Aspiranti giornalisti in trappola: il triangolo web-informazione-utenti.

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Scrive Enrico Mentana sulla sua pagina Facebook: “Noi della generazione degli anni ‘50 e ‘60 abbiamo potuto realizzare il nostro sogno di fare i giornalisti, quel che è ormai precluso anche ai più bravi tra i giovani di oggi”. Perché tutto questo accade?

Quando espressi il desiderio di diventare giornalista, la lingua italiana la conoscevo a mala pena. Ciononostante, mi convinsi fin da subito dello straordinario potere delle parole e tutto ciò che desideravo fare era utilizzarle al massimo del loro potenziale in modo da far riflettere le altre persone e, perché no: anche persuaderle a modificare i loro pensieriQuando mio zio venne a conoscenza delle mie intenzioni mi comprò un giornale, mi disse di sottolineare ciò che mi interessava di più: “solo le cose più importanti”  in un periodo in cui i telefoni venivano utilizzati solo per “le cose più importanti” (ovvero le telefonate e, occasionalmente, qualche breve “SMS”). Molti anni più tardi iniziai l’università e scelsi di studiare scienze politiche. Scienze politiche perché mi pareva ciò che più di tutti avrebbe potuto darmi delle risposte a quelle continue domande riguardo il mondo che mi circondava, che iniziavo a capire sempre meno, ma che mi attirava a sé sempre di più. Ero convinta che per renderlo un posto migliore fosse enormemente importante convincere quante più persone possibili a parteciparvi attivamente, piuttosto che subirne passivamente gli effetti. 

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Thomas Sankara, il rivoluzionario burkinabè

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Se fossero riusciti a realizzare il proprio sogno personaggi come Patrice Lumumba, Samora Machel e Kwane Nkrumah, forse sarebbero stati decisivi per una reale indipendenza politica ed economica dell’Africa. I loro ideali panafricani però, cozzavano con quelli dei grandi potentati economici occidentali e minacciavano lo status quo di un continente che aveva troppe risorse per essere “lasciato in pace”. Così quando si dice “Aiutiamoli a casa loro”, bisognerebbe ricordare che chi lottava per vedere gli stati sotto il Sahara veramente liberi di scegliere un proprio destino, è stato fatto fuori con la complicità delle grandi democrazie atlantiche. Tra chi ha dedicato la propria vita per il riscatto dell’identità africana, forse il più carismatico è stato Thomas Sankara, il Che Guevara africano Continua a leggere

MOVIMENTO ROOSEVELT: IL PRIMO META-PARTITO ITALIANO

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Nella città di Perugia, il 21 marzo 2015, è nata una realtà politica molto interessante e assai singolare per i tradizionali canoni della vita pubblica italiana che ha suscitato in me una forte curiosità. Di cosa si tratta? Del Movimento Roosevelt (MR), il primo meta-partito Italiano. E’ proprio così che i soci rooseveltiani chiamano la loro forza politica: movimento meta-partitico. Ora, i movimenti nel Bel Paese da quando Grillo è salito in politica non sono più una novità, ma “ meta- partito” esattamente cosa significa? Frugando sul sito del MR mi sono fatto una cultura al riguardo e devo dire che sono rimasto sinceramente colpito dall’originalità di questo progetto.  Secondo l’analisi politica dei fondatori di tale movimento, fra cui spiccano il noto massone Gioele Magaldi che ricopre la carica di Presidente e l’economista Nino Galloni che è Vice-Presidente e supervisore economico, i partiti italiani si sono trasformati ormai da tempo in etichette e slogan incapaci di distinguersi per idee e proposte, con riferimenti culturali confusi o falciati via dalla storia. E’ in questo quadro grigio e spoglio che prende vita e si sviluppa il Movimento Roosevelt, in una forma radicalmente nuova fondata su valori laici, progressisti, liberal-socialisti e libertari. Sempre sul sito web si legge che tale movimento Continua a leggere