Sul conflitto in Palestina Letta è più a destra di Andreotti

Sul conflitto in Palestina Letta è più a destra di Andreotti

Dopo giorni di terribili massacri, in particolare nella Striscia di Gaza, in Palestina è stata raggiunta l’ennesima tregua di una storia che sembra destinata a non avere fine. Come sempre in questi casi, gli avvenimenti internazionali hanno avuto delle importanti ripercussioni sulla politica nazionale. Questa volta la presa di posizione che ha fatto più discutere è stata quella del Segretario del Partito Democratico Enrico Letta che, insieme al “nemico” Matteo Salvini e ad altri esponenti politici, è andato ad una manifestazione pro-Israele organizzata a Roma.

Essere di sinistra

Sono anni, forse decenni, che va avanti il dibattito, ormai noioso, su cosa vuol dire essere davvero di sinistra. Uno dei pochi temi su cui non sembrava esserci nessuna discussione è l’appoggio alla causa palestinese. Perché la sinistra ha sempre sostenuto, in nome dell’anticolonialismo, i popoli senza diritti, privi di uno Stato, deboli. Ma grazie a Letta abbiamo scoperto che una grossa fetta (anche non renziana) del Pd è di fatto filo-israeliana. Una cosa a dir poco paradossale, per certi aspetti tragicomica, soprattutto se si dà un’occhiata alla tanto vituperata Prima Repubblica

Il Divo

“Se fossi nato lì sarei un terrorista”. Questa frase non è di un sovversivo dei centri sociali, né tantomeno di un pericoloso bolscevico. Sono parole di Giulio Andreotti, l’uomo che più di tutti durante la Guerra Fredda si è battuto per sconfiggere il comunismo in Italia. Del resto il Divo non era un caso isolato, quasi tutta la Democrazia Cristiana aveva delle fortissime simpatie filo-arabe. Era un altro contesto internazionale, e anche i leader palestinesi erano diversi, certo. Però gli esponenti della Prima Repubblica erano in grado di conservare un briciolo di autonomia da Washington, una cosa che l’attuale classe politica non riesce nemmeno a sognare.

Più realisti del Re

Il motivo che ha spinto Letta a recarsi alla manifestazione è sicuramente la fedeltà al Patto Atlantico. Eppure al momento alla Casa Bianca non c’è uno dei Bush, ma un esponente del Partito Democratico Americano, a cui il Pd ha sempre detto di ispirarsi. E sebbene Biden non sia un grandissimo simpatizzante dei palestinesi, la sinistra interna al partito, quella di Sanders e Ocasio-Cortez per capirci, la pensa in modo un po’ diverso e non ha certo paura di dirlo. Letta poteva tranquillamente allinearsi ai democratici di sinistra e non sarebbe apparso come un antiamericano, ma evidentemente il Pd guarda a ben altri modelli nella politica americana.

La colpa è di Hamas

Una delle argomentazioni usate dal Segretario del Pd per difendersi dalle polemiche è stata la solidarietà agli israeliani per le azioni di Hamas, che hanno come fine ultimo la cancellazione dello Stato ebraico dalla cartina geografica. Hamas è un’organizzazione terroristica (che però, va detto, non nasce dal nulla) e Israele ha diritto di esistere, sono cose indiscutibili. Però nessun esponente del Pd, tranne forse Cuperlo e in parte Fiano, si è espresso con la stessa forza verbale per gli abitanti di Gaza e di Gerusalemme est. Sì, perché lo Stato d’Israele deve esistere, ma i palestinesi sfrattati dalle loro case e gli oltre 200 morti nella Striscia meriterebbero qualche parola, anche solo per sbaglio. Oltre a parlar male di Hamas, si potrebbe dire qualcosa su Netanyahu, oppure esprimere una posizione più articolata. Anche perché non è tutto bianco o nero, esiste il grigio, soprattutto in una vicenda complicata come questa.

Uguale a Salvini

Nelle ore immediatamente successive allo scoppio delle polemiche, Letta ha tentato di precisare la sua scelta di recarsi alla manifestazione attraverso un post sui social. Tuttavia, se escludiamo la frase “ho espresso solidarietà parlando all’ambasciatrice dell’Autorità Palestinese Abeer Odeh” (che appare tra l’altro abbastanza formale) non si notano enormi differenze con una qualsiasi dichiarazione di Salvini. Infatti non c’è nessuna parola sulla destra religiosa israeliana, né tantomeno sulle responsabilità di Netanyahu. Letta, che passa le sue giornate ad attaccare il leader leghista per le questioni di Governo, nel tentativo di apparire diverso, nel momento in cui si arriva al sodo di una questione cruciale si schiera (quasi) dalla sua stessa parte.

Avevano ragione i 5 Stelle?

Ultimamente Letta sta insistendo sulla proposta di aumentare la tassa di successione all’1% più ricco d’Italia. Un’idea certamente “di sinistra”, presentata però in modo vago e confuso, al punto da sembrare molto mediatica e poco pratica. Il Segretario del Pd sta cercando disperatamente di vendere una nuova identità del partito. Eppure, dopo averlo visto in una piazza pro-Israele, accanto ai suoi avversari politici, l’unica cosa che un osservatore poco interessato può dire è che destra e sinistra non esistono. Andando in quella piazza Letta ha fatto quindi il gioco del peggior populismo grillino. Però, per un politico di destra, come Salvini e Tajani, essere filo-israeliano è giusto e naturale. Allora, forse, non è vero che destra e sinistra non esistono, semplicemente i media devono abituarsi al fatto che il Pd è in realtà un partito di centro, che a volte, nelle sue oscillazioni, va a sinistra, altre volte invece è capace di scavalcare a destra persino Andreotti.

(Nell’immagine in evidenza Enrico Letta, all’epoca Presidente del Consiglio, discute con l’allora Presidente israeliano Shimon Peres)

Vincenzo Battaglia

Nato nella punta più estrema della penisola italiana, mi sono trasferito appena maggiorenne a Siena per studiare l'unica cosa per cui mi sentivo portato: Scienze Politiche. Se sono arrivato a scrivere in questo blog evidentemente la cosa ha funzionato, o almeno così pare.

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