«Trump non paga le tasse», la reazione social dell’America liberal

«Trump non paga le tasse», la reazione social dell’America liberal

La notizia del giorno è lo scoop del New York Times. Donald Trump non avrebbe pagato le tasse per circa 10 anni. E nel 2016 e il 2017, primi due anni di presidenza, ha versato solo 750 dollari. Il quotidiano americano ha avuto accesso alle dichiarazione dei redditi del tycoon degli ultimi 18 anni. Emerge che, grazie al certosino lavoro dei suoi contabili, il miliardario newyorkese avrebbe risparmiato circa 400 milioni di dollari. Trump non ha tardato a difendersi, bollando tutta l’inchiesta come «fake news» in tweet sul suo account personale.

È proprio Twitter il campo di dibattito della notizia. Il social dove l’America più liberal si è scatenata tra meme, sfottò e commenti ironici. Anche perché lo scoop del New York Times arriva in piena campagna elettorale, a un mese dal voto e a poche ore dal primo dibattito in tv con lo sfidante dem Joe Biden. Un faccia a faccia all’Università di Cleveland nel quale non potranno neanche stringersi la mano a causa le normative anti-Covid.

Il duello, moderato da Chris Wallace di Fox News, era peraltro già stato infiammato da Trump che aveva sfidato Biden a fare «un test antidroga prima della diretta». Negli ultimi dibattiti per le primarie, il dem era sembrato infatti «più lucido del solito, in miglioramento rispetto alle prime uscite». La controrisposta è stata servita su un piatto d’argento dal New York Times. È dalle prime ore del mattino, in Italia, che circola su Twitter il nuovo video strategico pro-Biden.

Un filmato di 31 secondi che passa in successione l’aliquota standard americana per varie professioni tra cui il maestro elementare o il pompiere. Tutte cifre oltre i 5mila dollari, eccezion fatta per l’ultimo mestiere citato. Con velo ironico ecco apparire alla fine della clip il gettito fiscale del presidente degli Stati Uniti d’America: “ben” 750 dollari.

E conseguentemente viene creato dagli elettori dem anche il nuovo slogan, sotto forma di trend topic: #JoePaysIsTaxes. The Donald doesn’t.

Non manca poi il riferimento ad Al Capone, vari tweet ricordano la vicenda del gangster italo-americano che alla fine – dopo innumerevoli crimini, ironia della sorte – fu arrestato per evasione fiscale. Una sorta di parallelismo con Trump, almeno secondo la vulgata popolare democratica e anti-Donald, riassumibile in «dopo tante sciocchezze, forse finalmente ci liberiamo di te perché non paghi le tasse».

Immancabile il collegamento con gli immigrati «che, anche senza documenti, pagano più di lui».

Infine Don Wislow, il più autorevole e stimato scrittore statunitense contemporaneo. Tra gli account più attivi della giornata, prima pubblica il suo video da oltre 1,3 milioni di visualizzazioni: #TrumpIsNotABillionaire.

Poi commenta il fatto che i legali di Trump avrebbero scontato spese per 75 mila dollari per far sistemare i capelli al tycoon negli anni in cui conduceva lo show tv «The Apprentice».

E infine lancia un appello: «Caro New York Times, per favore togli il paywall a questo articolo. Tutti devono poter leggere e sapere».

Niccolò Bellugi

Senese, laureato in Scienze Politiche. Da toscano capita che aspiri qualche consonante, ma sulla "c" ci tengo particolarmente: Niccolò, non Nicolò. La mia è una sfida: mascherare il mio dialetto originario per fare il giornalista in televisione o in radio. Ma tutto sommato va bene anche un giornale, lì non ho cadenze di cui preoccuparmi.

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