I punti fondamentali delle elezioni europee, paese per paese

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Dal 23 al 26 maggio tutti i cittadini degli Stati che compongono l’Unione Europea saranno chiamati a votare per rinnovare i membri del Parlamento Europeo. Se da un lato ci si interroga su quali saranno i prossimi equilibri dentro l’europarlamento, dall’altro queste elezioni servono per chiarire quali sono i rapporti di forza tra i  partiti all’interno dei vari paesi. In Italia si discute sulla possibilità che la Lega di Salvini superi la soglia del 30% e sugli effetti che questo potrebbe avere per le dinamiche dell’attuale Governo giallo-verde. Ma quali sono i temi rilevanti a cui prestare attenzione nei paesi più importanti dell’UE? Continua a leggere

Ebbw Vale, votare ai tempi dei social (e delle fake news)

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Ebbw Vale è un piccolo paese di 18mila abitanti che si trova nel sud-est del Galles. A cavallo tra gli anni ’50 e ’70 la piccola comunità gallese ha conosciuto i suoi anni migliori ed era abitata principalmente da minatori che estraevano carbone e operai che lavoravano l’acciaio. Dagli anni ’80 però sia le miniere che le acciaierie sono state chiuse e Ebbw Vale ha iniziato lentamente a morire e spopolarsi.

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Ma…la Brexit?

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Eravamo tutti pronti; da allora in poi il 23 Giugno 2016 sarebbe stato per sempre ricordato come il giorno in cui “i britannici lasciarono l’Unione Europea”. Sarebbe presto diventata una data da ricordarsi a memoria, un capitolo futuro in un libro di Storia per le scuole ed il giorno esatto che sanciva, simbolicamente, il crollo dell’UE per l’euforia dei famosi “euro-scettici”. Ma come si dice, tra il dire e il fare ci sta di mezzo il mare. E guarda caso la Gran Bretagna è proprio un’isola.

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#Top&Flop: THERESA “MAY” HAVE SOME PROBLEMS

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Il Primo Ministro del Regno Unito Theresa May ad Aprile ha sciolto le Camere con tre anni di anticipo e ha indetto nuove elezioni per l’8 Giugno. Si credeva forte perchè i sondaggi pre-elezioni gli davano ragione e la vedevano in grande vantaggio (quasi 20 punti percentuali) sui laburisti guidati da Jeremy Corbyn. Eppure l’esito del voto alle urne quel giorno lì le si è ritorto contro come un boomerang: ebbene sì, perché voleva accrescere la sua popolarità, il suo potere e i suoi seggi e invece, ha visto tutti questi ridursi. La popolarità è scesa, il potere si è ridimensionato proprio perché i seggi, che erano 330, sono diventati 318 e non sono sufficienti per garantirgli una maggioranza. Una situazione questa che ha portato in Gran Bretagna ad un parlamento in fase di stallo in cui nessuno ha la maggioranza assoluta, hung parliament in gergo. Proprio a quella maggioranza assoluta aspirava la May perché gli sarebbe servita per rafforzare il governo in vista dei negoziati Brexit con l’Unione Europea; non esisteva niente meglio un forte mandato popolare diretto. Proprio quella Brexit che, post dimissioni di Cameron, l’aveva portata ad essere la nuova inquilina di Downing Street.  Continua a leggere

#Top&Flop: La caduta del mito Jim Messina

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La Brexit, la vittoria di Donald Trump, il No al referendum di Renzi e la recente debacle dei conservatori britannici: quattro avvenimenti che oltre a condividere  risultati inaspettati e clamorosi, hanno in comune l’importante ruolo di Jim Messina nei fallimenti elettorali del Remain, del Sì, della May e della Clinton. Ma chi è questo Jim Messina, cosi chiacchierato nel mondo della politica? Da molti viene considerato il guru della comunicazione, della matematica dei numeri applicati alla politica. Uno spin-doctor italoamericano del Colorado pioniere dei Big Data, grandi analisi di dati che permettono di ottenere innumerevoli risposte sui flussi elettorali. Continua a leggere

REFERENDUM: LA DEMOCRAZIA SUICIDA

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Dare fiducia al popolo è quanto di più democratico possa esistere, non a caso il referendum viene detto “strumento di democrazia diretta”, uno strumento ereditato e portato avanti sin dai tempi degli antichi quando un piccolo numero di cittadini si riunivano e decidevano sui problemi che li riguardavano. Oggi però viviamo nel secolo delle democrazie rappresentative, nelle quali le decisioni sulla “cosa pubblica” vengono delegate a professionisti della politica che, attraverso elezioni democratiche, si fanno carico dei voleri del cittadino che non vuole o non può prendere in mano la situazione direttamente. Riguardo al referendum è risaputo che cittadini non professionisti della politica possano essere manipolati od influenzati e, spesso e volentieri, come siano pigri nel prevedere il futuro della loro decisione. Spesso perché le informazioni che può detenere un cittadino non sono le stesse che può avere un politico, che vive l’ambiente, è esperto in materia ed è consapevole dei benefici o delle insidie che ogni decisione presa può avere. In Italia però, storicamente, siamo stati abituati anche a tipi di referendum nei quali non è stato tanto un problema la “volontà popolare” e le sue derive, quanto il dovere delle istituzioni di renderne conto. Continua a leggere

Dalla Brexit alla secessione scozzese, esplodono le contraddizioni tra europeismo, stato-nazione e democrazia

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Qui sotto vi proponiamo l’articolo per il giornale “Il Foglio” del Professore Carlo Lottieri, con il suo placet, grazie alla stima verso il nostro progetto.

“Il dibattito europeo degli ultimi anni, prima che molte certezze cominciassero a sgretolarsi, è stato dominato da alcune parole d’ordine: la necessità di costruire un’Unione europea sempre più forte; la valorizzazione degli Stati nazionali quali elementi portanti di questo progetto; i principi della democrazia costituzionale come sfondo imprescindibile di ogni ordine sociale degno di rispetto.

Entro questo quadro, chi ha immaginato che una realtà regionale (Scozia, Catalogna, Fiandre o altro) potesse reclamare la propria indipendenza è stato considerato l’interprete di una visione retrograda, esattamente come chi si è opposto a una crescente integrazione europea. In qualche modo, si doveva esprimere una sorta di “patriottismo costituzionale” a casa propria, quando si trattava di fronteggiare i localismi, salvo poi sposare il più esplicito europeismo ogni qual volta c’era l’opportunità di espandere il potere dell’Europarlamento e della Commissione.

Le recenti vicende britanniche, però, stanno facendo saltare questi schemi. Il 23 giugno scorso l’opinione pubblica europea ha dovuto riconoscere che, poggiando su uno dei miti indiscussi della modernità politica (e cioè il diritto della maggioranza d’imporre la propria volontà alla minoranza), il Regno Unito aveva legittimamente deciso di lasciare l’Unione. Continua a leggere