God bless the Usa

God bless the Usa

Gli avvenimenti dello scorso 6 gennaio hanno lasciato un segno probabilmente indelebile nella storia Usa. Anzi: considerando che si parla della prima potenza globale, potremmo addirittura parlare di storia planetaria. Ma andiamo con ordine.

Quando lo Stato è vittima di sé stesso.

Le orde di facinorosi che si sono introdotti all’interno del Congresso, tempio e cuore pulsante della democrazia yankee, hanno portato il pensiero ad immagini degne di qualche paese sudamericano o africano, dovequesti tumulti sono storia abituale.

Qui però c’è una curiosa novità: abbiamo assistito, forse per la prima volta, ad un tentativo di colpo di Stato sostenuto da quello che, seppur per pochi giorni, è ancora il capo dello Stato americano, cioè Donald Trump. Se non ci fossero state decine di morti, feriti e arrestati, verrebbe quasi da sorridere.

Tuttavia..

Lo scopo di queste righe non è però quello di crocifiggere il 45esimo inquilino del 1600 di Pennsylvania Avenue per i suoi macroscopici errori: la delegittimazione del voto di inizio novembre, la messa in discussione dell’intero sistema istituzionale e politico degli Usa e addirittura l’aver sostenuto i riottosi che hanno invaso il Campidoglio

. Questo è già stato fatto ampiamente( e giustamente) da altre firme ben più competenti. L’obiettivo è,invece, spiegare perché gli Stati Uniti continuano ad essere la prima potenza mondiale e perché, a meno di clamorosi imprevisti, manterranno questo scettro negli anni a venire.

Faremo un confronto con la Cina , che rappresenta l’unico paese con l’intento e le capacità di sfidare l’egemone in carica, almeno nel lungo periodo.

La politica conta.

L’episodio del 6 gennaio non verrà sicuramente dimenticato a breve, e le tensioni interne fra le faglie sociali, economiche e demografiche del paese proseguiranno anche con la presidenza Biden. Ma la democrazia è uno strumento prezioso ,che la  Cina non ha.

La ciclicità delle elezioni,sia presidenziali che di midterm, assieme ai checks and balances previsti dalla Costituzione americana nel lontano 1787, garantiscono la turnazione a vertici del potere esecutivo e legislativo.

In quasi due secoli e mezzo, gli Usa non hanno mai subito reali derive autoritarie, nonostante momenti molto difficili. Fra essi: guerra di Secessione, scandalo Watergate, l’assassinio di alcuni presidenti , una sequela di “istrionici” inquilini della Casa Bianca , da Andrew Jackson fino a The Donald. Resilienza non indifferente.

Viceversa, la Cina ha perso l’imperatore solo formalmente. Dopo i quasi trent’anni di Mao Zedong, si è instaurato un quarantennio di gestione collegiale e prodigioso sviluppo. Ma i poteri quasi assoluti di Xi Jinping potrebbero creare non pochi problemi alla Cina, la cui reputazione internazionale è stata demolita dal Covid 19.

It’s the economy ,stupid !

L’aspetto economico è quello che desta sicuramente più interesse presso l’opinione pubblica.

Anche se nel 2020 Pechino può vantare l’unica economia mondiale con il segno “+” davanti al proprio Pil, magari superando gli Usa in questo decennio, le dimensioni non sono tutto.

La guerra commerciale e tecnologica avviata da Trump ha messo in luce delle fragilità significative del Dragone: eccessiva dipendenza dalle esportazioni e dal costo del lavoro( nel quale soffre la concorrenza del Sud-est asiatico), debolezza dei consumi interni, Si parla di un possibile decoupling.

Il deficit commerciale aberrato da Trump serve poi a Washington per mantenere il dollaro come moneta di riserva mondiale. Da molti anni si specula sul fatto che la Cina potrebbe vendere il debito americano che detiene, ma una mossa simile si rivelerebbe controproducente.

Geopolitica di Internet

Le tecnologie del futuro, come 5G e intelligenza artificiale, sono elemento cruciale della competizione. La Cina vanta un peso massimo come Huawei nella costruzione delle reti, ma gli altri campioni nazionali(Wechat, Alibaba,Weibo) hanno pochissima rilevanza fuori dai confini nazionali e godono di massiccio sostegno pubblico.

L’appeal globale delle statunitensi Google. Facebook, Apple e Amazon è molto lontano. Questi colossi poi collaborano con gli apparati staunitensi, pur essendo comunque soggetti privati, a differenza di quanto accade oltre la Muraglia, dove neanche gli ultramiliardari possono criticare il Pcc.

Hard power

L’aspetto militare è quello dove la supremazia americana è ancora nettissima.

Le spese militari cinesi nell’ultimo ventennio sono cresciuto del 10% annuo in media, ma sono ancora sideralmente lontane da quelle Usa(650 vs 250 nel 2018).

 Gli Usa hanno poi quasi 200.000 uomini dispiegati in 135 paesi, Pechino solo un avamposto a Gibuti.

Analogamente all’Impero Britannico ed a quello Romano, Washington è una talassocrazia: da sola ha 11 portaerei, quanto il resto del mondo.

Siccome il 90% dei commerci mondiale avvengono sui flutti, e poiché la quasi totalità dei dati mondiali passano attraverso cavi sottomarini, il potere marittimo è assolutamente vitale. In caso di conflitto gli Usa potrebbero interdire ai mercantili cinesi lo stretto di Malacca, che collega il Mar Cinese Meridionale e l’Oceano Indiano, impedendo al Dragone di importare cibo ed idrocarburi.

Nonostante i grandi progressi della Marina popolare di liberazione, il colosso asiatco riesce a malapena ad uscire di casa, mentre gli Stati Uniti sono pienamente padroni del proprio estero vicino marittimo.

Il valore delle alleanze

Citando la canzone “Ci vorrebbe un amico” di Antonello Venditti, possiamo dire che Pechino abbia tanti partners ma nessun amico/alleato pronto a combattere per lei.

Gli Stati Uniti, dal 1945, hanno saputo creare una fitta rete di alleanze, paesi che dipendono dall’egemone per la propria sicurezza ma che devono contribuire a sostenere l’America in caso di conflitti. La Nato è l’esempio più lampante.

Negli ultimi mesi, nel Pacifico, il forum di sicurezza Quad ha dato segnali molto promettenti. L’Australia, dipendente da Pechino per il suo export, si è apertamente schierata contro il suo cliente, mentre l’India, storicamente ondivaga e neutrale, ha riconosciuto la minaccia mandarina schierandosi apertamente a fianco della Marina americana in numerose esercitazioni. Se aggiungiamo il ritorno del Giappone nella geopolitica, il soffocamento è quasi completo.

Dunque..

Da una ventina d’anni, periodicamente si sente dire che il declino americano sia ormai palese al pari della sostituzione cinese ai vertici. Da quando ha vinto la Guerra Fredda, Washington è sempre prossima a rassegnare il trono: dopo l’11 settembre, la crisi finanziaria del 2008, l’isolazionismo di Trump, il Covid e ora l’assedio al Congresso.

Ma i fondamentali della potenza americana restanosolidi ed è plausibile che la pandemia, che ha colpito duramente l’immagine cinese, assieme ad una accorta presidenza Biden possa permettere agli Usa di avviare una nuova stagione di cooperazione multilaterale capace di consolidare il proprio primato.

Non a caso, il motto nazionale americano è “E pluribus unum”. Dai molti uno

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

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