TERRA E CONSENSO IN SUDAFRICA: ESPROPRIARE PER MANTENERE IL POTERE

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La 54a Conferenza nazionale dell’African National Congress tenutasi al Nasrec Expo Centre dal 16 al 20 dicembre 2017 ha segnato un punto di svolta nella politica perseguita dall’ANC nell’ambito della redistribuzione delle terre in Sudafrica. Nel report della Conferenza è individuabile la volontà da parte del partito di governo di “perseguire con grande determinazione un programma di riforma della terra e sviluppo rurale come parte del programma volto a una trasformazione socioeconomica radicale”. Secondo l’ANC, per poter perseguire tale obiettivo, dovrebbe essere concessa allo stato sudafricano la possibilità di procedere all’esproprio delle terre senza compensazione in modo tale da permettere una redistribuzione equa dei terreni che a sua volta porterà ad un utilizzo più efficiente della terra e ad un aumento della partecipazione della popolazione nera sudafricana nell’economia. Nei giorni successivi la conferenza questo meccanismo diventa oggetto di una risoluzione adottata dal partito di Ramaphosa (eletto nuovo segretario generale dell’ANC il 18 dicembre 2017) ma che, per poter essere attuata, necessita della riforma della Sezione 25 dell’attuale Costituzione (che ad oggi legittima l’esproprio solo se effettuato “per uno scopo pubblico o nel pubblico interesse [e se] soggetto a una compensazione”). Continua a leggere

UN SOTTILE CONFINE

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Diciamolo subito: Mattarella può farlo. Citando l’articolo 92 della legge fondamentale italiana è il Presidente della Repubblica che nomina i ministri; vien da sé che, se non lo fa, il ministro in questione non va a capo di nessun dicastero. Ma in questi giorni gli articoli della Costituzione tirati in ballo si sprecano, al pari dei costituzionalisti. Oltre al 54, il 95, il 90, il 10, l’11 ed il 47 infatti, il più ricordato è ovviamente il primo, l’articolo numero 1, che al secondo comma dice che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione”. Ecco dove nasce il conflitto, ecco dove nascono le grida al “colpo di Stato” e alla “morte della Democrazia” che, leggendo le carte, suonano stavolta molto più giustificate di quanto non lo siano mai state in passato per altre situazioni. Ma quindi chi ha ragione? Gli #iostoconMattarella o i #MattarellaDimettiti? Sembra piuttosto che stavolta il confine tra il potere del Capo di Stato e il potere (dal gr. kratos) del popolo (dèmos) sia invece molto sottile.

Con ordine: se è vero che è il Presidente della Repubblica a nominare Presidente del Consiglio e ministri è altresì vero che, nel farlo, dovrà tenere per forza conto del voto democratico espresso dal popolo italiano. Se più del 50% degli italiani ha votato per Continua a leggere

AUGURI COSTITUZIONE

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Oggi, 70 anni fa, entrava in vigore la Costituzione italiana repubblicana. Essa fu approvata dall’Assemblea Costituente, eletta contemporaneamente al referendum istituzionale. Appena eletta, quest’ultima infatti, nominò al suo interno una Commissione per la Costituzione, composta da 75 membri incaricati di redigere un progetto generale per la nuova carta costituzionale; si iniziò a discuterne a marzo ma solo il 22 Dicembre  1947 il testo finale composto da 139 articoli fu approvato, successivamente promulgato il 27 Dicembre dall’allora Capo di Stato provvisorio Enrico De Nicola ed infine entrato in vigore il 1° Gennaio 1948. Nella scrittura protagonisti grandi leader di partito come Alcide De Gasperi, Palmiro Togliatti, Giuseppe Saragat, ma anche Bernardo Mattarella, padre di Sergio, Concetto Marchesi Piero Calamandrei. Continua a leggere

#Top&Flop: Renzi il Sol Calante

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Matteo Renzi da Firenze, classe 1975, è stato nell’immaginario comune (e lo è ancora per molti) l’uomo della Provvidenza per la politica italiana. La sua ascesa è stata fulminante, forte, d’impatto. E’ impossibile dimenticare la sua scalata a Segretario del Partito Democratico, le parole famose “stai sereno” al Presidente Letta, così come le tante promesse fatte in qualità di Presidente del Consiglio. Il titolo di Flop, però, veste bene addosso a questo oramai non più giovane di belle speranze. Perché purtroppo di sole belle speranze egli si è fatto portavocee spesso senza poi tramutarle in azioni concrete. Ed anche quando queste soluzioni sfioravano il concreto, i cittadini non sembravano ritrovarsi in esse, mostrando ampie forme di dissenso nei suoi confronti. La visione “rottamatrice” di cui si faceva promotore e primo sostenitore all’inizio aveva coinvolto soprattutto i giovani, stanchi di doversi continuamente confrontare con una classe politica e dirigenziale occupata ormai da veterani, senza alcuno spazio di manovra per lo spirito innovatore e genuino della gioventù galoppante. La visione “rottamatrice” è piaciuta, forse un po’ meno a coloro che invece la poltrona non volevano abbandonarla ed a quei “vetusti” virtuosi che credono fortemente nel valore aggiunto dell’esperienza. Continua a leggere

LA REPUBBLICA CHE TRADISCE IL LAVORO

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Il 2 Giugno siamo soliti festeggiare la nascita della nostra Repubblica. Proprio in questi giorni riflettevo su come questa Repubblica sia nata dal sangue di tante gente, dei i nostri nonni, e di come forse paradossalmente questa “amata” democrazia , sia degenerata e sia divenuta “amara”.  Questa affermazione pare legittima, sotto i più vari aspetti. Potremmo dire senza mezzi termini, che siamo stati un po’ tutti traditi da questa Repubblica,  che ormai sembra aver smarrito il suo lato democratico. Il termine democrazia deriva dal greco δῆμος, démos, “popolo” e κράτος, krátos, “potere” e  come ben si può intendere dall’etimologia si vuole ricalcare l’immagine di come il potere appartiene al popolo. Ed è proprio da questa affermazione che deve partire la nostra riflessione sul  come la nostra Repubblica abbia voltato le spalle ai suoi cittadini. L’articolo principale della nostra carta costituente è l’articolo 1: “ l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Eppure mi sembra doveroso posporre a questa affermazione un bel punto interrogativo. L’Italia è una Repubblica democratica? E’davvero fondata sul lavoro? La sovranità appartiene al popolo? Continua a leggere

UNIONE MONARCHICA ITALIANA: ECCO CHI VUOLE IL RE IN ITALIA

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L’Italia festeggerà tra poche settimane 71 anni di Repubblica e come al solito ci saranno grandi parate e celebrazioni come l’alzabandiera solenne all’Altare della Patria e l’omaggio al Milite Ignoto, con la deposizione di una corona d’alloro da parte del Presidente della Repubblica dinanzi alle massime cariche dello Stato. È probabile, però, che qualcuno iscritto all’Unione Monarchica Italiana quel giorno sia meno euforico di altri. Ma cos’è questa Unione Monarchica Italiana (UMI)? È un’associazione politica, indipendente da partiti, che conta circa 70.000 iscritti. I suoi membri vogliono restaurare la Monarchia in Italia e lottano per ricucire il legame tra istituzioni e cittadini perso a causa della “malapolitica” repubblicana. Infatti, al suo interno, ci sono “vecchi” e meno vecchi; chi ha vissuto il Re con bel ricordo e chi sta vivendo la Repubblica con avversione. Il movimento, nato nell’Agosto 1944 a Roma, diventa ufficiale il 1° Ottobre 1945 a Firenze con il  primo congresso. Lo scopo primario, allora, è di coordinare tutte le sigle monarchiche sparse per l’Italia nella campagna elettorale per il referendum del 2 Giugno 1946. In seguito all’esito, noto a tutti, della consultazione popolare di quel giorno, l’UMI fu costretto a ridimensionarsi pur Continua a leggere

REFERENDUM: LA DEMOCRAZIA SUICIDA

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Dare fiducia al popolo è quanto di più democratico possa esistere, non a caso il referendum viene detto “strumento di democrazia diretta”, uno strumento ereditato e portato avanti sin dai tempi degli antichi quando un piccolo numero di cittadini si riunivano e decidevano sui problemi che li riguardavano. Oggi però viviamo nel secolo delle democrazie rappresentative, nelle quali le decisioni sulla “cosa pubblica” vengono delegate a professionisti della politica che, attraverso elezioni democratiche, si fanno carico dei voleri del cittadino che non vuole o non può prendere in mano la situazione direttamente. Riguardo al referendum è risaputo che cittadini non professionisti della politica possano essere manipolati od influenzati e, spesso e volentieri, come siano pigri nel prevedere il futuro della loro decisione. Spesso perché le informazioni che può detenere un cittadino non sono le stesse che può avere un politico, che vive l’ambiente, è esperto in materia ed è consapevole dei benefici o delle insidie che ogni decisione presa può avere. In Italia però, storicamente, siamo stati abituati anche a tipi di referendum nei quali non è stato tanto un problema la “volontà popolare” e le sue derive, quanto il dovere delle istituzioni di renderne conto. Continua a leggere