Recovery Fund e Bilancio UE. Come(non) funzionano

Recovery Fund e Bilancio UE. Come(non) funzionano

Il Recovery Fund è tornato prepotentemente nel dibattito politico italiano in questi giorni. Abbiamo deciso di cogliere questa occasione per trattare l’argomento, ancora più vasto e complesso, del Bilancio UE, illustrando le modalità di finanziamento dell’Unione Europea e della redistribuzione di ciò che viene introitato dagli Stati membri.

Partiamo dalle basi

Il bilancio dell’Unione Europea si snoda per un settennato circa; quello attualmente in vigore è iniziato nel 2014 e terminerà il prossimo 31 dicembre, mentre quello successivo coprirà il periodo 2021-2027. Il progetto di bilancio è proposto dalla Commissione europea ,mentre l’approvazione spetta al Parlamento ed al Consiglio UE( da non confondere con il Consiglio europeo). La procedura di azione del bilancio è codificata nell’articolo 314 del Tfue.

Dare …

Il bilancio è alimentato da due voci: le “risorse proprie” ed i contributi degli Stati membri. Le prime sono principalmente costituite dai dazi alla frontiera esterna dell’Unione,una tassa sullo zucchero ed una piccola percentuale dell’IVA. La parte restante è fornita dagli Stati membri, che devolvono parte del gettito fiscale in proporzione al loro Prodotto Interno Lordo.

Il bilancio dell’UE è pari a circa l’1% del reddito nazionale degli Stati membri. Può sembrare una cifra modesta, ma attenzione. Il Pil complessivo dei 27 stati membri, al netto della Brexit, è di 15.000 miliardi di euro circa. Quindi il bilancio annuale europeo è attorno ai 150 miliardi. Va poi precisato che questa è l’incidenza sul Pil, mentre quella sulla spesa pubblica, che è una parte della ricchezza nazionale, risulta ancora maggiore.  

Prendiamo ad esempio l’Italia. Il Belpaese versa a Bruxelles circa 15 miliardi all’anno, il 2% della spesa pubblica al netto degli interessi sul debito. Una cifra pari alla metà di una Finanziaria, quindi. Non proprio spiccioli.

..e Avere

L’Unione Europa utilizza una parte dei fondi raccolti per remunerare le varie spese necessarie al proprio funzionamento. Basti pensare ai costi del personale, circa 30.000 persone alle dipendenze di questa burocrazia transnazionale, o ai costi di manutenzione dei mastodontici  edifici dislocati fra Bruxelles, Strasburgo e Francoforte.

Detratte queste spese, l’Ue procede con la redistribuzione dei fondi presso gli Stati membri. Stavolta però, non viene utilizzato il criterio della proporzionalità in base alle dimensioni economiche, anche perché in questo caso il bilancio Ue sarebbe una partita di giro.

Uno dei compiti dell’Ue è quello di equilibrare le disparità socioeconomiche al suo interno; agli Stati più “poveri” viene dunque indirizzata una quota dei finanziamenti ottenuti dagli Stati più “abbienti”. Di questa modalità hanno sicuramente beneficiato i paesi dell’Est Europa, come la  Polonia e l’Ungheria, che sono beneficiari netti per svariati miliardi.

Fonte: Commissione Europea/Sole 24 Ore

Un criterio (in)giusto?

Il principale parametro adottato per comprendere il grado di sviluppo di un paese membro è quello del Pil pro-capite. È facilmente intuibile come questo criterio possa essere fuorviante a causa delle profonde eterogeneità fra uno Stato e l’altro, considerando anche che la politica fiscale è una competenza rimasta ai singoli paesi.  Vediamo come.

Ai primi posti, con 60.350 euro pro-capite, troviamo una sorpresa: l’Irlanda. Esatto, lo stesso paese che meno di 10 anni fa era annoverato fra i Piigs e che dovette chiedere i fondi del Mes per non naufragare. La questione fiscale è qui determinante: Dublino si è prestata come paese ospitante delle grandi multinazionali hi-tech alle quali serviva una sede all’interno dell’Unione Europea, grazie ad una tassazione molto accomodante. Questo ha portato a gonfiare artificialmente il Pil( addirittura aumentato del 26% nel 2015) ed il reddito pro-capite, considerando i soli 5 milioni di abitanti dell’isola.

Questo porta ad un altro vantaggio ingiusto. Un aumento così pronunciato del Pil,se da una parte penalizza l’erogazione dei fondi europei, dall’altra fa passare certi paesi come estremamente virtuosi in relazione alle finanze pubbliche, rapportando un reddito nazionale gonfiato nei confronti del debito pubblico.

        Povera Italia…

     Roma è 11esima nella classifica del reddito pro-capite, con 26.860 euro, seguita dalla Spagna con 25.170 euro. Nonostante questa vicinanza, c’è una sconcertante disparità a livello di contributi versati/ricevuti . Nel periodo 2000-2018, infatti, la Spagna è stata beneficiaria netta per 80 miliardi di euro, mentre l’Italia si è ritrovata con un “surplus” verso Bruxelles di 60 miliardi. Una differenza di 140 miliardi. Non c’è da sorprendersi se Madrid è cresciuta più di noi per alcuni anni.

Conclusioni

Anche se la redistribuzione dei fondi europei cerca di seguire criteri di oggettività a vantaggio dei più “deboli”, purtroppo la realtà è molto più sfaccettata. A ciò si aggiunge il fatto che i fondi strutturali (Fesr,Fse,Fc,Feasr,Feamp) , principale strumento per favorire l’occupazione e la crescita economica, sono vincolati a degli scopi specifici, e se non vengono spesi in tempo ed in maniera appropriata “tornano indietro”all’Ue .In pratica i soldi che vengono erogati all’Ue, sono redistribuiti parzialmente agli Stati membri con dei vincoli, che se non vengono seguiti portano alla cessazione dei fondi.

Come si evince dai dati enunciati poco sopra, il quadro per l’Italia è abbastanza desolante, essendo il nostro uno dei paesi più penalizzati. Sperando che con il Recovery Fund le cose possano cambiare.

 Ai posteri l’ardua sentenza.

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

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