La legge del più fesso

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La legge del più fesso, tra giovani, informazione e politica

Diciannovesimo secolo. Due scelte: vita o morte. Darwin aveva ben chiaro il concetto di sopravvivenza, e secondo la sua teoria una e una sola specie poteva, a conti fatti, rimanere in piedi evitando di sopperire: quella (biologicamente) più forte. Ventunesimo secolo. Stesse scelte, ma la teoria del famoso scienziato Charles Darwin potrebbe essere rivisitata in chiave moderna. Volendola attualizzare alla realtà che ci circonda, potremmo intitolare la nuova teoria contemporanea dell’evoluzione “la legge del più fesso”, dalla sconfinata idiozia in cui il mondo sta precipitando.

Vuoi vivere bene? IGNORA!

“La felicità nelle persone intelligenti è la cosa più rara che io conosca.”. Così sentenziava Ernest Hemingway e il motivo sembra essere il seguente: stando alle esperienze di molti, le persone intelligenti (o minimamente dotate di materia grigia) tendono a non vivere bene la propria vita: troppo consapevoli del mondo che li circonda, preferiscono riflettere, contemplare l’esistente e questo provoca in loro una sconfinata, scoraggiante malinconia. Tutte cose che le persone più ignoranti (nel senso letterale del termine e che, cioè, rimangono avulsi rispetto a ciò che li circonda), trascurano insomma. E trascorrono la vita non curandosi di quello che accade al di là del proprio naso, coscientemente o meno. Questa ampia introduzione e speculazione, però, non vuol rimanere una critica buttata in modo casuale, ma ha un senso soprattutto nei  mesi pre elettorali. Il momento del voto popolare, infatti, è una delle tante dimostrazioni di ignoranza (popolare) volte a sostenere la legge del più fesso. Perché?

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Noi giovani, una generazione a metà.

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“Non siamo capaci di farci ascoltare.”. Questa è la frase che rimbomba nella mia mente quando penso a noi giovani, alla nuova fascia di ragazzi che avanza di cui, più o meno fieramente, faccio parte. Purtroppo è la verità, non siamo capaci di elevare la nostra voce, per pigrizia, per frammentazione, perché non abbiamo coscienza di noi come un tutt’uno e non un singolo atomo che vaga nel mondo. E molti di noi si arrabbiano perché le istituzioni, la generazione dei nostri genitori, il potere ci ignora. Ed a volte mi viene da sorridere quando penso a questo. Il sorriso compare sulle mie labbra in modo naturale perché chi afferma questo, spesso anche io tra loro, non si ferma, non si volta ad ascoltare cosa i coetanei dicono, professano, discutono. Da un lato ascolti ragazzi impegnati, che si danno da fare per rettificare, correggere, protestare contro decisioni assurde, contro strutture marce che felicemente campeggiano sulle nostre teste. Ma basta girare la testa dall’altro lato e l’udito può beatamente collassare. Accese discussioni sui talk show, sui reality. E’ vero, non sappiamo farci ascoltare, ma non basta farlo, bisogna anche curare il contenuto. Perché se le bocche di molti nostri coetanei son piene di queste inutilità, lo affermo fieramente: è meglio non tacere. Continua a leggere