UNA VITA SENZA FACEBOOK

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Dire che il 2018 sia stato un anno difficile per Facebook sarebbe eufemistico: dall’esplosione del caso Cambridge Analytica a marzo(di cui questo blog ha già parlato) , ai 120 miliardi di dollari bruciati in un giorno in Borsa a fine luglio, fino alla recentissimo data-breach che ha coinvolto 50 milioni di profili, non sembra esagerato parlare di un vero e proprio annus horribilis per l’azienda di Mark Zuckerberg, probabilmente il peggiore dalla sua nascita nel 2004. Continua a leggere

Aspiranti giornalisti in trappola: il triangolo web-informazione-utenti.

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Scrive Enrico Mentana sulla sua pagina Facebook: “Noi della generazione degli anni ‘50 e ‘60 abbiamo potuto realizzare il nostro sogno di fare i giornalisti, quel che è ormai precluso anche ai più bravi tra i giovani di oggi”. Perché tutto questo accade?

Quando espressi il desiderio di diventare giornalista, la lingua italiana la conoscevo a mala pena. Ciononostante, mi convinsi fin da subito dello straordinario potere delle parole e tutto ciò che desideravo fare era utilizzarle al massimo del loro potenziale in modo da far riflettere le altre persone e, perché no: anche persuaderle a modificare i loro pensieriQuando mio zio venne a conoscenza delle mie intenzioni mi comprò un giornale, mi disse di sottolineare ciò che mi interessava di più: “solo le cose più importanti”  in un periodo in cui i telefoni venivano utilizzati solo per “le cose più importanti” (ovvero le telefonate e, occasionalmente, qualche breve “SMS”). Molti anni più tardi iniziai l’università e scelsi di studiare scienze politiche. Scienze politiche perché mi pareva ciò che più di tutti avrebbe potuto darmi delle risposte a quelle continue domande riguardo il mondo che mi circondava, che iniziavo a capire sempre meno, ma che mi attirava a sé sempre di più. Ero convinta che per renderlo un posto migliore fosse enormemente importante convincere quante più persone possibili a parteciparvi attivamente, piuttosto che subirne passivamente gli effetti. 

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Fabrizio Maronta per Spazio Politico

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L’ accordo M5S-Lega porterà dei cambiamenti nel ruolo geopolitico italiano? La Siria continua a bruciare e nella Terra Santa è viva la minaccia di una nuova Intifada. Come sta il Medio-Oriente? Dopo i recenti fatti di Parigi quanto è viva la minaccia dello Stato islamico? Ho avuto l’opportunità di parlare soprattutto di questi temi con Fabrizio Maronta, responsabile delle relazioni internazionali della rivista italiana di geopolitica Limes

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La legge del più fesso

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La legge del più fesso, tra giovani, informazione e politica

Diciannovesimo secolo. Due scelte: vita o morte. Darwin aveva ben chiaro il concetto di sopravvivenza, e secondo la sua teoria una e una sola specie poteva, a conti fatti, rimanere in piedi evitando di sopperire: quella (biologicamente) più forte. Ventunesimo secolo. Stesse scelte, ma la teoria del famoso scienziato Charles Darwin potrebbe essere rivisitata in chiave moderna. Volendola attualizzare alla realtà che ci circonda, potremmo intitolare la nuova teoria contemporanea dell’evoluzione “la legge del più fesso”, dalla sconfinata idiozia in cui il mondo sta precipitando.

Vuoi vivere bene? IGNORA!

“La felicità nelle persone intelligenti è la cosa più rara che io conosca.”. Così sentenziava Ernest Hemingway e il motivo sembra essere il seguente: stando alle esperienze di molti, le persone intelligenti (o minimamente dotate di materia grigia) tendono a non vivere bene la propria vita: troppo consapevoli del mondo che li circonda, preferiscono riflettere, contemplare l’esistente e questo provoca in loro una sconfinata, scoraggiante malinconia. Tutte cose che le persone più ignoranti (nel senso letterale del termine e che, cioè, rimangono avulsi rispetto a ciò che li circonda), trascurano insomma. E trascorrono la vita non curandosi di quello che accade al di là del proprio naso, coscientemente o meno. Questa ampia introduzione e speculazione, però, non vuol rimanere una critica buttata in modo casuale, ma ha un senso soprattutto nei  mesi pre elettorali. Il momento del voto popolare, infatti, è una delle tante dimostrazioni di ignoranza (popolare) volte a sostenere la legge del più fesso. Perché?

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