URSS 30 anni dopo: un bilancio

URSS 30 anni dopo: un bilancio

Esattamente 30 anni fa, nel giorno di Santo Stefano del 1991, l’Unione delle Repubbliche Socialistiche Sovietiche (in acronimo URSS) spariva dagli atlanti della Geografia e veniva consegnata ai libri di Storia.

In quel giorno, la bandiera rossa veniva ammainata al Cremlino e l’ultimo segretario del Partito Comunista dell’Unione Sovietica(PCUS), Mikhail Gorbachev, rassegnava le dimissioni.

 Due settimane prima, l’8 dicembre( giorno dell’Immacolata, per rimanere in tema di celebrazioni religiose, evidentemente indigeste ad uno stato dichiaratamente ateo) veniva firmato l’Accordo di Belavezha( Bielorussia) fra i leader di Russia, Ucraina e Bielorussia. Da questo accordo nasceva la Comunità di Stati Indipendenti (CSI).

1989: anno della svolta

290 milioni di abitanti, 15 repubbliche, 22 milioni di chilometri quadrati: alcuni numeri per dare l’idea delle dimensioni dell’URSS, all’epoca paese più grande del mondo per superficie.

Secondo alcuni storici, le cause del collasso vanno rintracciate nelle drastiche riforme perorate da Gorbachev, come la glasnost(trasparenza) e perestrojika(ricostruzione), introdotte a partire dal 1985 con lo scopo di riformare il paese.

Il 1989 fu un anno determinante: dopo 10 anni di guerra, a febbraio il contingente sovietico abbandona l’Afghanistan, che per Mosca fu l’equivalente del Vietnam per gli Stati Uniti. Il 9 novembre cade il Muro di Berlino e le tendenze centrifughe, dal Baltico al Caucaso,diventarono inarrestabili. Dopo 70 anni dalla fondazione nel 1922, l’impero erede di quello zarista si sgretolava.

Come arrivammo a ciò?

Oltre agli errori di Gorbachev e dei suoi collaboratori, è doveroso precisare che l’Urss era un classico gigante dai piedi d’argilla. Nonostante l’importante arsenale militare, con 4 milioni di truppe e 40.000 testate nucleari(!), l’irradiamento culturale nel mondo per l’ideologia comunista e le enormi risorse naturali, il paese soffriva una significativa arretratezza tecnologica.

Questa arretratezza fu frutto delle erronee scelte dell’era Breznev, segretario del PCUS dal 1964 al 1982, nella quale vennero perseguiti anacronistici piani quinquennali di staliniana memoria, focalizzati sull’industria siderurgica pesante mentre in Occidente prendeva piede la terza rivoluzione industriale, con computer e microchip. Questo determinò un significativo dislivello competitivo, amplificato dalla corsa agli armamenti con l’America di Ronald Reagan.

In altre parole, Gorbachev ha verosimilmente accelerato un processo inevitabile.

L’era Eltsin:lacrime e sangue

Nell’agosto 1991, esponenti di spicco dello stato sovietico(Pcus, forze armate, ministeri) scesero in piazza per rovesciare Gorbachev e prendere il potere. Ma il tentativo fallì, grazie alla resistenza guidata da Boris Eltsin, che poi diventerà presidente della neonata Federazione Russa negli Anni 90.

Il nuovo presidente vara un terapia shock per sanare la difficile situazione economica, caratterizzata da elevata inflazione e finanze pubbliche allo sfascio. Viene lanciato un massiccio programma di privatizzazioni e liberalizzazioni, che porteranno all’ascesa dei famigerati oligarchi.

Per la popolazione russa furono anni molto duri: il sistema finanziario ed energetico della Federazione fu saccheggiato, mentre gli stipendi degli impiegati pubblici venivano pagati a fatica.

Eltsin appare pochissimo in pubblico, spesso ubriaco e influenzato dalla cosiddetta ‘Famiglia’, la cerchia ristretta  di parenti, amici e consiglieri. Il vuoto di potere sembra ingestibile e la guerra tra clan per la conquista del potere è senza quartiere.

L’avvento di Putin e la rinascita

La notte del 31 dicembre 1999, Ieltsin si dimise, designando come erede il delfino Vladimir Putin, ex membro del KGB e dirigente dei servizi segreti, distintosi durante la guerra in Cecenia nel 1999. Alle redini della Federazione fin da allora, Putin riesce a restituire al paese l’orgoglio perduto.

File:Vladimir Putin with Boris Yeltsin-8.jpg - Wikimedia Commons
Eltsin e Putin a colloquio nel 2000

Forte crescita economica grazie ai proventi dell’export del gas, il recupero dell’orgoglio patriottico con le operazioni militari all’estero, come la guerra-lampo in Georgia nel 2008, l’annessione della Crimea nel 2014 e quello in Siria nel 2015. Tutti interventi che hanno reso la Russia un interlocutore imprescindibile per l’Occidente, in molti dossier. Negli ultimi anni anche un significativo avvicinamento tattico alla Cina.

Considerazioni finali

30 anni dopo gli Accordi di Belaveza, è curioso notare le strade diverse intraprese dai paesi firmatari. Mosca e Minsk sono in aperto conflitto con l’Europa occidentale, intesa sia come Ue e Nato, e ovviamente con gli Stati Uniti; Kiev ha invece fatto l’opposto,optando per la linea euro-atlantica e smarcandosi sempre più da Mosca. La crisi che ne è scaturita ha riacceso l’allarme a Washington per un’eventuale aggressione russa.

Nello spazio ex sovietico sono dunque ancora in essere delle scosse di assestamento geopolitico, conseguenze della dissoluzione dell’impero sovietico.

Valutando gli effetti della caduta dell’Urss 30 anni dopo, possiamo citare la frase pronunciata da Zhou Enlai (e probabilmente fraintesa, ma pazienza)nel 1971  sulla Rivoluzione Francese del 1789:”Troppo presto per giudicarla.”

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

Commenta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: