Ma…la Brexit?

Standard

Eravamo tutti pronti; da allora in poi il 23 Giugno 2016 sarebbe stato per sempre ricordato come il giorno in cui “i britannici lasciarono l’Unione Europea”. Sarebbe presto diventata una data da ricordarsi a memoria, un capitolo futuro in un libro di Storia per le scuole ed il giorno esatto che sanciva, simbolicamente, il crollo dell’UE per l’euforia dei famosi “euro-scettici”. Ma come si dice, tra il dire e il fare ci sta di mezzo il mare. E guarda caso la Gran Bretagna è proprio un’isola.

Continua a leggere

#Top&Flop: THERESA “MAY” HAVE SOME PROBLEMS

Standard

Il Primo Ministro del Regno Unito Theresa May ad Aprile ha sciolto le Camere con tre anni di anticipo e ha indetto nuove elezioni per l’8 Giugno. Si credeva forte perchè i sondaggi pre-elezioni gli davano ragione e la vedevano in grande vantaggio (quasi 20 punti percentuali) sui laburisti guidati da Jeremy Corbyn. Eppure l’esito del voto alle urne quel giorno lì le si è ritorto contro come un boomerang: ebbene sì, perché voleva accrescere la sua popolarità, il suo potere e i suoi seggi e invece, ha visto tutti questi ridursi. La popolarità è scesa, il potere si è ridimensionato proprio perché i seggi, che erano 330, sono diventati 318 e non sono sufficienti per garantirgli una maggioranza. Una situazione questa che ha portato in Gran Bretagna ad un parlamento in fase di stallo in cui nessuno ha la maggioranza assoluta, hung parliament in gergo. Proprio a quella maggioranza assoluta aspirava la May perché gli sarebbe servita per rafforzare il governo in vista dei negoziati Brexit con l’Unione Europea; non esisteva niente meglio un forte mandato popolare diretto. Proprio quella Brexit che, post dimissioni di Cameron, l’aveva portata ad essere la nuova inquilina di Downing Street.  Continua a leggere

#Top&Flop: La caduta del mito Jim Messina

Standard

La Brexit, la vittoria di Donald Trump, il No al referendum di Renzi e la recente debacle dei conservatori britannici: quattro avvenimenti che oltre a condividere  risultati inaspettati e clamorosi, hanno in comune l’importante ruolo di Jim Messina nei fallimenti elettorali del Remain, del Sì, della May e della Clinton. Ma chi è questo Jim Messina, cosi chiacchierato nel mondo della politica? Da molti viene considerato il guru della comunicazione, della matematica dei numeri applicati alla politica. Uno spin-doctor italoamericano del Colorado pioniere dei Big Data, grandi analisi di dati che permettono di ottenere innumerevoli risposte sui flussi elettorali. Continua a leggere

Il miracolo di “Corbyn il rosso”

Standard

Quello che è successo ieri sera è un evento che sarà difficilmente scordato. Chi ad Aprile avrebbe dubitato  che Theresa May non ritornasse trionfante ad abitare al numero 10 di Downing Street? La storia però ci ha regalato una rimonta elettorale pazzesca del partito Laburista e del suo leader, definito “ineleggibile”, Jeremy Corbyn. La May, ormai due mesi fa, aveva nei sondaggi un vantaggio di 20 punti percentuali sulla sinistra e una supremazia certa nella House of Commons. I conservatori già si preparavano, certi di una vittoria roboante, ad avere un mandato forte per trattare l’uscita dall’Unione con la Ue . Oggi, dopo la tornata elettorale, il vantaggio percentuale dei Tories è di solo 2,5 punti e i seggi ottenuti sono solo 318, non sufficienti a ottenere la tanto voluta maggioranza “assoluta” ed addirittura 12 in meno rispetto a quelli ottenuti da Cameron nel 2015. Continua a leggere