siamo sommersi poco porta alla ribalta la questione “materiale”, ma sempre più la questione dell’uguaglianza tra i sessi. Le manifestazioni a cui assistiamo sono sempre più un tripudio di luoghi comuni e sentimentalismi repressi che esplodono contro misure o persone, come è successo negli Stati Uniti con l’elezione del Presidente Trump.