La nuova politica internazionale dell’Italia

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Charlevoix, 2018. Giuseppe Conte, nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri viene accolto da Justin Trudeau che fa gli onori di casa. Inizia la passerella con il bacia mano alla consorte, per poi muoversi al tavolo delle trattative, nel quale lo stesso Premier va a sedersi tra Juncker, Presidente della Commissione Europea, e Shinzo Abe.
E’ stato probabilmente il G7 più conflittuale di sempre, nel quale i partner europei hanno fatto muro nei confronti di Donald Trump, sempre più deciso verso la linea protezionistica non solo sull’acciaio ed alluminio, ma anche in futuro su altri beni di consumo. Il conflitto pare inevitabile.
In tutto questo, però, è proprio l’Italia che torna a giocare un ruolo saggio e “furbo”. Ai più attenti non sarà passato inosservato ciò che ha pronunciato Conte durante le varie dichiarazioni rilasciate alla stampa durante i giorni del Summit.
Vi è necessità di non solo reintrodurre la Russia nell’incontro dei potenti, ma di innovare l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), nella quale la Cina è entrata anni fa a titolo di paese emergente e nella quale, oggi, ricopre invece un ruolo decisamente più importante.

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Si, importiamo criminali

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Il nuovo governo “del cambiamento” ha esordito presentandosi, nelle parole del premier Conte, come baluardo dei diritti sociali dopo stagioni di macelleria messicana a danni di essi. Era l’ora. In tutto questo, la nuova opposizione ha riparato sui clichè: “è finita la campagna elettorale, facile parlare, adesso tocca a voi, ora vedremo”.

Fare opposizione è più facile, indubbiamente, ma farla bene lo è già un po’ di meno ed ovviamente il nostro centrosinistra ha debuttato malissimo pure in questa veste. Per esempio ha fatto spallucce quando, dal florilegio di uscite diversamente diplomatiche del neo Ministro dell’Interno, Salvini ha asserito come sia giusto che i più ricchi paghino meno tasse. Che noia ancora questa sinistra che difende le classi subalterne e i lavoratori come se fossimo ancora nel ventesimo secolo, eh? Continua a leggere

Alessandro Catto per Spazio Politico

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Blogger, analista politico e scrittore. Dello scorso anno è il suo libro Radical Chic, una vera e propria panoramica sul mutamento della sinistra italiana ed il suo progressivo abbandono della causa dei lavoratori. Ho avuto l’opportunità di confrontarmi su varie tematiche con Alessandro Catto, gestore della pagina La via culturale, sicuramente una delle più frequentate dell’orizzonte social italiano

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1) Alessandro, La via culturale da semplice pagina di satira contro l’attuale classe politica postcomunista italiana è diventata un vero riferimento di chi non si sente rappresentato dal politicamente corretto, che per una parte della sinistra è diventato un vero e proprio assunto. Come è nata l’idea di creare questa pagina e come si è trasformata?

L’idea è nata notando lo scollamento tra le idee propagate dalla sinistra liberal e le esigenze del popolo italiano, specialmente tra le classi lavoratrici e tra le persone meno abbienti. Una scollatura non solo politica ma anche culturale, esistenziale, filosofica. Vi è una tremenda distanza tra i miti cosmopoliti e le esigenze dei lavoratori nazionali, che giustamente non hanno nessun tipo di interesse a vedersi rappresentare da una sinistra diventata rappresentante dell’europeismo del capitale, dell’abbattimento dei confini, dell’immigrazione senza sosta, della rinuncia alle identità e della conseguente competizione al ribasso su scala globale. La mia volontà è stata quella di controbattere sia con la satira e l’ironia sia con la critica politica a queste istanze, nonché al dileggio che spesso, in ambito lefty notiamo verso chi compie scelte differenti da quelle imposte dal progressismo imperativo per tutti. Continua a leggere

ORBAN: AMATO,ODIATO, MAI IGNORATO

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Le elezioni di ieri in Ungheria hanno segnato una vittoria schiacciante per il premier in carica Viktor Orban, che ha conquistato il suo quarto mandato alla guida del paese ed il terzo consecutivo dal 2010. Il partito di Orban, Fidesz, ha infatti conquistato il 49% dei voti, ed anche l’affluenza alle urne è stata particolarmente elevata, altro fattore che aumenta la legittimazione ed il prestigio del “Putin ungherese” in patria ed anche all’estero. Continua a leggere

#Top&Flop: MINNITI L’AFRICANO

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Nonostante l’attuale esecutivo guidato da Paolo Gentiloni sia nato con carattere “provvisorio”, a seguito cioè della pesante sconfitta subita dal precedente premier Matteo Renzi nel referendum costituzionale dello scorso dicembre, c’è sicuramente un ministro che in questi mesi è riuscito a conquistarsi la fiducia di buona parte degli italiani: si tratta di Domenico Minniti, detto “Marco”, attuale Ministro degli Interni dal 12 dicembre 2016 . Continua a leggere

AFD: ANATOMIA DI UN SUCCESSO

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Le elezioni politiche tedesche, svoltesi nella giornata di ieri, hanno fatto raggiungere un record invidiabile ad Angela Merkel. La “Cancelliera di Ferro”, alla guida della Germania ininterrottamente dal settembre 2005, si è infatti aggiudicata un quarto mandato, eguagliando il precedente record stabilito da Helmut Kohl. Tuttavia, non tutto è oro quel che luccica e l’ultimo successo della Merkel assomiglia molto ad una vittoria mutilata.  Continua a leggere