Alessandro Catto per Spazio Politico

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Blogger, analista politico e scrittore. Dello scorso anno è il suo libro Radical Chic, una vera e propria panoramica sul mutamento della sinistra italiana ed il suo progressivo abbandono della causa dei lavoratori. Ho avuto l’opportunità di confrontarmi su varie tematiche con Alessandro Catto, gestore della pagina La via culturale, sicuramente una delle più frequentate dell’orizzonte social italiano

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1) Alessandro, La via culturale da semplice pagina di satira contro l’attuale classe politica postcomunista italiana è diventata un vero riferimento di chi non si sente rappresentato dal politicamente corretto, che per una parte della sinistra è diventato un vero e proprio assunto. Come è nata l’idea di creare questa pagina e come si è trasformata?

L’idea è nata notando lo scollamento tra le idee propagate dalla sinistra liberal e le esigenze del popolo italiano, specialmente tra le classi lavoratrici e tra le persone meno abbienti. Una scollatura non solo politica ma anche culturale, esistenziale, filosofica. Vi è una tremenda distanza tra i miti cosmopoliti e le esigenze dei lavoratori nazionali, che giustamente non hanno nessun tipo di interesse a vedersi rappresentare da una sinistra diventata rappresentante dell’europeismo del capitale, dell’abbattimento dei confini, dell’immigrazione senza sosta, della rinuncia alle identità e della conseguente competizione al ribasso su scala globale. La mia volontà è stata quella di controbattere sia con la satira e l’ironia sia con la critica politica a queste istanze, nonché al dileggio che spesso, in ambito lefty notiamo verso chi compie scelte differenti da quelle imposte dal progressismo imperativo per tutti. Continua a leggere

Il Salvini che nessuno si aspettava

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Sin dal lontano Dicembre del 2013, quando Matteo Salvini venne nominato Segretario Federale della Lega, i suoi detrattori lo hanno sempre accusato di avere fatto la propria fortuna politica sul rapporto tra la “pancia” del paese e l’immigrazione di massa e di essere un politico incapace di assumere la guida della sua coalizione, destinata a essere perennemente trainata da Berlusconi. Continua a leggere

Da“Ce l’ha duro”a Fava, parabola di Umberto Bossi

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Consapevolezza, questa probabilmente è stata la reazione psicologica di Bossi dopo i fischi ricevuti durante l’ultimo congresso federale della Lega Nord. Matteo Salvini ha nuovamente vinto in modo “bulgaro” le primarie del Carroccio surclassando Gianni Fava il candidato scelto dal Senatùr. L’uomo delle felpe ha definitivamente riconquistato la segreteria del Carroccio, l’uomo delle canotte ha definitivamente perso il suo partito. Non staremo però a disquisire sulle differenze tra questi due segretari che hanno formato due movimenti quasi agli antipodi in così poco tempo. Celebreremo però un novello “Alberto da Giussano” cresciuto nel Varesotto e politicamente nella sinistra che si è invaghito del federalismo e della secessione della Padania. Continua a leggere

LA RISCHIOSA SCOMMESSA SULLA FLAT TAX

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Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Sembra essere questo il limite giuridico, che si aggiunge a quelli teorici, per tutto quanto concernente l’introduzione in Italia della Flat Tax. Ed il testo citato è l’art. 53 della nostra costituzione. Ma facciamo chiarezza. Innanzitutto distinguiamo tra la “tassa piatta” per gli stranieri con domicilio in Italia, di recente implementazione e costituzionalmente immune, e quella invece ventilata dalla Lega Nord in caso di vittoria alle prossime politiche, costituzionalmente vincolata. La prima si rivolge infatti ai soli individui che hanno trascorso nove degli ultimi dieci anni fuori dalla Penisola e impone loro una somma forfettaria di 100.000€ sui redditi prodotti all’estero. L’obiettivo? Aprire le porte del paese ai “paperoni” stranieri che saranno felicissimi di trasferirsi in un’Italia con loro mai così accogliente dal punto di vista tributario. E per il cinese con la passione del Chianti una villa in Toscana diventa più di un semplice atollo estivo. Ed il momento è più che mai propizio nello scenario post Brexit; è proprio  Continua a leggere

La democrazia degli uomini forti?

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Italia e uomini forti, una relazione che coinvolge da sempre il Belpaese. Il popolo litigioso della Penisola, diviso e legato ai propri campanili, ha storicamente bisogno di un leader con cui condividere il proprio destino. E’ nel nostro dna, ci piacciono quelli che riescono a prevalere sui propri nemici, tifavamo per Giulio Cesare, per Carlo Magno e Cesare Borgia, fino a quando i Savoia non ci hanno unito. Amiamo “il condottiero”, ci piace il suo paternalismo e infatti Mussolini lo abbiamo tenuto al potere per 20 anni. Certamente non siamo stati gli unici a seguire gli “uomini della provvidenza”, anche adesso si stanno affermando in tutto il mondo. La globalizzazione, l’immigrazione non controllata e l’impoverimento generale degli strati sociali più bassi hanno fatto affermare in tutto il mondo leader-guida come la LePen, Geert Wilders, o Rodrigo Duterte, o  uomini radicali nei partiti tradizionali, Hamon nei Socialisti francesi e Trump nei Repubblicani americani. Ma se anche agli Italiani piace tanto l’uomo forte, oggi ne esiste uno nostrano? Continua a leggere

1992-2017: Ritorno al futuro?

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“La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso”. La saggezza popolare attribuisce questa affermazione ad Albert Einstein. Questo aforisma, forse coniato dal grande scienziato, è una metafora perfetta per descrivere il sistema politico italiano. Il nostro oceano partitico, infatti, curiosamente riesce sempre a trovare un nuovo equilibrio, nonostante le numerose tempeste. Un vero e proprio tsunami per il paese, però, è stato quel 1992. La Prima Repubblica, infatti, conosce la sua fine in quei 12 mesi. Il lancio delle monetine davanti all’Hotel Raphael, il pool di Di Pietro, Colombo e Davigo, Mario Chiesa e il Pio Albergo Trivulzio costituiscono una parte importante della memoria storica dell’Italia. I risultati clamorosi del referendum sul sistema di voto del 1993 e la “discesa in campo” nel gennaio del’94 di Berlusconi danno inizio alla Seconda Repubblica. Non fermiamoci a disquisire su quei tormentosi momenti, sulla delegittimazione politica dei partiti e sul ruolo della magistratura. Vivendo però una fase di transizione simile a quel periodo, dopo il clamoroso risultato del voto referendario del 4 Dicembre, cerchiamo di capire se e come il passato possa influenzare il futuro, analizzando il nostro attuale sistema elettorale.

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