Le Pen e Macron: la Francia divisa

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Quando l’Unione Sovietica si dissolse nel giorno di S.Stefano del 1991, molti furono concordi nel sostenere che il mondo stesse entrando nella “era post-ideologica”: un’epoca dove si sarebbero affermate in ogni luogo della terra la new economy e la globalizzazione. Le ideologie del ’900, oramai sconfitte, sarebbero state sostituite da un pensiero liberale apolide che avrebbe regolato il mercato e la politica. Venticinque anni dopo però, chi aveva teorizzato l’affermazione finale della “società aperta” in ogni nazione deve fare i conti con uno sviluppo diverso. Ovunque infatti sono nati movimenti antitetici all’attuale sistema “globalista” e alle sue élites. La Brexit e Donald Trump alla Casa Bianca hanno rappresentato l’apice della rivolta contro l’apparato socio-economico mondiale. Continua a leggere

Anni 2000, il requiem delle sinistre europee?

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Gli anni che stiamo vivendo saranno i testimoni del grande declino della Sinistra europea? Ad oggi questa tesi sembrerebbe confermata: il Movimento Socialista Panellenico (PASOK) ormai estinto in Grecia, la Gauche francese fuori dalla corsa per l’Eliseo (secondo i sondaggi), il PD e le sue numerose scissioni. Le forze socialdemocratiche vivono una crisi di consensi mai vista prima. Lo confermano le numerose “debacle” elettorali in tutti i paesi Ue. Ma come sono arrivati a questo momento inglorioso? Per i media una prima risposta si può trovare analizzando le politiche intraprese in ambito socio-economico dai governi “leftist” (vedi la “Loi travail” di Hollande, o il Jobs Act di Renzi). I progressisti europei sembrerebbero essere incapaci di differenziarsi dai conservatori, proponendo una politica di “Destra economica, Sinistra dei diritti civili”. Tagli, Stato minimo e apertura indiscriminata delle frontiere, questo sembra essere il mantra della nuova Sinistra europea del XXI secolo, quella che ha visto nei dettami di Tony Blair e di Schröder l’unica via percorribile. Dopo la caduta del Muro ogni parvenza di identità socialista o post-comunista è stata subordinata alle logiche del capitalismo e della globalizzazione. Le segreterie dei partiti sono diventate colonie di politici clintoniani che fanno orecchie da mercante verso le istanze dei vecchi e nuovi proletari.

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L’UE e la lotta contro l’euroscetticismo

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Alzi la mano chi prima del 2008 aveva mai sentito parlare di euroscetticismo. Non sarete tanti, anche perché fino ad allora la conoscenza circa l’Unione Europea verteva sulla sua esistenza, sull’euro e sulla partecipazione o meno di alcuni paesi. L’Italia, attualmente uno dei paesi più euroscettici d’Europa, addirittura si fregia del titolo di membro fondatore, evidenziando appunto una frattura che è nata successivamente e che oggi è pane quotidiano per molti partiti nazionali. La crisi finanziaria globale del 2008 ha fatto scricchiolare l’UE e gli Stati Membri con le economie più fragili, incapaci dal 2002 di stampare moneta a proprio piacimento, hanno sofferto e soffrono la recessione. Non trovano quel sollievo appellandosi ad un Unione, sì proprio Europea, che dovrebbe difendere i propri e quindi anche i loro interessi. Sul panorama europeo si sono profilati nuovi problemi, dal possibile default greco al “Fiscal Compact”, passando per lo “spread”, vero e proprio protagonista sulla scena internazionale. I debiti dei paesi europei sono cresciuti e scongiurata, almeno in parte, la paura dell’insolvenza del debito per molti stati UE, tra cui l’Italia, ad oggi una domanda ricorrente sul territorio europeo è se questa moneta condivisa abbia dei reali benefici sulle economie interne. Ma questa è solo uno Continua a leggere