Il Recovery Fund è una truffa, Spagna e Portogallo hanno ragione

Il Recovery Fund è una truffa, Spagna e Portogallo hanno ragione

Il dibattito sul Recovery Fund ha catturato l’attenzione dei principali media nazionali ed internazionali degli ultimi mesi, a partire dall’accordo raggiunto in sede di Consiglio Europeo la scorsa estate.

4 mesi dopo..

Il 20 luglio scorso è stata considerata una data storica fin da subito. Per la prima volta, l’Unione Europea, nella figura della Commissione, può emettere debito comune, garantito dagli Stati membri. I proventi sono poi redistribuiti  ad essi in base ai danni subiti dal Covid 19 ed altri parametri.

Si parlava già di un momento storico, simile a quello “hamiltoniano”. Si intendeva,cioè, la situazione in cui le 13 colonie americane, nel 1790, decisero di mutualizzare il debito accumulato nella guerra d’indipendenza contro il Regno Unito, su impulso del Segretario del Tesoro Alexander Hamilton.

Il giubilo diffusosi allora, però, risultava quantomeno prematuro, come dimostrato dagli eventi degli ultimi giorni.

La “svolta” iberica

Secondo l’autorevole quotidiano spagnolo El Pais, Spagna e Portogallo  probabilmente rifiuteranno il Recovery Fund. O meglio: la rinuncia riguarderebbe i prestiti, ma non le sovvenzioni.

Queste ultime ammonterebbero a 72 miliardi per Madrid ed una decina per Lisbona. Rinunciare ad altrettanti di prestiti non è un segno di follia, dato che questi contribuiscono all’incremento del debito pubblico, già schizzato alle stelle per le misure economiche anti-pandemia.

Inoltre, grazie al massiccio programma di Quantitative Easing  PEPP ad opera della Bce, pari a 1350 miliardi, i tassi dell’Eurozona hanno toccato i minimi storici, permettendo anche a paesi dell’Europa meridionale di emettere obbligazioni pluriennali a tassi negativi.

Questo credito a buon mercato fa scendere l’appetito per i finanziamenti comunitari, in primis il famigerato Mes , fondo intergovernativo con sede in Lussemburgo con status di creditore privilegiato.

Il rifiuto di quest’ultimo fondo è stato dovuto a ragione giuridiche prima che politiche. Per il Recovery Fund il discorso è invece diverso.

Anatomia del “Nuovo Piano Marshall”

I 750 miliardi di dotazione del NextGenerationEu si suddividono in due tronconi: 390 miliardi di sussidi a fondo perduto(grants) e 360 miliardi di prestiti(loans).

Banalmente, i primi non vanno restituiti ,i secondi si. Tuttavia, c’è un caveat: il primo fondo è costituito dalla contribuzione dei vari paesi, determinata proporzionalmente al Pil.

Prendiamo l’esempio dell’Italia: se il fondo è di 390 miliardi, e la nostra percentuale sul Pil comunitario è del 12,8%, il contributo di Roma sarà di 50 miliardi. Stando alle stime di 82 miliardi di “entrate” dal fondo, l’adesione è sicuramente conveniente, dato che il beneficio netto supera i 30 miliardi, anche se spalmato in più anni.

Perché dire “no” ai prestiti

A fronte degli 82 miliardi di sovvenzioni lorde, c’è un secondo fondo, costituito da 127 miliardi sottoforma di prestiti. Qui i vantaggi sono molto più dubbi.

Si tratta comunque di un debito che andrà restituito, anche se in tempi molto lunghi(circa 30 anni, dal 2028 al 2058) e con interessi agevolati. A differenza di quanto accade poi con i titoli di Stato, ora più convenienti che mai, non c’è modo di posticipare il pagamento: quando lo Stato emette dei titoli, alla scadenza ne emette di nuovi per poter ripagare quelli giunti a maturazione. Di fatto, il debito non viene mai realmente “ripagato”.

Con il Next Generation EU questo non sarebbe possibile. Inoltre, i fondi europei prevedono stringenti condizionalità sul loro utilizzo.

Mezze verità

L’attuale esecutivo ha più volte magnificato i suoi risultati negoziali, in quanto l’Italia, con 209 miliardi, è la prima beneficiaria del RF. Questo è vero, ma fino a un certo punto.

In un rapporto finanziamenti a fondo perduto/Pil, i primi beneficiari sarebbero Croazia e Bulgaria con il 10%, seguiti dalla funestata Grecia con il 9%. Il Portogallo verrà aiutato con il 5,4% al pari di Slovacchia e Lettonia. Per la Spagna e la Lituania siamo sopra il 3%.

Ed il Belpaese? L’1,9% della nostra economia.

Ah un’ultima cosa: il RF è ancora tutto da stabilire. I numeri citati sono contenuti nel documento del Consiglio di fine luglio.

Si può dire che l’unica certezza è l’incertezza.

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

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