Vince ma non convince, gli errori della destra alle regionali

Vince ma non convince, gli errori della destra alle regionali

Sarebbe bastato evitare di annunciare risultati tennistici. Alla fine l’errore del centrodestra alle Regionali è stato per lo più di tipo comunicativo. Se nei numeri e nelle percentuali quella di Salvini e Co. non può essere additata come una sconfitta – anzi tutt’altro- sono le parole dette in questo mese di campagna elettorale di fine estate a fare la differenza.

C’è stato un peccato di spavalderia e di audacia a partire dal Capitano stesso, “se dovessi fare un pronostico, dico che vinceremo 7 a 0. Ci stiamo lavorando”, così Salvini si era presentato al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Un giudizio il suo fuori dalla realtà: se è vero infatti che Toscana e Puglia sembravano contendibili, come poteva pensare che la partita fosse aperta in Campania?

Gli alleati però non sono stati da meno, “da lunedì per la prima volta governeremo la Toscana e festeggeremo in tutta Italia”, aveva detto Berlusconi al comizio finale della campagna elettorale nella Regione. Per non parlare poi di alcuni degli articoli dei giornali di questa area politica che per settimane hanno paventato il 5-1, il “ribaltone” che avrebbe dato una spallata finale al governo giallorosso.

È finito tutto con un 3-3 che per Salvini, Meloni e Tajani andrebbe benissimo così – il centrodestra governa 15 regioni e conquista le Marche dopo oltre 20 anni- se non fosse che però la campagna comunicativa alla fine non ha fatto che rafforzare l’attuale esecutivo ed il Pd, che esce fuori come una forza capace di resistere agli assalti dell’opposizione sia in Puglia che in Toscana.

Perché alla fine il motivo della foga con cui il centrodestra si è voluto appropriare di una vittoria memorabile già una settimana prima del voto del 20 settembre e del 21 settembre probabilmente era dettato solo da un semplice motivo: defenestrare Giuseppe Conte da Palazzo Chigi.

Alla fine però il risultato che hanno ottenuto è l’inverso: il Governo ha la mano ancora più salda sul timone alla guida del paese, ma non solo, Zingaretti si è salvato dalla debacle – e dal fantasma delle dimissioni dalla segreteria del Pd- ed ora guida un partito che può dettare la linea politica per i prossimi 3 anni. Paradossalmente anche i 5 Stelle, che in molte regioni non superano il 10%, possono dirsi soddisfatti perché hanno puntato la loro fiche nel Referendum sul taglio dei parlamentari.

Ieri Salvini ha parlato comunque di un esito soddisfacente per queste elezioni. Sara la verità?

Marco Crimi

Senese, laureato in Scienze Politiche, collaboro con un giornale e scrivo per passione

Commenta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: