Sardine al Nazareno: una farsa che fa male al PD

Sardine al Nazareno: una farsa che fa male al PD

La lotta interna al PD fra le correnti centriste e quelle progressiste, alla luce delle dimissioni del segretario Nicola Zingaretti, si è colorata di un’ulteriore beffa. Sono arrivate le sardine, che, con la loro finta occupazione del Nazareno, hanno dimostrato quanto la sinistra abbia bisogno di spogliarsi di retoriche tossiche ed ipocrisie, esattamente i peccati incarnati dal movimento di Mattia Santori.

Sardine con un sogno

Le 6000 sardine sono nate con uno scopo generalmente riconosciuto: combattere la retorica violenta delle destre e riportare la democrazia ad una dimensione di piazza, partecipata, sentita, vissuta. Obbiettivi lodevoli che hanno riscosso ampia adesione soprattutto da parte di giovani e disillusi dalla politica.

Da subito, per chi aveva il coraggio di osservare criticamente l’organizzazione interna, era chiaro che il movimento si reggesse su un verticismo che mal si sposava con la premessa iniziale. I coordinatori locali organizzavano le manifestazioni, facevano comizi e poi toccava al comunicato centrale. I fondatori stessi non hanno mai affrontato una verifica di fiducia da parte della base e l’egocentrismo di Mattia Santori ha saputo creare malumori e rotture.

Secondariamente, ma non troppo, le 6000 sardine sono nate come movimento apartitico che guarda alla sinistra come casa di riferimento. Nei comizi di piazza venivano ribaditi temi come l’europeismo, il femminismo e l’antifascismo, con sprazzi di critica al neoliberismo e comunitarismo. Zingaretti li ha esaltati, soprattutto con la kermesse di Piazza Grande, la rifondazione di un PD mai riuscita a causa dell’ingresso del partito nell’esecutivo giallo-rosso e dello scoppio della pandemia da covid-19.

Perché le Sardine al Nazareno?

Ecco il cortocircuito. Con le dimissioni di Zingaretti e la guerra interna al PD si teme che possa venire meno il pilastro di uno nuovo centrosinistra con LeU e M5S. Le sardine, irritate dalla mancanza di dialettica fra base e vertice nel partito, hanno deciso di intervenire. Al Nazareno, i leader del movimento sono stati ascoltati per 4 ore da Valentina Cuppi, sindaca di Marzabotto e Presidente del PD. Un dialogo “costruttivo”, ma inutile. Santori e Cristallo, i due portavoce sentiti dai giornalisti all’uscita hanno dichiarato in più sedi di non essere iscritti al PD, non essere attivisti né sostenitori. Dei privati cittadini che, pur non appartenendo al partito, hanno deciso di far sentire le proprie ragioni contro la dialettica interna allo stesso, scavalcando (e non rappresentando) migliaia di attivisti delle sezioni.

Se si fossero veramente auspicati un ritorno ad una politica dal basso, perché non alimentare la dialettica nelle sezioni, la rinascita di una partecipazione popolare alla vita di partito, magari con una forte denuncia verso il sistema dei listini bloccati e dei candidati catapultati? Le sardine, con la loro incursione del Nazareno, hanno parlato da élite alle élite, da vertici ai vertici, da leader ai leader. Non vi è neppure un briciolo di popolo in quelle 4 ore di incontro. Per questo dovrebbero smetterla di utilizzare una retorica anticasta e antipartitica degna del M5S delle origini.

Nessuno ha eletto Santori o Cristallo come rappresentati del popolo, appannati come molti dal miraggio che i like su Facebook possano essere indice di fiducia e mandato popolare. Chi ha dibattuto su cosa dovessero dire o presentare ai vertici del PD? Dove è stata la dialettica con le masse? Perché su questi temi, che loro consideravano rivoluzionari un anno e mezzo fa, sono caduti rovinosamente dimostrando ambizione personale sfrenata. Non un’evoluzione della mala politica ma mala politica stessa.

Rispetto non ricambiato

Ed ecco quindi il secondo tradimento dei principi. Dopo la giornata al Nazareno i toni si sono accesi e molti esponenti del Partito Democratico hanno criticato il gesto, la retorica da “occupazione”, la dissacrazione della foto di Berlinguer. Tralasciando l’ipocrisia di una sinistra che ricorda Berlinguer soltanto quando fa comodo, tema che meriterebbe un articolo a parte, le sardine hanno risposto con la stessa violenza verbale che si erano promesse di combattere.

Chiuso a tanaglia su più fronti, Santori su Repubblica ha definito il PD come “marchio tossico”, partito per cui “nessuno ora farebbe la tessera”. La sintesi della riunione di 170 sardine avrebbe concluso “lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti”, frase biblica che può essere interpretata come estremamente spocchiosa o financo offensiva. Dal PD molti esponenti tuonano contro Santori: “chiediamo rispetto”. E la chiave di tutto sta qui. Si possono avere opinioni contrastanti sui partiti, ma un movimento che propaganda il rispetto reciproco non può prescinderne.

Le sardine, dopo gli eventi di questa settimana, hanno dimostrato di essere il “nuovo che avanza” nella sua accezione più negativa: arrivismo, leaderismo e plebiscitarismo sui social. Purtroppo per loro non sono né figli di Matteo apostolo né di Berlinguer. Ancora non è chiaro cosa vogliano o cosa diventeranno, ma come l’occupazione al Nazareno dimostra, le premesse per essere una forza rivoluzionaria non ci sono. Le migliori forze giovanili sono altre, grazie.

Riccardo Paradisi

Etrusco con il salmastro nella testa. Cresciuto sulle sponde maremmane del Tirreno, ho vissuto a Siena, a Dublino e nel Montana. Ma, nonostante le culture conosciute e le opinioni raccolte, non sono ancora in grado di votare un partito che prenda più dello 0,3%. Alla fine, arresomi all'evidenza di essere più bravo a battere al computer piuttosto che a fare una X a matita, mi sono dato all'analisi politica per passione.

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