Aspiranti giornalisti in trappola: il triangolo web-informazione-utenti.

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Scrive Enrico Mentana sulla sua pagina Facebook: “Noi della generazione degli anni ‘50 e ‘60 abbiamo potuto realizzare il nostro sogno di fare i giornalisti, quel che è ormai precluso anche ai più bravi tra i giovani di oggi”. Perché tutto questo accade?

Quando espressi il desiderio di diventare giornalista, la lingua italiana la conoscevo a mala pena. Ciononostante, mi convinsi fin da subito dello straordinario potere delle parole e tutto ciò che desideravo fare era utilizzarle al massimo del loro potenziale in modo da far riflettere le altre persone e, perché no: anche persuaderle a modificare i loro pensieriQuando mio zio venne a conoscenza delle mie intenzioni mi comprò un giornale, mi disse di sottolineare ciò che mi interessava di più: “solo le cose più importanti”  in un periodo in cui i telefoni venivano utilizzati solo per “le cose più importanti” (ovvero le telefonate e, occasionalmente, qualche breve “SMS”). Molti anni più tardi iniziai l’università e scelsi di studiare scienze politiche. Scienze politiche perché mi pareva ciò che più di tutti avrebbe potuto darmi delle risposte a quelle continue domande riguardo il mondo che mi circondava, che iniziavo a capire sempre meno, ma che mi attirava a sé sempre di più. Ero convinta che per renderlo un posto migliore fosse enormemente importante convincere quante più persone possibili a parteciparvi attivamente, piuttosto che subirne passivamente gli effetti. 

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Libertà di (s)parlare

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Per l’Oxford English Dictionary, la parola dell’anno 2016 sarebbe “post-verità”. In effetti, in Italia, questo termine è stato uno dei più discussi e chiacchierati, in seguito alla polemica sulle fake-news e a causa di alcune ardite dichiarazioni durante le compagne elettorali e referendarie dello scorso anno.

Il termine non è nuovo. Fu coniato negli Stati Uniti nell’era Bush per riferirsi ai discorsi alla nazione che il presidente era solito fare per giustificare l’intervento in Iraq, cercando di parlare alla “pancia” delle persone, citando, spesso e volentieri, i fatti dell’11 Settembre. Letteralmente, infatti, la post-verità sarebbe il fenomeno che si sviluppa quando, riguardo ad una notizia, la verità viene considerata di secondaria importanza mentre le emozioni che questa suscita diventano il fattore chiave e più importante.

Dai primi anni duemila ad oggi vi sono stati due grandi cambiamenti in termini politici e sociali: l’avvento dei social network e dei populismi. I primi hanno trasformato radicalmente le nostre abitudini ed hanno esasperato la già esasperata libertà che internet, al momento della sua nascita, aveva offerto. In una democrazia, qualsiasi tipo di diritto dovrebbe essere sacrosanto ma dovremmo anche occuparci della forma che Continua a leggere