Salvini un anno dopo

Salvini un anno dopo

(foto in evidenza tratta dalla pagina Facebook di Matteo Salvini)

L’agosto del 2019 sarà sempre ricordato come il mese in cui Matteo Salvini ha fatto cadere il Governo gialloverde. Alcuni passaggi di quella (quasi) improvvisa crisi di Governo rimarranno per sempre impressi nella carriera del leader leghista, dalla richiesta dei “pieni poteri” alla ramanzina di Conte, passando ovviamente per il Papeete. Ad un anno da questi eventi, che hanno portato alla nascita del Governo giallorosso, si è appena chiusa la campagna per il tesseramento della “Lega per Salvini Premier”. Si tratta di un nuovo inizio?

La campagna per le regionali

Subito dopo aver perso il suo preziosissimo ministero dell’Interno, per Matteo Salvini il riscatto passava dalle elezioni regionali. Forte del 34% preso alle ultime Europee, l’obiettivo era quello di dimostrare che il consenso della Lega nel paese era di gran lunga superiore rispetto a quello dei partiti della compagine governativa. Dopo un’ottima vittoria in Umbria, e visti i sondaggi più che confortanti in Calabria, l’Emilia-Romagna era diventata la madre di tutte le battaglie. Un trionfo del centrodestra nella tradizionale roccaforte del PD, oltre ad avere un fortissimo valore storico, avrebbe quasi certamente innescato una crisi di Governo. Il leader leghista ha passato praticamente due mesi sul territorio emiliano per cercare di portare a casa l’impresa. Tuttavia i suoi sforzi sono stati vani, la vittoria è stata del centrosinistra guidato da Stefano Bonaccini. Pochi giorni prima del voto Salvini è andato a citofonare ad una famiglia di presunti spacciatori, una mossa dal chiaro intento securitario che gli si è però ritorta contro. Per la prima volta il motore della sua macchina mediatica si è inceppato.

Chiudere tutto, aprire tutto

Poche settimane dopo le regionali, l’Italia è stata travolta dal COVID-19. Dall’opposizione Salvini doveva cercare di sfruttare le eventuali inefficienze del Governo nella gestione dell’emergenza, in modo tale da apparire come deus ex machina una volta passata la tempesta. Tuttavia il leader della Lega è sembrato poco convincente, poiché nelle prime settimane la sua opinione sul lockdown è stata alquanto ondivaga. Inoltre, il Governatore leghista Fontana è stato più volte accusato di non aver affrontato in modo adeguato la diffusione del virus in Lombardia. Una situazione molto difficile per la Lega, che si è sempre vantata dell’affidabilità dei suoi amministratori locali. Passati i tristissimi giorni del lockdown, con l’inizio della Fase 2 Salvini ha scelto un approccio nei confronti della pandemia definito “negazionista” da molti commentatori, poiché il Capitano ha più volte incitato i suoi elettori ad accantonare le norme di sicurezza consigliate dal Governo. Infine ha severamente criticato l’accordo sul Recovery Fund ottenuto da Conte al Consiglio europeo, ma anche in questa occasione non si è dimostrato molto incisivo.

Il rumore dei nemici (interni)

Matteo Salvini e Giorgia Meloni // fonte Libero

L’ultimo sondaggio Ipsos, pubblicato sul Corriere della Sera, rileva la Lega intorno al 23%. A dodici mesi dalla fine del Governo gialloverde, il partito di Via Bellerio ha perso circa 11 punti. Voci di corridoio sostengono che l’ala più moderata della Lega, guidata da Giancarlo Giorgetti, sia molto indispettita per questo crollo. Inoltre, proprio la nascita della “Lega per Salvini Premier”, che certifica la svolta nazionalista del partito, sta creando parecchi malumori tra i militanti del Nord, che ormai guardano sempre più al Governatore del Veneto, Luca Zaia – uscito benissimo dall’emergenza COVID – come l’unico punto di contatto con le vecchie idee di Umberto Bossi. Infine, all’interno del centrodestra, Giorgia Meloni continua a guadagnare consensi, probabilmente anche grazie a coloro che stanno voltando le spalle al leader leghista. Insomma, Salvini sembra entrato in crisi.

La “Bestia” non funziona più

I sondaggi non sempre sono affidabili, soprattutto nel contesto sociale incerto generato dalla pandemia. Però che il leader della Lega non stia passando un buon momento è sotto gli occhi di tutti. Basta infatti guardare la sua pagina Facebook, la cosiddetta “Bestia”, ovvero la sua arma più potente. Da qualche mese i post pubblicati non solo non ottengono la stessa quantità di “mi piace”, ma sembrano anche già visti, forzati, scontati. La verità è che, non tanto i contenuti, quanto la retorica e i metodi di Salvini hanno stancato gran parte del suo stesso elettorato. E proprio i suoi sostenitori non hanno ancora capito come mai il loro Capitano ha deciso di regalare il Governo al PD, proprio quando era il politico più influente del paese.

Un film già visto

Ma la parabola di Matteo Salvini non è nuova nella storia della Seconda Repubblica, anzi assomiglia a tutte le altre. Berlusconi, Prodi, Renzi e per certi versi pure Di Maio. Tutti leader popolarissimi, che hanno toccato vette di consenso molto alte, ma anche colpevoli di polarizzare l’opinione pubblica fino allo sfinimento. Tutti loro, prima o dopo, hanno subito lo stesso destino che pare stia toccando al leader leghista: sono crollati nei sondaggi, hanno incominciato ad essere odiati da alcuni dei loro vecchi elettori e a difenderli sono rimasti solo i loro tifosi più accaniti. Finite le grandi ideologie della Prima Repubblica, venuto meno il voto di appartenenza, la competizione politica è diventata personalistica, l’elettorato è sempre più schizofrenico e alcuni gruppi sociali sono disorientati. La gente vuole l’uomo della provvidenza, che con un colpo di bacchetta risolva tutti i problemi del paese. Ma nessuno ha un potere tale, perché i cambiamenti sociali, soprattutto in un paese disastrato come il nostro, avvengono molto lentamente.

Non è ancora finita

Allo stesso tempo però bisogna fare molta attenzione. Salvini è un politico molto giovane e molto bravo sul piano della comunicazione. La Lega è pur sempre il primo partito in Italia, nessuno può sapere cosa succederebbe in caso di elezioni politiche e le prossime regionali saranno un importante banco di prova. Pensare che ormai sia sconfitto è sbagliato. Anche perché lo stesso Conte, che oggi sembra essere addirittura uno dei personaggi più amati della storia italiana, potrebbe subire la stessa sorte degli altri leader della Seconda Repubblica. Ma il vero problema è un altro. Anche ammettendo che la stagione di Matteo Salvini sia giunta al termine, il contesto culturale e sociale che gli ha permesso di diventare tanto popolare c’è ancora, la bacchetta magica non esiste nemmeno in questo caso. A quel punto resterebbe da capire, semmai, chi potrebbe in futuro raccogliere la sua eredità.

Vincenzo Battaglia

Nato nella punta più estrema della penisola italiana, mi sono trasferito appena maggiorenne a Siena per studiare l'unica cosa per cui sentivo portato: Scienze Politiche. Se sono arrivato a scrivere in questo blog evidentemente la cosa ha funzionato, o almeno così pare.

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