Viva la Benemerita!!!

Viva la Benemerita!!!

(foto in evidenza tratta da Adnkronos)

La vicenda dell’appuntato Montella e della Caserma di Piacenza è una delle tante e tristi storie di Stato che tradisce sé stesso alle quali ormai siamo abituati dai tempi del “Caso Tortora”. Esempi gravi di mala gestione e degenerazione di alcuni fondamentali organi dello Stato i quali nel corso degli anni hanno prodotto le seguenti oscenità: Massacri alla scuola Diaz, Caso Cucchi, il Caso recentissimo che coinvolge il magistrato Luca Palamara. Questi sono solamente i fatti più mediatici, quelli che hanno avuto un frastuono maggiore all’interno della gran cassa mediatica e giornalistica ma, storture e malfunzionamenti di ogni genere accadono ogni giorno, sempre di più, quasi fosse un inesorabile destino. Questo articolo non vuole assolutamente essere l’ennesimo processo mediatico il quale già sentenzia a prescindere dalle sorti giuridiche e processuali, né tantomeno vuole essere un pezzo che getta discredito o fango nei confronti dell’Arma dei Carabinieri.

Fedele nei secoli!

Questo è il motto della Benemerita. Tuttavia i fatti di Piacenza ci narrano una realtà completamente differente, una storia di infedeltà e di tradimento. I capi d’imputazione sono i più variegati ed uno più grave dell’altro: corruzione, associazione a delinquere, spaccio, sequestro di persona fino ad arrivare addirittura alla tortura.

L’ostentazione del potere deviato

Ciò che inquieta oltremodo di questa complessa ed intricata vicenda è l’estetica degenerata dei fenomeni devianti, l’ostentazione sfacciata tramite social del potere corrotto e corruttore. Tali fenomeni prima erano oggetto di insabbiamento, di tentativi più o meno maldestri di celare questo genere di comportamenti. C’è da stupirsi? Forse no. Probabilmente, vista la lenta ma continua decadenza della vita pubblica italiana e del concetto stesso di cittadinanza e di convivenza civica, questo ulteriore elemento di ostentazione era solo un passaggio annunciato che prima o poi ci si doveva cinicamente aspettare.

Mele marce o Sistema marcio?

Parlare di mele marce è semplicistico tanto quanto dire che solo il mondo delle forze dell’ordine è permeato da certi comportamenti. È il sistema Paese nel suo complesso ad essere profondamente malato ormai da tanti anni, c’è uno scollamento serio e preoccupante tra cittadini ed istituzioni ad ogni livello e tra cittadini stessi vivono in un contesto governato dalla logica Homo homini lupus. In un quadro del genere, i fenomeni devianti sono sempre più frequenti e permeano tutte le categorie civili e sociali, è evidente poi che un carabiniere, un poliziotto, un magistrato ha maggiori strumenti per incidere negativamente sulla società di un cameriere o di un calzolaio.

Che fare?

Criminalizzare in toto? Tagliare fondi? Non credo che sia la soluzione più adeguata. Ad un approccio reazionario che può andare bene per i primi momenti di giustificato sdegno, è necessario avere un “modus operandi” riformatore o riformistico che dir si voglia. In Italia purtroppo è dai tempi di Tangentopoli che non si riesce a fare i conti con la realtà, trascinati dall’onda di marea siamo sempre portati a distruggere tutto, il cattivo insieme al buono e al virtuoso che fortunatamente c’è ed è anzi maggioritario. Per rispondere alla domanda del paragrafo, possiamo solo resistere, resistere nel rispetto che si deve osservare nei confronti delle istituzioni e degli organi dello Stato, resistere nel chiedere con forza che a scuola deve essere necessariamente reinserita in modo serio l’educazione civica.

Lorenzo Marretti

Commenta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: