Usa vs Cina: nuova Guerra Fredda?

Usa vs Cina: nuova Guerra Fredda?

Usa e Cina sono “a un passo dalla nuova Guerra Fredda”. Sono queste le parole usate di recente dal Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi.

Un paragone che (non) ci sta

Parole pesanti, che riportano alla mente la contrapposizione fra Washington e Pechino che ha accompagnato la seconda metà del secolo scorso. Peraltro quando la competizione fra il colosso statunitense e quello asiatico viene esacerbata dal coronavirus. Il presidente Trump da diverse settimane accusa Pechino di aver costruito il virus in laboratorio e averlo diffuso nel mondo. Paragonare la Cina odierna all’Urss è un esercizio allettante sul piano della comunicazione , ma non propriamente esatta sotto altri aspetti. Vediamo perché, analizzando sei  elementi.

La Cina non è l’Urss: è molto peggio

1)Innanzitutto, dopo il 1945 l’Urss costruì un autentico impero in Europa Orientale, grazie al  potere militare e all’influenza ideologica, entrambi corroborati dal Patto di Varsavia del 1955, specularmente opposto alla Nato e all’Europa Occidentale. La Cina, dall’epoca di Deng, ha abbandonato una linea ideologica in favore del  principio formalmente neutrale della cooperazione win-win. Se l’Urss non nascondeva il desiderio di conquistare il mondo, la Cina non ha invaso od occupato militarmente altri stati, preferendo un approccio più assertivo e basato sul soft power.

2)Riguardo alla percezione reciproca, l’Urss riteneva apertamente gli Stati Uniti come il suo nemico, con il quale una coesistenza non era accettabile(anche se ci sono stati periodi di distensione). La Cina, anche con la dichiarazione del suo ministro degli esteri, invita l’America ad una cooperazione per raggiungere un bene comune, pur riconoscendo certe differenze. La percezione di sé stessi e di chi si ha davanti sono presupposti ineludibili per capire la potenziale evoluzione di certi rapporti. La visione cinese degli Usa non è quella che aveva l’Urss.

3) Usa e Urss avevano rapporti economici e commerciali ridotti al minimo. Anche se non si vogliono bene, Washington e Pechino sono le prime due economie del globo e hanno una notevole interdipendenza: i volumi commerciali sono stati pari a 616 miliardi di dollari, con un deficit per Washington pari a 345 miliardi.  Dalla Mutual Assured Destruction della Guerra Fredda, basata sull’equilibrio del terrore di una guerra nucleare, siamo passati alla Mutual Assured Dependence che riduce il rischio di un conflitto fra le attuali superpotenze a causa degli interessi condivisi. Riduce, ma non azzera, come dimostrato dalla guerra dei dazi .

4) A fronte di criticità esogene ed endogene, l’Urss si è dimostrata più volte monolitica, mentre la Cina ha saputo adeguarsi. Ci furono dei periodi di riforme nell’epoca sovietica, in primis la Perestrojika e la Glasnost sotto Gorbachev, ma la cronica rigidità strutturale rimase e minò le fondamenta stesse dell’Impero sovietico. Al contrario, il processo sinico di “riforma e apertura” include numerosi aspetti sociali, politici ed economici, percepito come un processo in corso di svolgimento piuttosto che una missione completata.

5) Se era facile dipingere l’Urss come una minaccia per la sicurezza degli alleati europei dell’America, svolgere la stessa operazione con Pechino è molto più difficile. La Cina infatti non ha migliaia di corazzati e centinaia di migliaia di uomini a ridosso del Vecchio Continente, pronti ad un’invasione: l’unica base militare del Dragone fuori dai confini nazionali è a Gibuti, in Corno d’Africa. La penetrazione commerciale di Pechino qui è molto più forte di quella sovietica, come certificato dall’adesione italiana al progetto delle Vie della Seta a marzo 2019, unico membro del G7 ad aver osato tanto finora. Anche Giappone ed Australia, alleati storici di Washington dal dopoguerra e pienamente protetti dal suo ombrello militare, intrattengono rapporti economici molto significativi con Pechino. Impedire un’ulteriore penetrazione, soprattutto nella sfera tecnologica e del 5G, è un requisito fondamentale per vincere la sfida con Pechino.

6)Va poi fatta una chiosa sul ruolo della Russia. La spaccatura sino-sovietica favorì la vittoria finale statunitense nel 1989-91, mentre dopo la crisi di Crimea del 2014 i rapporti sino-russi sono andati incontro ad una notevole evoluzione. Impedire il passaggio da allineamento a cooperazione strategica è altrettanto importante.

Ma gli Usa sono ancora più i forti

In conclusione, la Cina di oggi è ben diversa rispetto all’Unione Sovietica che gli Stati Uniti hanno affrontato e sconfitto in 45 anni di un conflitto fortunatamente mai diventato caldo. Nella competizione con Pechino, stella polare delle relazioni internazionali dei prossimi anni, gli Stati Uniti godono ancora di un significativo vantaggio. La stessa dirigenza del Partito Comunista Cinese ha fissato il 2049 come orizzonte per completare l’avvicendamento. In aggiunta, il coronavirus ha amplificato delle debolezze pregresse del Dragone, che già con la guerra dei dazi ha dimostrato delle fragilità.

Nonostante ciò, la sfida che essa pone all’America è probabilmente più grande e articolata di quella sovietica. Va detto che, se proprio la Cina dovesse finire come il predecessore, speriamo che come allora non ci siano spargimenti di sangue.

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

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