Spazio Politico al Festival di Limes

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Questo weekend siamo stati al Festival di Limes, rivista italiana di geopolitica a Genova. Ecco un breve reportage delle nostre sensazioni, in diretta, dentro e fuori Palazzo Ducale, sede designata della rassegna.
Buona visione!

In allegato il link con il programma del weekend:

http://www.limesonline.com/quinto-festival-di-limes-…/104482

KIM JONG-UN: IL PARANOICO CON IL PARAOCCHI

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Le tensioni tra Corea del Nord e Stati Uniti sono quasi ai massimi storici. Ma le minacce del leader nordcoreano Kim Jong-un non spaventano, almeno in apparenza, il presidente americano Donald  Trump che promette di rispondere con la forza se attaccato, negli USA o nei paesi Alleati. Lo scenario geopolitico è così però teso per il tutto il mondo, preoccupato di nuovo dopo decenni per il rischio dello scoppio di una guerra nucleare, un tempo unica probabile eventualità del bipolarismo USA/URSS. Tuttavia rimane difficile rintracciare le cause che hanno creato questo astio tra il regime di Pyongyang e quello di Washington. Certo può essere ancora una ferita aperta la Guerra di Corea tra il 1950 e il 1953, motivo per cui ancora oggi esistono le due Coree, ma si parla comunque di più di cinquant’anni fa. Che Kim Jong-un se la sia presa per la sua caricatura nel film statunitense The Interwiew (2014) con James Franco e Seth Rogen? No, semplice suggestione. Anche se il film, a seguito di minacce di pesanti ritorsioni da parte della Corea del Nord, è stato proiettato solo in alcune sale indipendenti negli USA. E allora? Qual è l’obiettivo del giovane dittatore? Ideologico? Il suo Comunismo non ha la storia dalla propria parte, ormai il muro di Berlino è crollato e l’Unione delle Repubbliche Continua a leggere

MACRON-MERKEL: LA POLITICA DI POTENZA SI (RI)FA EUROPEA

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“Make our Planet great again”. Così Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica Francese, ha esordito in risposta al passo indietro dell’amministrazione Trump sull’accordo sul clima, siglato non molti mesi fa proprio a Parigi. E’ stata una risposta forte e provocatoria a seguito dell’incontro del G7 a Taormina, che ha condotto, dopo attente valutazioni, gli Stati Uniti a ritirarsi dagli impegni presi dalla precedente amministrazione Obama. Se qualcuno, però, crede nel grande sostegno dell’attuale Presidente Francese al clima, inevitabilmente si sta sbagliando. Continua a leggere

USA-URSS: UN MATRIMONIO FALLITO ED IL RIMPIANTO DI MOLTI

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Se apriamo i libri di storia al capitolo seconda Guerra Mondiale e successive conferenze , le foto che saltano ai nostri occhi assomigliano a scatti familiari, sorrisi, compiacimento, soddisfazione. Stati Uniti, Unione Sovietica, Inghilterra (Roosvelt, succeduto da Truman, Stalin, Churchill scalzato poi da Attlee) un trio inarrestabile, i vincitori della Guerra, i potenti della Terra. La struttura del potere mondiale lentamente cambierà. Il Regno Unito entrerà in uno stato subalterno, rispetto alla superpotenza americana, il teatro diventerà estremamente semplice: Stati Uniti contro Unione Sovietica. Questo binomio conflittuale, tra mondo occidentale e mondo comunista, ha condizionato l’intera politica mondiale per circa 50 anni. La storia la conosciamo tutti, il rapporto tra Impero Americano ed Impero Sovietico è stato una love story difficile, fatta di alti e bassi, con picchi critici e momenti decisamente più distesi. Chiamarla “Love Story” può far storcere il naso a molti, ma col senno di poi lo è stato. Per quanto le due Super Potenze si odiassero, si sfidassero, si opponessero l’una contra l’altra si perveniva sempre ad una conclusione, ad una comunione di intenti. La riprova più lampante è che in un mondo così spaccato, così diviso, nonostante i momenti critici vissuti, non si è mai pervenuti ad Continua a leggere

ITALIA E LIBIA, WALZER A TRE CON HAFTAR E Al-SERRAJ

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Roma e Tripoli finalmente giungono ad un accordo. Con la caduta del Governo Gheddafi la Libia è caduta in un caos politico, che non conosceva ormai da tempo, tanto da portare alla frammentazione dell’intero paese. La caduta di Gheddafi e la fine del suo monopolio sulla politica libica ha mostrato il vero volto della Libia, un paese spaccato al suo interno per differenze politiche, culturali, economiche e sociali, uno stato tanto vasto quanto eterogeneo. Ad oggi la situazione non sembra essere migliorata, le differenze e le difficoltà permangono. Lo scacchiere libico è contorto, i “Re”, Al-Serraj ed il generale Haftar, sono deboli e con scarso controllo sul territorio e sempre più debbono essere supportati per sopravvivere, dalle loro “Regine”, le potenze Occidentali per il primo e Russia e Cina per il secondo. Il loro potere coercitivo, che contraddistingue la vera sovranità di uno Stato, è sempre più sbandierato, eppure la realtà ci suggerisce il contrario. Haftar staziona stabilmente a Tobruk, non riconoscendo il governo di Serraj,con sede a Tripoli, città di cui non ha il pieno controllo. Nessuno però cita le milizie islamiche che praticano scorribande sul territorio, né tanto meno si citano le tribù libiche che detengono il vero potere nel sud del Paese. 
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Un Nuovo Ordine Mondiale?

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In seguito al referendum sulla Brexit ed alla vittoria di Donald Trump, i media planetari hanno iniziato a fornire le loro interpretazioni su entrambi gli eventi, giungendo alla conclusione di come essi rappresentino un più ampio fenomeno di reazione negativa alla globalizzazione. Seppur accattivante, si tratta di una decodifica ingannevole. Invero, nel Regno Unito e negli Usa la popolazione (o almeno, una parte significativa di essa) è alla ricerca di una semplificazione categoriale della complessità. Desiderano, ovvero, che i propri Stati tornino a perseguire il proprio interesse, principio che non costituisce intrinsecamente una violazione dei postulati del libero mercato globale post Guerra Fredda. Nella logica della “realpolitik”, l’interesse nazionale costituisce la base fondante della vita di un paese nel contesto internazionale; questo interesse, se ovviamente gestito adeguatamente, garantisce prosperità ed equilibrio, in quanto i limiti di ciascuno risultano manifesti. Per effettuare una contestualizzazione storica propedeutica a ciò, può essere citato l’esempio del Congresso di Vienna, quando le grandi potenze mondiali si sedettero intorno ad un tavolo per definire le regole della prima, vera governance globale. I nove membri del Congresso di Vienna diedero vita ad un equilibrio di poteri basato sugli interessi nazionali, il quale garantì all’Europa circa un secolo di pace, inframezzato sporadicamente da alcuni conflitti di entità circoscritta, ed una crescita economica e tecnologica poderosa. A tal proposito, ricordiamo la ratifica dell’accordo Cobden- Chevallier successivo a Vienna, a seguito del quale Inghilterra e Francia aprirono reciprocamente i propri mercati. 

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