LA FRANCIA (E MACRON) CAMPIONE DEL MONDO

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macron esulta.jpgLa finale dei Mondiali di Russia è stata, paradossalmente, la riproposizione calcistica della nuova contrapposizione fra local e global. Da una parte, a contendersi la coppa più importante, vi era la Croazia, beniamina di tutti gli italiani desiderosi di vedere i rivali Blues sconfitti e modello per tutti coloro che criticavano lo schiacciante multiculturalismo francese; dall’altra la Francia, nazionale composta per la maggior parte da giocatori naturalizzati o immigrati di seconda generazione.

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DAVIDE GIACALONE PER SPAZIO POLITICO

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In un mondo secolarizzato, ha ancora senso parlare di laicità come valore aggiunto? Ripercorrere i fondamenti e le radici della laicità, con le sue connotazioni politiche, partendo dalla Prima Repubblica può offrirci un panorama completo delle attuali sfide politiche e dell’attuale situazione che viviamo. 
Su questo argomento, Elena Cavucli per Spazio Politico ha intervistato il giornalista e scrittore italiano Davide Giacalone.

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Dalla Brexit alla secessione scozzese, esplodono le contraddizioni tra europeismo, stato-nazione e democrazia

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Qui sotto vi proponiamo l’articolo per il giornale “Il Foglio” del Professore Carlo Lottieri, con il suo placet, grazie alla stima verso il nostro progetto.

“Il dibattito europeo degli ultimi anni, prima che molte certezze cominciassero a sgretolarsi, è stato dominato da alcune parole d’ordine: la necessità di costruire un’Unione europea sempre più forte; la valorizzazione degli Stati nazionali quali elementi portanti di questo progetto; i principi della democrazia costituzionale come sfondo imprescindibile di ogni ordine sociale degno di rispetto.

Entro questo quadro, chi ha immaginato che una realtà regionale (Scozia, Catalogna, Fiandre o altro) potesse reclamare la propria indipendenza è stato considerato l’interprete di una visione retrograda, esattamente come chi si è opposto a una crescente integrazione europea. In qualche modo, si doveva esprimere una sorta di “patriottismo costituzionale” a casa propria, quando si trattava di fronteggiare i localismi, salvo poi sposare il più esplicito europeismo ogni qual volta c’era l’opportunità di espandere il potere dell’Europarlamento e della Commissione.

Le recenti vicende britanniche, però, stanno facendo saltare questi schemi. Il 23 giugno scorso l’opinione pubblica europea ha dovuto riconoscere che, poggiando su uno dei miti indiscussi della modernità politica (e cioè il diritto della maggioranza d’imporre la propria volontà alla minoranza), il Regno Unito aveva legittimamente deciso di lasciare l’Unione. Continua a leggere