Recovery Fund vs Piano Marshall

Recovery Fund vs Piano Marshall

Il Recovery Fund costituisce sicuramente il punto principale, assieme alla campagna di vaccinazioni, dell’agenda del neopremier Mario Draghi.

Il pacchetto da 209 miliardi fra prestiti e sussidi varato dall’Unione Europea rappresenta un’occasione estremamente importante per il rilancio dell’Italia. Si sono sprecati i paragoni con il celeberrimo Piano Marshall di matrice statunitense, risalente al 1948. Ma la similitudine ci sta?

Un Piano Marshall al giorno leva il medico di torno

Il richiamo a questa grande operazione finanziaria e geopolitica è asfissiante. In ogni progetto di rilancio si sprecano i richiami al Piano Marshall. Se ne è sentito parlare per l’Africa, per la transizione ecologica , la digitalizzazione o anche per il Meridione italiano. L’analogia con il Recovery Fund però potrebbe essere più azzeccata di altre.

Perché il paragone ci sta

In entrambi i casi si allude a progetti aventi lo scopo di far ripartire le economie del Vecchio Continente dopo tragedie epocali: la seconda guerra mondiale  nel primo caso e la pandemia da Covid-19 per il Recovery Fund. Si tratta di progetti volti a mobilitare investimenti in settori considerati strategici per rilanciare economie colpite in maniera simmetrica, al fine di rilanciare la produzione. Ma la ratio e lo prospettive di lungo termine finiscono qui.

E perché no

Lo European Recovery Program nasceva con chiari intenti geopolitici. Gli artefici furono infatti gli Stati Uniti per opera del loro segretario di Stato, l’eponimo generale George Marshall, che per questa opera nel 1953 fu insignito del Nobel per la Pace.

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George Marshall, Capo di Stato Maggiore, Segretario di Stato e Segretario alla Difesa degli Stati Uniti.

Finalità indispensabile di Washington era consentire la ricostruzione europea per avere una barriera difensiva nei confronti del socialismo sovietico, già padrone dell’Europa orientale.

La fondazione dell’OECE a Parigi, diventata OCSE nel 1961, serviva a concentrare nelle mani della superpotenza le decisioni sull’applicazione dei 13 miliardi di aiuti annui nel 1950(140 miliardi in prezzi correnti).

Il piano era al 90% a fondo perduto( il Recovery Fund poco più della metà) e riuscì a costruire una solidarietà occidentale verso il nemico russo. Questo attraverso la stabilizzazione delle valute, la ricostruzione della infrastrutture e la rinascita industriale.

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Manifesto del 1948 riguardante gli aiuti americani per l’Italia.

Il Recovery Fund invece..

Il Next Generation Eu si inserisce in uno scenario ben diverso, quello dell’Europa a 27 post-Brexit. È un piano autoctono, ma reso possibile dalla volontà tedesca di abbandono(parziale) dell’ideologia rigorista. Abbandono che ha lo scopo di salvare la sua sfera d’influenza geoeconomica(Kerneuropa) nella quale rientra anche il Nord Italia. A differenza del Piano Marshall, il Recovery Fund è abbastanza scevro da aspetti geopolitici.

Il mix di sussidi a fondo perduto e prestiti è inoltre bilanciato da precise condizionalità in termini di riforme strutturali. Ma comunque funzionali ad un’idea di Europa antecedente la pandemia.

Il Piano Marshall consentì la ricostruzione ex novo di interi settori, al contrario. Come per l’Italia.

E l’Italia?

 L’Italia( che ricevette contribuiti parti al 9,2% del proprio Pil) in particolar potè riorganizzare le attrezzature industriali, l’agricoltura, l’edilizia ed i trasporti.

I governi di Alcide de Gasperi evitarono saggiamente di frammentare le risorse in infiniti rivoli e micro-progetti, puntando su grandi strutture quali Iri o Fiat.

Per il Belpaese il Piano Marshall ebbe impatti politici diversi dal Recovery Fund. La linea di De Gasperi e Luigi Einaudi, Ministro delle Finanze e futuro inquilino del Quirinale, consolidò i partiti moderati attorno alla DC. Impedendo che le elezioni del 1948 andassero al PCI, condizione che avrebbe escluso l’Italia da quei finanziamenti.

Il Recovery Fund ha fatto invece emergere palesi faglie all’interno del Parlamento e della coalizione giallorossa, poi disgregatasi.

In tanti associano Mario Draghi ad Einaudi, nel ruolo di regista alla gestione di questi soldi. Un paragone che speriamo si avveri e non solo per le scommesse su chi sarà il successore di Mattarella.

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

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