Salvini vs Renzi a Porta a Porta, l’ex premier batte il leghista 2-1

Salvini vs Renzi a Porta a Porta, l’ex premier batte il leghista 2-1

Matteo Renzi vince 2-1 il match contro Matteo Salvini disputatosi il 15 ottobre 2019 sul campo neutro degli studi Rai di Porta a Porta, a Roma. L’incontro, diretto dal sig. Vespa della sezione de L’Aquila, è stato il primo faccia a faccia in televisione tra due politici dopo 13 anni: l’ultima volta fu il 3 aprile 2006, durante la stessa trasmissione, tra l’allora leader del centrosinistra Romano Prodi e il capo politico del centrodestra Silvio Berlusconi.

Ingresso in campo

Renzi si schiera con completo celeste e una cravatta grigia scura. Stesso abbigliamento anche per Salvini, tranne che per la cravatta che è un blu più acceso con puntini bianchi. Entrambi sono subito tesi, le facce concentrate. Prima dell’inizio del confronto, il direttore di gara manda le schede biografiche dei due, comprensive di un fermo immagine del loro ultimo incrocio in tv: nel 2009 a La7.
Smorza subito la situazione Renzi con una battuta: «Esteticamente siamo migliorati ».


Vespa fa notare che entrambi hanno partecipato e vinto soldi ad un quiz televisivo da giovani. Salvini parte all’attacco: «Il governo giallorosso tasserà anche questo tipo di vincite» dice. «Guarda che io pagai diverse tasse anche all’epoca» replica Renzi. Ci siamo, il clima è buono. Vespa fischia il calcio d’inizio: «Salvini, perché è caduto il governo?»

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Bruno Vespa, 75 anni. Ex direttore del Tg1, dal 1996 conduce Porta a Porta su Rai1

Perché è caduto il Governo?

Il leader del Carrocio sa la partita che vuole fare e comincia a palleggiare in mezzo al campo: «Erano 3 mesi che il Movimento 5 Stelle mi bloccava tutto. Finché son riuscito ho dimostrato agli italiani che ‘volere e potere’, ma le ultime settimane sono state un’agonia». Poi allarga il gioco sulla fascia destra e cerca il cross in mezzo all’area di rigore avversaria: «La Lega è ancora al 33%. Questo nuovo governo è nato per non far votare gli italiani. Renzi è stato geniale, ha inventato l’esecutivo per evitare le elezioni».

«Certo che il Papete ti ha dato un bel colpo di sole», risponde l’ex democratico che libera l’area respingendo il traversone di testa. Salvini sospira. «Mai vista una crisi con la richiesta del voto in autunno» replica Renzi, che assesta il modulo e va alla ricerca del punto debole dell’avversario. «Quando si vota lo decide la Costituzione, non il menù di un beach club a Milano Marittima». Alza così il baricentro e si stabilisce nella metà campo di Salvini.

«L’8 agosto abbiamo assistito al diktat del Papete». Sbuffa il leghista, che fatica sulla propria trequarti. «Sì, è stata un’operazione di palazzo. Ma è stato fatto nel bene del Paese. Con le elezioni in autunno sarebbe salita l’Iva e l’Italia non sarebbe tornata protagonista in Europa».

Fase di studio iniziale

«Non sapevo fosse reato andare in spiaggia» risponde Salvini, che recupera la palla, la spazza lontana e fa respirare i propri difensori. «E poi Spagna si vota a Novembre, in questi giorni ci sono state elezioni in Polonia e Austria, il Regno Unito le farà a breve. L’Iva non sarebbe aumentata. Io ho l’ambizione che l’Italia sia un paese sovrano. In questo settembre gli sbarchi sono triplicati, l’Europa sarà anche contenta ma gli italiani di sicuro no», conclude.

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L’ex primo ministro Matteo Renzi, tifoso della Fiorentina, durante la “Partita del Cuore” del 2013

Riparte il Matteo fiorentino. Comincia un lungo contrasto a centrocampo: «Mai mi permetterei di giudicare le ferie altrui. Sarebbe bastato che il 30 luglio non si fosse messo in missione…»
«I ministri sono sempre in missione Renzi, non conosci i regolamenti?»
«Conosco la buona educazione, mi faccia parlare senza interrompere. Salvini ha partecipato solo a un vertice europeo su sette. Se fai il ministro stai nelle istituzioni, sennò fai presidente della Proloco»

«Non sminuire la Proloco. Se ho il 33% gli italiani allora sono tutti rimbambiti?», il segretario della Lega tira fuori un cartello con i numeri degli sbarchi, che nell’ultimo mese sono aumentati.
«Come al solito getti un clima di paura» replica Renzi. «Problema non è chi arriva, ma chi delinque. Di qualsiasi nazionalità».

Interviene l’arbitro Vespa che fischia un fallo di confusione e ferma il gioco. Chiede a Renzi dell’accordo di Malta sulla redistribuzione. Azione di rimessa per l’ex premier: «Beh, la Lega ha tagliato fondi per la cooperazione internazionale, che noi avevamo aumentato. Io non lascio un immigrato in mezzo al mare per scrivere su Facebook ‘La pacchia è finita’».

Il gol del vantaggio

Salvini parte in contropiede: «Renzi è un genio incompreso. Ha fatto di tutto ma gli italiani non se ne sono accorti». Interviene il Var. Maurizio Molinari, direttore de La Stampa, chiede a entrambi cosa non li convinca del primo ministro Giuseppe Conte. Di nuovo Salvini: «Non porto rancore. Rimprovero solo che è passato da porti chiusi a porti aperti, dal ‘sì’ alla flat tax al ‘no’, così come per l’autonomia».

Renzi prende parola (e palla) e cerca subito la verticalizzazione in profondità: «Perché tu sei di parola? Sei passato dal ‘prima la Padania’ a ora che sei nazionalista, eri comunista poi ti beccano alle cene di Casapound, cantavi contro i napoletani e poi gli hai chiesto voti, dicevi ‘basta euro’ fino a poco tempo fa». Azione travolgente, che libera il tiro in porta dell’attaccante: «Se cambiare idea è segno d’intelligenza puoi vincere il Nobel per la fisica».


Il leghista accenna la parata: «Sei un genio incompreso», ma è troppo debole. «Stessa risposta, Salvini» sorride Renzi. Il Matteo milanese sfiora soltanto il pallone, che gli piega le mani e gonfia la rete. Alla mezzora, Renzi 1 Salvini 0.

La palla torna a centrocampo, Vespa fischia. Il gioco riprende. Salvini riprova con il tiki-taka: «Mi spiace che il collega Renzi sottovaluti l’impatto dell’immigrazione clandestina, c’è la mafia nigeriana nelle periferie. I 500mila sbarchi durante il tuo governo li stiamo ancora pagando», ma viene colto in fuorigioco dal Var che interrompe l’azione. Il direttore del Quotidiano Nazionale, Michele Brambilla chiede la direzione futura dei loro partiti.
L’ex ministro dell’Interno riparte alla ricerca del pareggio: «Gli italiani voteranno nelle regioni. Possono scegliere di cambiare. È un test per il governo. Penso a un centrodestra che guardi al futuro».

Intercetto di Renzi che trasforma l’azione da difensiva in offensiva: «Noi pensiamo al futuro» ribadisce, «Non tu che in un raro momento di presenza all’Europarlamento hai votato contro il Trattato di Parigi sul clima», l’ex sindaco di Firenze allarga il gioco e cerca di colpire sulle fasce: «D’accordo sul discorso delle periferie, ma tu predichi bene e razzoli male. Avevo presentato oltre 2 miliardi di euro per il ‘progetto rammendo’ per sistemarle, ma la Lega ha tagliato completamente il piano».

Il raddoppio

Il dibattito si sposta su Quota 100. Salvini ribadisce: «Grande conquista sociale».
«Non hai abolito la Fornero, ennesimo spot» ribatte Renzi che ora attacca con convinzione.
«Sbagliato banalizzare Quota 100»
«Mandi in pensione 191 persone, costano 20 miliardi in tre anni»
«Chi vuole può andare in pensione»
«I miei 80 euro costavano 10 miliardi e sono andati a 10 milioni di persone»
«Infermieri, operai e camionisti con la schiena rotta mi ringraziano ogni giorno» dice Salvini che si rifugia in calcio d’angolo. «Spero non torniate sulla Legge Fornero».
Renzi si incarica della battuta del corner: «Servì a evitare il peggio in quel periodo. Io i soldi di Quota 100 li darei alle famiglie»
«Con te 5mila morti nel mediterraneo, con noi solo 800. Tanti, ma comunque molto meno».
«Io parlo di quota 100, Salvini parla di migranti. Il suo evergreen. Il papeete ti ha fatto male eh?»

Lungo batti e ribatti nell’area di rigore del segretario del Carroccio.
«Ancora? Andrò a Courmayer con il volo di stato anche io»
«Ti conviene stare zitto sui voli di stato»
«Ah io?», chiede Salvini.
«Sì, io non ho indagini sui voli di stato» replica Renzi che raccoglie una palla vagante in area e la indirizza verso la porta in mezza rovesciata: «Il tuo alleato in Europa era Viktor Orban, ormai tuo ex amico perché ti ha mollato anche lui sulla Von der Leyen. Salvini non sei credibile». Il leghista, colpito sul tempo, rimane fermo sulla linea di porta. La palla si insacca sotto l’incrocio dei pali: è il gol del 2-0.

Partita chiusa?

Renzi sente la vittoria in pugno e vuole chiudere l’incontro: «Altro che Quota 100, i meriti delle nuove occupazioni degli ultimi anni sono della legge Madia che ha riformato la Pubblica amministrazione.

Salvini replica e cerca il gol di rapina: «La Madia non ha assunto nessuno. Anzi, a lei le colpe del turn over del pubblico impiego».
«No – ribatte Renzi – la colpa fu di Giulio Tremonti».
«Tremonti nel 2017? C’è acqua o c’è alcool lì dentro?» chiede il leghista indicando il bicchiere di fronte alla postazione di Renzi. Gaffe dell’ex premier, Salvini approffita della papera difensiva dell’avversario e accorcia la distanze: 2-1.

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Matteo Salvini non hai mai nascosto la passione per il calcio. La squadra del cuore? Il Milan

Ci sarebbe tempo per cercare il pareggio ma l’incontro si prolunga stancamente nell’ultimo quarto d’ora.

I due politici sono esausti dal confronto. Renzi chiede del Russiagate e di Savoini: «Perché non lo quereli?»
«Portatemi una prova» risponde Salvini.
Il leader di Italia Viva prova con i 49 milioni: «Li hai visti? Li hai usati?
Il leghista con calma olimpica risponde: «Mai visti. Sono fatti del 2008/2009, io sono segretario dal 2013. Non c’entro niente».

Titoli di coda

Renzi prova un tiro dalla distanza: «Questo paese avrebbe bisogno di più dolcezza, Salvini ha creato un linguaggio d’odio», ma la palla finisce alta sopra la traversa.

Salvini mette il centrale di difesa alto in attacco per le ‘spizzate’ di testa e comincia con i lanci lunghi nell’area avversaria: «Se un italiano su tre mi dà fiducia… Ogni volta che sono andato in Russia l’ho fatto per difendere l’interesse degli italiani… Renzi, hai avuto la tua occasione. Te la sei giocata male, ora tocca a noi». Risultato: niente di fatto.

Vespa fischia tre volte. Dice: «Avete parlato 41 minuti a testa» e manda tutti sotto la doccia. A Roma, agli studi Rai di via Teulada 66, il ‘derby dei Matteo’ lo vince Renzi. Sconfitto, nel faccia a faccia, Salvini.

Niccolò Bellugi

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