Ebbw Vale, votare ai tempi dei social (e delle fake news)

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Ebbw Vale è un piccolo paese di 18mila abitanti che si trova nel sud-est del Galles. A cavallo tra gli anni ’50 e ’70 la piccola comunità gallese ha conosciuto i suoi anni migliori ed era abitata principalmente da minatori che estraevano carbone e operai che lavoravano l’acciaio. Dagli anni ’80 però sia le miniere che le acciaierie sono state chiuse e Ebbw Vale ha iniziato lentamente a morire e spopolarsi.

Ma i suoi abitanti non si sentono soli. Sono convinti che in città ci siano un sacco di immigrati a fargli compagnia. E questo, tra l’altro, non gli va affatto bene; sono terrorizzati dall’invasione. Carole Cadwalladr, giornalista dell’Observer, si è recata in Galles dopo il referendum sulla Brexit per informare i cittadini di Ebbw Vale che l’unico immigrato presente in paese è in realtà solo una signora polacca. Non solo, la Cadwalladr ha chiesto agli abitanti di Ebbw Vale perché ce l’avessero così tanto con l’Unione Europea. Numeri alla mano, in effetti,  il 62,3% degli abitanti del paese ha votato per il Leave. «L’Europa non ha fatto niente per noi» sostenevano. Eppure, negli anni, l’Ue ha investito 350 milioni di sterline in Galles. A Ebbw Vale in particolare ci hanno costruito un centro sportivo, un college, una ferrovia, una stazione e una superstrada.

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Carole Cadwalladr, nel 2018 ha esposto lo scandalo dei dati di Facebook-Cambridge Analytica.

La Cadwalladr non riusciva a comprendere. «Vi hanno dato una grossa mano invece» gli diceva. «Ma chi ve l’ha detto che siete pieni di immigrati e che l’Ue non ha fatto niente per voi?». «Facebook, ce l’ha detto Facebook» hanno risposto. Ecco, probabilmente questa storia l’avrete già sentita; ne ha parlato Il Corriere della Sera e Maurizio Crozza c’ha costruito sopra un monologo andato in onda venerdì 26 aprile durante la sua trasmissione. Ma aldilà della notizia in sé e per sé – cittadini che votano sulla base di fake news e non se ne accorgono neanche – forse occorre riflettere anche su un’altra domanda: quante altre Ebbw Vale ci sono sparse in tutto il mondo?

C’è poi anche un altro quesito al quale è però più facile dare una risposta: c’è una cospirazione che il web porta avanti contro di noi? No, anche se il rischio di contaminazione e distorsione della realtà c’è. Le fake news però sono sempre esistite, magari prima si chiamavano ‘bufale’ e noi eravamo anche meno creduloni. La storia del mondo è piena di fake news. Solo che ora con i social network tutto si è amplificato. Se da un lato è vero che c’è qualcuno che ha un interesse nel creare false notizie, dall’altro lato va detto che ci sono anche un sacco di utenti social estremamente pigri nel controllare la veridicità di quello che leggono.

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Ebbw Vale, la piccola comunità vanta un passato minerario, in particolare per l’estrazione del carbone.

Poi è evidente, i social network possono e devono limitare meglio le fake news e le istituzioni devono prevedere sempre più norme per contrastarle. Finora tutto questo è stato fatto fino a un certo punto. Ci dovranno lavorare ancora molto, trovare la soluzione sarà difficile e ci vorrà un po’ di tempo. Nel frattempo però noi cittadini facciamo il nostro dovere: verifichiamo, ponderiamo, ragioniamo.

Sulla Brexit, è noto, c’è stata molta disinformazione da parte dell’elettorato. Su Donald Trump e la sua elezione a presidente americano nel 2016 c’è invece un’ombra oscura che parla di bot e tweet fake. Tra meno di un mese votiamo per le Europee, roba nostra. E allora sta a noi coalizzarsi contro le fake news, a prescindere da quello che voteremo. Controlliamo le fonti, verifichiamo la loro attendibilità, vediamo chi è il soggetto che parla delle cose. Oppure semplicemente, molliamo questo smartphone un attimo e guardiamoci intorno.

NICCOLO’ BELLUGI

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L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEI SOCIAL

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Cari lettori, 

credo di sapere come siete giunti fin qui.Scommetto che, nel mezzo del vostro sovente girovagare su Facebook Instagram, vi siate imbattuti in questo strano link e, dopo esservi posti il solito titubante interrogativo(che se potessi vedervi sarei tesa sull’orlo della mia sedia ad aspettare col fiato sospeso) “lo apro o non lo apro?”, avete infine coraggiosamente deciso di avventurarvi in un dipanarsi di parole, parole, parole…Esatto, sono solo parole. Ora potreste anche decidere di tornare da dove siete venuti, del resto quelle notifiche che continuano a fare capolino in cima allo schermo del vostro telefono avvertendovi di avere dei nuovi messaggi da Whatsapp devono essere molto allettanti. Continua a leggere

UNA VITA SENZA FACEBOOK

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Dire che il 2018 sia stato un anno difficile per Facebook sarebbe eufemistico: dall’esplosione del caso Cambridge Analytica a marzo(di cui questo blog ha già parlato) , ai 120 miliardi di dollari bruciati in un giorno in Borsa a fine luglio, fino alla recentissimo data-breach che ha coinvolto 50 milioni di profili, non sembra esagerato parlare di un vero e proprio annus horribilis per l’azienda di Mark Zuckerberg, probabilmente il peggiore dalla sua nascita nel 2004. Continua a leggere

LE LEZIONI DI CAMBRIDGE ANALYTICA

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Negli ultimi giorni, il caso  di Cambridge Analytica ha fatto il giro del mondo ed anche noi ragazzi di Spazio Politico abbiamo deciso di trattare la vicenda.

In questo articolo ,però, a dispetto del titolo non ci occuperemo di trattare la vicenda intrinseca, sulla quale sono già stati impiegati fiumi d’inchiostro e di parole: cercheremo invece di sviluppare una riflessione su ciò che ha rappresentato e sta rappresentando questa vicenda. Continua a leggere

La #PoliticaPop

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#PoliticaPOP, foro e palcoscenico, Cicerone e Sandy Marton. L’elezione di Donald Trump segna la definitiva affermazione del #PoliticoPopStar. Viviamo infatti nell’era della politica-social, dei post su Facebook e dei 140 caratteri su Twitter, nell’era della #MaratonaMentana e dei talk-show come palcoscenici. Dalla discesa in campo di Berlusconi ai “Vaffa-Day” di Grillo tutto è raccontato, tutto è descritto è tutti sono bombardati dalle televisioni. E allora, Signori abbandonate le tribune politiche della
Prima Repubblica ed entrate nell’era di Razzi, innamoratevi di Di Battista, come se fosse un teen-idol e discutete tra voi sull’Europa come quando gioca la nazionale. La politica è il più grande spettacolo al mondo, godetevela tutta e vivetela con noi. Perchè la politica
è di tutti.