Recovery Fund, accordo raggiunto nella notte. Ma chi ha vinto?

Recovery Fund, accordo raggiunto nella notte. Ma chi ha vinto?

All’interno del salone del vertice Ue, alle 5.31 del mattino del quinto giorno, l’accordo sul Recovery Fund c’è: gli aiuti restano di 750 miliardi di euro, di cui 390 a fondo perduto e 360 in prestiti con tassi agevolati e garantiti da Bruxelles. All’Italia, tra i Paesi più colpiti dalla pandemia di coronavirus, va la fetta più grossa: il 28%, circa 209 miliardi, in virtù delle previsioni pessime sul Pil. 

Ma chi ha vinto? L’Unione europea che ha preso la decisione storica di emettere 750 miliardi di debito comune per finanziare 312,5 miliardi di sussidi verso i paesi più in difficoltà al grido: “Basta rigidità, ora si pensa alla crescita”. E quindi chi ha perso? Sempre l’Unione europea, perché il prezzo dell’accordo è stato di rinunciare a molte delle ambizioni che si era data. Ma questi sono dettagli, perché alla fine l’accordo è stato davvero storico e senza precedenti, che le consentirà di finanziare con 750 miliardi di debito comune la ripresa economica dopo la più grave crisi dal secondo dopoguerra e per soli 34 minuti non è stato battuto il record di durata del summit di Nizza del 2000. 

Le parole di Conte

“Siamo soddisfatti: abbiamo approvato un piano di rilancio ambizioso e adeguato alla crisi che stiamo vivendo – afferma  il premier Giuseppe Conte al termine del vertice europeo –  il piano che abbiamo approvato è davvero molto consistente: 750 miliardi, dei quali una buona parte andrà all’Italia. Il 28%: parliamo di 209 miliardi. Abbiamo anche migliorato l’intervento a nostro favore, se consideriamo la proposta originaria della Commissione Ue e della presidente von der Leyen”, ha aggiunto il presidente del Consiglio che ha poi annunciato l’impegno immediato di una “task force, che andremo a definire in questi giorni perché dovrà partire al più presto”.

Ma di cosa si sta parlando?

Per fare chiarezza il bilancio per i prossimi sette anni avrà un valore di 1.074 miliardi di euro. Il Fondo per la Ripresa, che raccoglierà 750 miliardi di euro sui mercati, distribuirà sussidi per 390 miliardi e prestiti per 360 miliardi (Francia e Germania hanno dovuto accettare di ridurre le loro aspettative, i sussidi non ammonteranno a 500 miliardi). Il fondo distribuirà risorse tra il 2021 e il 2023 e rimarrà in vita fino al 2026. Il rimborso del denaro preso a prestito deve iniziare dal 2027. “Per la prima volta nella storia europea, il bilancio è collegato agli obiettivi climatici, per la prima volta il rispetto dello stato di diritto diventa una condizione per la concessione di fondi”, ha spiegato il presidente Michel.

I prestiti invece aumentano da 250 a 360. La nuova proporzione è soprattutto causa effetto della testardaggine di cinque paesi (Austria, Olanda, Danimarca, Svezia e Finlandia) che volevano limitare il denaro a fondo perduto. Ma sull’iter di approvazione dell’esborso del denaro del Fondo, è stata l’Olanda a dare battaglia più delle altre (e di lei parleremo dopo) completamente in fissa sul voto unanime dei paesi membri.

Cosa ha ottenuto l’Italia?

Conte, Mitsotakis, Merkel, Macron, Costa e Sanchez | Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse

 Conte (il premier più popolare di sempre secondo un sondaggio di Demos)  è riuscito a strappare circa 80 miliardi di sussidi e 120 miliardi di prestiti. Rispetto alla proposta della Commissione europea, l’ammontare dei sussidi rimane pressoché invariato perché è stata introdotta una modifica alla chiave di ripartizione che in qualche modo avvantaggia l’Italia, nonostante un calo delle sovvenzioni totali (da 500 a 390 miliardi). Il paese tuttavia dovrà accettare forme più intrusive nella gestione del denaro ( avrà gli occhi addosso, per intenderci).  

A Rutte libero…

Italia e Olanda si sono fronteggiati per giorni in una battaglia così dura che mente sapendo di mentire chi dice di non aver mai rinnegato quel viaggio fra i tulipani e coffeshop: “Ma perché due anni fa sono andato proprio lì, non potevo farmi un bel viaggio in Spagna?”. Ma non è stata quella tre giorni organizzata in fretta e furia a fare la differenza, qui si parla di interessi veri. E Mark Rutte ha giocato la sua partita facendo il duro, dando il meglio o il peggio (dipende dai punti di vista) di sé. Voleva avere il controllo delle riforme degli altri e dell’Italia proprio non si fida. Il risultato? Niente unanimità, i piani di ripresa saranno approvati dall’Ecofin su proposta della commissione, ma un singolo paese potrà chiedere l’esborso se riterrà che c’è un allontanamento nell’attuazione delle riforme degli obiettivi prestabiliti.

L’avaro Rutte ottiene quindi il suo “freno di emergenza” e sorride con un bel bottino. I frugali (Olanda, Austria, Danimarca, Svezia e Finlandia) ottengono, dunque, non solo che i “rebates” rimangano, ma sale lo sconto di cui godono sui contributi al bilancio Ue, mentre quelli della Germania restano invariati. Per l’Olanda si parla di 1,9 miliardi di euro l’anno. Kurz invece centra un raddoppio, con lui la sua Austria riceverà un rimborso di 565 milioni di euro.

Ma conosciamo meglio gli olandesi

Mercanti da sempre, attenti al denaro. Credono fermamente nelle regole e  questo lo avevamo capito anche in quella fuga di tre giorni fra i tulipani (in foto) , anche se allora non ce li immaginavamo così odiosi e antieuropeisti. Quello che abbiamo capito adesso, invece, è che l’attuale governo, presieduto da Mark Rutte, è debole e ha una maggioranza risicatissima. Scenario che fa comprendere anche questa arroganza e questa ansia di volersi mettere per forza in mostra a livello internazionale. Ma quello che conta veramente e che fa la differenza è la sostanza, o meglio il capitale.

Partiamo proprio da quel viaggetto che tutti abbiamo fatto o faremo nella nostra vita. Ecco l’Olanda non trae vantaggio solo da chi sceglie una fra le sue migliori mete ma anche da tutte le altre capitali da noi amate e desiderate. Booking è, infatti, una società olandese che si prende ogni volta che prenotiamo il 20% degli introiti, sottraendoli ai nostri gestori e al nostro turismo. Insomma, scelgo Roma e il suo Colosseo e fiorisce un tulipano. Ma turismo a parte è un articolo de Il Sole24Ore a ricordarci la ricchezza, o meglio la sostanza, dell’Olanda.

“In uno dei suoi palazzi in vetro e cemento, batte il cuore di 2.812 società che provengono da tutto il mondo, Italia compresa – si legge dall’articolo – . Veri colossi internazionali. Poi in un edificio che ospita anche una società editoriale si nasconde, tra le altre, la presenza di due filiali eBay, la piattaforma digitale di commercio elettronico. Ancora pochi metri e si raggiunge il quartier generale di Uber, la società di San Francisco che in molti paesi ha messo in crisi i taxi tradizionali mettendo in contatto attraverso una app autisti e viaggiatori. In questo palazzo di vetro e acciaio sono ben 16 le società che fanno capo Uber, la tra quali Uber Filippine e Uber Pacific.

A Baarn, un paese in provincia di Utrecht che conta appena 24mila abitanti e sorge a 38 Km da Amsterdam c’è addirittura la sede di Uber Yachting, che gestisce la app per ricchi diportisti che hanno voglia di girare il mondo in mare. Poi ci sono i cinque piani per Google nel cuore del quartiere finanziario di Zuidas. E in periferia di Amsterdam compare quella che sembra un’enorme concessionaria della Tesla. In effetti è una concessionaria, però al suo interno c’è il domicilio fiscale di quattro società della casa automobilistica americana fondata da Elon Musk e specializzata in auto elettriche.

Sempre nella zona sud di Amsterdam, ma a distanza di otto chilometri, sorge il palazzo della Loyens & Loeff, uno studio legale internazionale con filiali in tutto il mondo. Nulla lascia pensare che proprio qui, il 1° aprile 2014, sia nata la Fiat Automobiles Nv, poi diventata Fca. Non c’è nessuna indicazione che richiama la presenza della casa automobilistica che pure ha qui la sua sede legale mondiale. Tutti gli atti che contano si svolgono qui, per esempio l’ultima assemblea degli azionisti, convocata proprio negli uffici della Loyens & Loeff il 7 settembre 2018. Il domicilio fiscale di Fiat Chrysler Automobiles è invece a Londra”.

La forza, dunque, sul fronte economico non le manca proprio all’Olanda, stessa forza che le ha permesso di portarsi a casa il “freno d’emergenza”

Eccola qua la fregatura nascosta nel Recovery Fund

I soldi dedicati all’Italia sono una somma notevole ma è anche vero che nulla nella vita è gratis e c’è sempre un “prezzo” da pagare”. E per l’Italia il prezzo sta proprio nel cosiddetto “freno di emergenza” che potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio che paesi come l’Olanda potrebbero usare al primo errore contro paesi come l’Italia.

Simona Sassetti

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