Referendum: perchè votare No

Referendum: perchè votare No

Fra appena 2 settimane milioni di italiani si recheranno alle urne in sette Regioni per eleggere i governatori del prossimo quinquennio. Oltre a questo, si aggiunge un referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, da svolgersi negli stessi giorni. A ciò si aggiunge il caos scuole.

Essendo questa una materia complessa, abbiamo deciso di dedicarvi un articolo per spiegare le ragioni del No. Prima però rivediamo il percorso che ci ha portato qua.

Ricapitoliamo…

Il referendum costituzionale del 20-21 settembre sarà il quarto della storia repubblicana dopo quelli del 2001 sulla riforma del Titolo V (approvato) e quelli proposti da Berlusconi e Renzi nel 2006 e 2016(sonoramente bocciati).

Approvato in via definitiva dalla Camera lo scorso 8 ottobre, il referendum doveva tenersi lo scorso 29 marzo, posticipato a causa dell’emergenza Coronavirus. Non avendo tuttavia incassato il quorum dei 2/3 al Senato, come prescritto dall’art.138 del testo costituzionale, il provvedimento  è stato sottoposto a referendum confermativo su richiesta di 71 senatori.

L’art.138 concede infatti, nei 3 mesi successivi alla votazione finale, qualora non sia stato raggiunto l’assenso dei 2/3, la possibilità di richiedere un referendum da parte di 500.000 elettori, 5 consigli regionali o 1/5 dei membri di una Camera. Per questo tipo di referendum, a differenza di quello abrogativo, non è poi previsto il quorum del 50+1 degli aventi diritto.

Questa revisione punta a modificare gli articoli 56,57 e 59 della Costituzione, riducendo il numero dei parlamentari dagli attuali 945 a 600.

Nello specifico, i deputati passerebbero da 630 a 400 ed i senatori da 315 a 200. Viene inoltre fissato un tetto massimo di 5 senatori a vita e ridotto il numero di deputati e senatori eletti dai cittadini italiani all’estero.

Procediamo ora con l’analisi delle debolezze( ad opinione di chi scrive, s’intende) di questo referendum.

Il (non) risparmio

La motivazione principalmente addotta dai sostenitori del referendum concerne il risparmio di cui godrebbero le casse pubbliche.

In realtà, il risparmio annuale (secondo il M5S) sarebbe attorno ai 100 milioni di euro, considerando la decurtazione di stipendi e indennità. Più o meno quanto il vituperato bonus monopattino per dare un’idea della risibile consistenza derivante dal taglio di 345 emolumenti, ancorché generosi.

Lo 0,014% della spesa pubblica. E c’è chi dice anche meno.

Poi,fa sorridere come l’importo di 500 milioni a legislatura sia stato urlato con tono roboante, mentre la voce diventa improvvisamente flebile quando si enunciava la durata quinquennale.

A questo punto si poteva parlare di 10 miliardi risparmiati…in cento anni.

I parlamentari sono troppi?

945 parlamentari quanti sono? Difficile quantificare. Va ricordato che i padri costituenti nel 1948 stabilirono un rapporto proporzionale fra governati e governanti. Per la precisione, 1 deputato ogni 80.000 abitanti ed 1 senatore ogni 200.000 abitanti.

Se oggi avessimo ancora quella norma in essere i parlamentari sarebbero più numerosi, per la precisione 750 deputati e 300 senatori.

Una legge costituzionale del 1963 ha invece fissato a 945 il numero dei parlamentari, a cui aggiungerne 5 a vita.

Il numero 945 non deriva dalla cabala ebraica: esso permette la rappresentatività a tutte le Regioni del nostro paese. Le differenze di densità abitativa fra una zona e l’altra c’erano allora e permangono ancora oggi.

Con la vittoria di questo referendum, le Regioni con il minor numero di abitanti verrebbero sostanzialmente estromesse dalla rappresentanza parlamentare, e quelle più popolose godrebbero di una sorta di “premio di maggioranza” demografico.

Paragoni con l’estero

Molto spesso all’Italia viene mossa la critica di avere un numero di parlamentari superiore agli altri paesi. Questa è una verità parziale.

Per un raffronto pienamente esaustivo, occorre infatti suddividere i paesi in base al loro assetto politico/amministrativo. Bisogna infatti distinguere fra paesi federali come la Germania o volendo la Spagna( il Parlamento della Catalogna docet), e paesi più centralizzati come la Francia.

Chiaramente, gli Stati federali hanno un numero di parlamentari nazionali inferiori, per via delle ampie autonomie riconosciute agli organi decentrati.

Parigi, con un totale di 577 deputati e 346 senatori, ha numeri molto simili ai nostri, proprio per la scarsità di devolution. Anche i confronti col resto d’Europa vanno fatti, quindi, cum grano salis.

Conclusioni

Molto probabilmente il presente articolo non influirà sull’esito del quesito referendario, sul quale si annuncia una schiacciante affermazione del Si. Anche i partiti dell’opposizione hanno votato questa legge, a dimostrazione che i costi della politica esercitano una leva notevole sull’elettorato, specialmente in tempi difficili come quelli attuali.

Naturalmente ad un politico occorrono voti e popolarità per tirare avanti. Tuttavia, talvolta l’impopolarità delle scelte può risultare deleteria nel breve termine, ma funzionale nel lungo periodo, almeno per la collettività. Questo referendum rientra in questa casistica. 

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

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