Scuola, quanti dubbi!

Scuola, quanti dubbi!

Tante cose ancora da definire e così poco tempo

Scuola, più che un rebus sembra un rompicapo. Nel senso che c’è da perderci la testa. Nessuno vorrebbe essere al posto della ministra Azzolina in questo momento, neppure chi pratica l’antico e diffuso sport del “dito puntato”. Perché la verità è che ad oggi, in queste circostanze, niente potrebbe scacciare completamente il rischio di contagio in ambiente scolastico. La vera sfida, infatti, non è aprire le scuole, ma farle rimanere aperte.

Il brivido della procrastinazione

C’è da dire, d’altro canto, che la previdenza non sembra essere una prerogativa di questo ministero. Dopotutto è difficile resistere al fascino del brivido che solo la procrastinazione sa dare. A sole due settimane dall’inizio della scuola, i dubbi sono tanti, anzi troppi. Proviamo a riassumerli. Sulle norme sanitarie e sulla gestione di eventuali focolai, si fa riferimento a un documento dell’Iss che ha previsto alcune regole da adattare alle specifiche circostanze. Non si esclude, quindi, una percentuale di improvvisazione. Le questioni che rimangono irrisolte per il momento sono “solo”: mascherine, aule, personale, trasporto (ultimo tasto dolente).

Mascherine si, mascherine no. Questo è il dilemma a scuola

Mascherine anche per gli studenti.

Da 0 a 6 anni assolutamente no. Da 6 a 10 anni mascherina si, ma si può togliere se in classe c’è il distanziamento sociale, basta che venga rimessa durante gli spostamenti. Credere che i bambini siano capaci di stare fermi al proprio posto è un pensiero tra l’ingenuo e il crudele. Dalle scuole medie in poi vige l’obbligo della mascherina laddove non c’è distanziamento. Quale mascherina ancora non è dato saperlo. Se di stoffa o quella chirurgica monouso (quest’ultimo aggettivo spesso viene tralasciato pur essendo importante).

Banchi in consegna si, ma quando?

Sei ruote e ergonomico, ecco banco singolo anti-covid

Dopo la corsa alla loro realizzazione, i banchi monoposto sono in consegna, si parte dal Nord Italia. L’idea di iniziare, per una volta, dal Sud è stata subito accantonata. La fine della distribuzione sarebbe prevista per la fine di ottobre. Cosa faranno per più di un mese le strutture in fondo alla lista? Farà parte dell’improvvisazione.

Suona la campanella, il prof. c’è in classe?

Sul tema del personale i dubbi sono vari, ma prendiamone due ad esempio: i numeri e i cosiddetti fragili. Una buona parte dei nostri docenti è over 50 e quindi rientra in quella categoria da tutelare. A questi si aggiungono ovviamente tutti quelli che hanno malattie pregresse e per questo sono considerati a rischio. Quali saranno per loro le condizioni lavorative, si scoprirà forse più avanti. Nel frattempo piovono già richieste di esonero. Quello delle assunzioni, invece, è un vecchio neo trascurato. Sono state annunciate oltre 80mila assunzioni a tempo indeterminato. Numeri che non convincono del tutto i sindacati. La ministra Azzolina ha firmato il decreto per 70mila assunzioni di emergenza (ovvero a tempo determinato) tra docenti e Ata. Nel frattempo i docenti precari continuano la loro battaglia nel nome della stabilità e parlano di un vuoto di 200mila unità (e solo di cattedre).

Caos trasporti, a piedi si fa prima

Il trasporto, ad oggi, sembra il nodo più complicato da sciogliere. Le varie aziende di Tpl concordano nel palesare il rischio, concreto, di lasciare a piedi molti studenti soprattutto nelle ore di punta. Le ipotesi di gestioni sul tavolo sono tante, ma rimangono tutte ancora ipotesi. Obbligo della mascherina, aumento del numero delle corse (e quindi di mezzi, che però non ci sono), ingresso e uscita da scuola a orari scaglionati, separatori all’interno dei mezzi e metro di distanza. A questo ci sarebbe nell’aria l’idea di derogare facendo rientrare i compagni di classe sotto la casella “congiunti”. Come se in fondo fosse solo una questione di etichette. Un’idea che profuma di escamotage per eludere, in fin dei conti, una normativa dello stesso Governo. Per non parlare del fatto che non considera la figura del pendolare. E poi c’è l’elemento minutaggio. A quanto pare sarebbe consentita la massima capienza dei mezzi per 15 minuti, non di più. In caso di particolare traffico, rallentamenti o incidenti, si rimanda ancora una volta alla capacità di improvvisazione.

Il sostegno, ancora una volta ultimo della classe

Un grande punto interrogativo di cui purtroppo si parla poco è quello sul sostegno. Un settore particolarmente trascurato, a tratti sottovalutato, già in tempi non sospetti (le cattedre vacanti sono oltre 30mila) a tal punto da sembrare slegato dal resto dell’ambiente scolastico. L’insegnamento di sostegno, a maggior ragione in condizioni particolari come queste, ha un ruolo fondamentale che però non gli viene riconosciuto. Sono 300mila gli studenti e le studentesse con disabilità psichiche e fisiche. Cosa ne sarà di loro? Già ampiamente penalizzati dalla didattica a distanza, riusciranno a tornare in classe? A quali condizioni? Ecco che nella confusione generale, i soggetti più fragili rischiano di diventare invisibili.

Insomma sembra chiaro a tutti, soprattutto all’opposizione, che la scuola sia un vero e proprio banco di prova per il Governo. Se poi è un banco a rotelle e viene lanciato da un pendio, lo schianto è preannunciato.

Teresa Scarcella

Di origini e di indole meridionale. Nata a Cariati, cresciuta a Crotone col profumo del mare e dei 'pip e patat', vive a Siena da tanti anni a tal punto da aver dimenticato come si parla il dialetto e da non riuscire più a mangiare piccante. Nemica della monotonia, rompiscatole per natura, amante della verità, ma soprattutto del brivido della precarietà, ha scelto di fare la giornalista prima ancora di conquistare il diritto di decidere come vestirsi, e sceglie di farlo ogni giorno

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