Stati Generali: i diritti di chi non è Stato invitato

Stati Generali: i diritti di chi non è Stato invitato

Corruzione cristallizzata, sperpero di risorse pubbliche, debito in forte aumento, conflitto tra potere legislativo ed esecutivo e, infine, la convocazione degli Stati generali, con la speranza di salvare quel che resta del Contratto Sociale. Non siamo nella Francia assolutista del 1789, ma nell’Italia repubblicana del 2020. L’ambientazione: Villa Doria Pamphilj come Versailles. I protagonisti: l’élite del “Sistema Italia” come i tre ordini della Francia prerivoluzionaria. Proseguite pure Voi nella scontata, per certi versi inquietante, catena di similitudini che sorgono dal messaggio lanciato dalla Presidenza del Consiglio.

Se spesso è semplice valutare a posteriori il perché politicamente vengano rievocati certi simboli, ben più arduo è il compito di porsi le giuste domande quando la Storia è in divenire.

Nelle scelte di chi dirige il Popolo resta il terzo incomodo

Che sia necessario un cambio di rotta per la nave Italia è ormai chiaro e sbandierato da tutti, in che modo e verso quali porti la si voglia condurre, restano concetti più oscuri. È l’atto iniziale di una nuova Repubblica o il tramonto di quella corrente? Cambierà tutto, qualcosa, oppure niente? Le innovazioni nascono dalle idee e da una corretta applicazione di queste alla realtà, non si può prescindere dunque da menti illuminate e braccia pragmatiche. Che nella villa romana, attorno al buffet “frugale”, siedano alcuni elementi di spicco della società italiana è indubbio, si può però altrettanto dire che questi siano connessi con le problematiche quotidiane che gli italiani affrontano? Una valutazione più approfondita è rimandata a quando le discussioni saranno concluse. Giungerà il momento di esporre un piano per il futuro al Popolo, che seppur scomodo, resta Sovrano e si riserva il diritto di giudicare.

I cittadini, per ora, sono tenuti alla larga dal dibattito e devono accontentarsi di pillole consigliategli, a mo’ di brioche, dagli organizzatori di una kermesse, frugale sì, ma che tra gli esclusi in molti non possono nemmeno sognarsi. Intanto il tempo passa e l’Europa, Regina che in epoca di pandemia presenzia in videoconferenza, se con una mano offre sostegno, con l’altra ci indica le riforme che attende da decenni.

Eppure, è davvero necessaria una spinta esogena per capire quale sia l’assistenza primaria che necessita il nostro Paese? C’è da snellire un apparato burocratico appesantito da zavorre giuridiche e rallentato da arretratezza tecnologica, oltre che bloccato da una confusa ripartizione delle responsabilità amministrative. Occorre far ripartire interi settori industriali come il manifatturiero, l’edilizia e il turismo, eccellenze da sempre locomotiva del Belpaese, che rischiano di finire KO dopo il diretto a volto scoperto incassato dal virus. Bisogna finalmente sviluppare un piano infrastrutturale e una politica fiscale che favoriscano investimenti e commercio.

Allora, se le ricette sono note, oltre il coraggio dell’azione, cosa ci sfugge?

Gli stati generali convocati da Luigi XVI dettero inizio alla rivoluzione francese
Dipinto degli Stati Generali francesi

Sir Marmot e la lotta alle disuguaglianze per curare salute ed economia

Non appena il Covid ha mostrato la sua aggressività, e messo in risalto la nostra impreparazione, è sorta come l’impressione che la struttura stessa su cui è stato impostato il sistema economico occidentale fosse a rischio crollo. La malattia colpisce sfruttando il contatto sociale, entra nel gruppo servendosi delle relazioni strette. Una volta individuato il singolo, lo attacca e lo isola, gli toglie ogni possibilità di respirare fino a farlo morire in solitudine. Sono le stesse problematiche che affliggono i soggetti alieni in un mondo che non contempla errori, non accetta pause riflessive, non ascolta chi tace. Le grandi crisi portano con sé l’opportunità di cambiare qualcosa di quella realtà che per certi aspetti non funziona. Potrebbe essere questo il momento per dare slancio a un futuro meno caotico, esclusivo e disuguale?

Sir Michael Marmot, professore e ricercatore di Epidemiologia e Salute pubblica presso la UCL e Harvard, ha dedicato la propria carriera allo studio dell’influenza che hanno le determinanti sociali sulla salute delle persone. Nelle analisi che hanno coinvolto diverse popolazioni, dagli emigrati giapponesi agli statali britannici, Marmot ha evidenziato come la deprivazione da opportunità di successo, il basso livello socioeconomico dell’ambiente circostante, la non elevata scolarizzazione e lo svantaggio sociale in genere, siano importanti fattori di rischio individuale, al pari di fumo, alcool e pressione arteriosa.

Secondo la sua visione, lo strumento con cui combattere le disuguaglianze, che si traducono in costi per l’intera comunità, sono le giuste scelte politiche. Una politica incentrata sul benessere del singolo infatti, può apportare grandi benefici economici a tutta la società, visto che lo sviluppo di essa non può prescindere dal contributo positivo delle persone che ne fanno parte. Un soggetto in salute, che può contare su affetti familiari stabili, ben connesso ad una rete sociale, sarà un moltiplicatore di benessere ed opportunità.

Prevedere ad esempio, un sistema scolastico di alta qualità che fin dai più bassi livelli d’istruzione, educhi anche al rispetto di sé stessi, del prossimo e dell’ambiente circostante, può consentire ad ognuno di trovare il proprio posto nel mondo. Si creerà così l’opportunità di sfruttare al massimo il potenziale di ogni individuo, il quale si sentirà utile e gratificato, contribuendo nel migliore dei modi allo sviluppo della realtà socioeconomica in cui vive.

Marmot, inoltre, ha osservato empiricamente come il Costa Rica, Paese dal reddito pro-capite medio di molto inferiore agli Stati Uniti, abbia visto nel giro di pochi anni ridurre maggiormente la mortalità infantile rispetto a ciò che è accaduto negli States. Questo è stato possibile innanzitutto grazie alla buona qualità delle scuole dell’infanzia, ad un sistema sanitario efficiente e ad una vera e propria cultura della felicità.

Michael Marmot, teorico dell'economia
Sir Michael Marmot

Secondo Marmot garanzie d’istruzione, salute e condizioni di lavoro favorevoli per i cittadini sono i diritti fondamentali che la buona politica dovrebbe offrire al Popolo. Strumenti di questo genere possono portare un forte incremento nella qualità della vita del singolo che non dipende unicamente dal PIL pro-capite.

L’importanza di chi non c’è

Tra le tante eccellenze presenti agli Stati generali dunque, si spera non ci si dimentichi degli assenti, votati da tempo alla frugalità per necessità e non per scelta. Chissà se, tra una tartina e una melanzana grigliata, a Villa Pamphilj qualcuno troverà il modo di far digerire all’élite l’idea di lavorare per la felicità dei cittadini. Ci sarà la capacità di prevedere un’impostazione urbanistica green non solo a parole ma nell’animo, che consenta agli abitanti di vivere le proprie città in semplicità e sicurezza ed attragga nuovi turisti? Prevarrà la voglia di creare opportunità per quei giovani, costantemente in aumento, che trovano le porte d’accesso al mondo del lavoro sbarrate da raccomandazioni e condizioni schiavistiche e sono spesso costretti ad emigrare? Si troverà la forza di superare ideologismi obsoleti e ragionare su una politica migratoria sostenibile?

Quando si vuole lanciare un messaggio del genere, non ci si può dimenticare l’importanza di un Popolo in attesa di valutare sulla propria pelle le scelte che toccano a chi governa. In un’epoca pur lontana da ghigliottine e processi sommari ci si augura, ci riserviamo il diritto di protestare. C’è però chi, in preda a fervori talebani, ha tentato di abbattere i simboli del passato. Questa è, e si spera resti, un’altra storia. Intanto, basti ricordare che, laddove cadono le statue che hanno illuminato il passato si alza un polverone, ma sempre lì, una volta sfumata la nube dell’esaltazione, occorre intervenga qualcuno in grado di risollevare la società e farla splendere nel futuro, altrimenti restano soltanto macerie e rimpianti.

Non si aspetti settembre, il Popolo ha fame sua maestà.

Alessandro Bergonzi

"Come spesso capita con le più belle avventure della vita, anche questo viaggio cominciò per caso." Tiziano Terzani

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