DALLA SIRIA TORNANO VENTI DI GUERRA PER IL MONDO

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Venti di guerra soffiano di nuovo nel mondo. Probabilmente nulla di nuovo, qualcuno potrebbe dire, dato che dalla fine del bipolarismo in poi, il numero di conflitti è aumentato. Eppure, a questo giro di valzer, la questione sembra essere decisamente diversa, più intensa, feroce e sfrontata. Come sempre è la questione siriana a tener banco, una situazione che si prolunga e trascina ormai da troppo tempo tra Bashar Al-Assad ed i ribelli siriani, composti da una moltitudine eterogenea, forse troppo, di varie organizzazioni. Sebbene questa contrapposizione non sia proprio nuova, sta raggiungendo negli ultimi giorni picchi sempre più elevati. Ancora una volta, dopo Afrin, Bashar Al-Assad viene accusato di uso di armi chimiche sui civili, in particolare donne e bambini, scatenando l’ira di USA, Francia e Regno Unito. Dall’altra parte della barricata, invece, si posiziona la Russia che, ferma e convinta alleata del Presidente siriano, lo difende dalle accuse. L’opinione pubblica è spaccata. Da un parte c’è chi sostiene che l’uso delle armi chimiche sia ormai una prova certa, che si debba intervenire e chi invece contesta che il tutto sia una farsa messa in atto dai ribelli per obbligare le potenze occidentali ad un intervento militare fermo sul suolo siriano. Continua a leggere

STATI UNITI E TERRORISMO ISLAMISTA SONO INTIMI NEMICI?

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Gli Usa hanno sempre avuto un’ingerenza ingombrante nel Medio Oriente cercando di giustificare le loro azioni nel mondo arabo come più che legittime, di interesse quasi globale, la cui doverosità non doveva e non poteva essere messa in discussione. È capitato di valutare certe azioni ed alcuni interventi degli “amici a stelle e strisce” in paesi cosiddetti islamici come doverosi, inquadrando la questione terroristica come una “normale” disputa semplificata in un quasi infantile “noi (buoni) contro loro (cattivi)”. Ci si può accorgere, analizzando la storiografia in merito, che questa concezione della tematica in questione è scadente e non completa, almeno finchè gli Stati Uniti non ammetteranno di voler mantenere  nel Vicino Oriente degli interessi importanti. Gli stessi sono però lontani geograficamente e gioco-forza devono dotarsi di avamposti radicati sul territorio capaci di ottemperare le richieste di Washington: Israele  è uno di questi ed è espressamente dichiarato. Contemporaneamente però convive con altri “alleati” non per forza notificati al grande pubblico. È stata la politica americana del containment il primo approccio al mondo arabo, i Fratelli Mussulmani in Egitto o i terroristi Jamaat-e-Islami in Pakistan sono due esempi pratici di transenne al comunismo nelle masse arabe. Tuttavia è

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