Quello che gli uomini dicono

Quello che gli uomini dicono

Dedicato a Diana
Ed alla incredibile forza rivoluzionaria delle parole
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Questo è forse il primo articolo vero che scrivo. Lo è perché scaturisce da un frammento di vita reale, qualcosa che si vive, si tocca, si percepisce in prima persona.

Finora mi sono riempito la bocca di tanti paroloni, sproloquiando di argomenti che vedo solo in televisione o leggo sui giornali. Tutto ciò (non mi nascondo) per il sano narcisismo di condividere con quei pochi lettori quel che “so di non sapere” e quindi conseguentemente di mostrare la mia immensa saggezza.

Oggi no! Oggi mi voglio occupare della più alta forma di cultura e consapevolezza che una persona possa coltivare, di un esercizio che troppo spesso non riusciamo più a fare a causa della nostra staticità vorticosa.

Parlo di quello che in latino si definisce “Intus Legere”, leggersi dentro, esplorarsi per esplorare, comprendersi per comprendere, conoscersi per conoscere. Provo ad immedesimarmi nel lettore: “ Ma cosa ti è successo, sei andato a cena con Marzullo?”

Presto detto. Qualche sera fa ero a casa di una amica a chiacchiera con altre persone davanti ad una bottiglia di vino del quale non ho bevuto neanche una goccia (e questo aggrava la mia situazione). C’era una ragazza, Diana, molto piacevole, molto colta, molto dialettica con la quale ad un certo punto ci siamo messi a discutere di parità tra uomini e donne.

Come in ogni match che si rispetti abbiamo iniziato in modo blando, e quindi “Sindaco vs Sindaca”, “Ministro vs Ministra” ecc.. Poi siamo andati in crescendo confrontandoci sulle grandi battaglie di civiltà di ieri e di oggi sulla parità di genere declinata nelle sue più differenti fisionomie sociali, dal lavoro alla via familiare, dall’impegno politico a quello culturale.

I maschietti sarebbero stati fieri di me. Sono stato paternalistico ma dialogante, autoritario ma democratico, aperto ad ogni tipo di contaminazione ma con solidissime radici e convinzioni. Si esatto avete capito bene, un perfetto cretino insomma!

Nonostante avessi clamorosamente sbagliato l’approccio alla gara, la partita stava per avviarsi verso la fine con un onesto pareggio. Tuttavia è proprio sul finale che arriva quello che nel pugilato si chiama colpo del KO o se preferite uno sport più popolare, un clamoroso autogol.

La nostra amica comune che aveva assistito, un po’ sonnecchiando diciamo la verità, al nostro incontro-scontro dialettico ha detto: “Certo che ve le siete suonate eh..”. E qui io ho dato prova che quando il mio Babbo dice “Poveri i miei soldi… Ma che ti ho fatto studiare a fare!?!?” ha assolutamente ragione. La mia risposta è stata udite udite: “ Si ce le siamo suonate ed io galantemente le ho prese..”. Diana a quel punto giustamente sbotta: “Galantemente? Credevo che stessimo dialogando allo stesso livello sinceramente… Hai detto una cosa grave e offensiva…Ma vaffa…”.

Lo confesso, era tanto tempo che non provavo il senso della vergogna nella sue essenza più pura e profonda. Brividi di freddo mi attraversavano tutto il corpo mentre in faccio diventavo sempre più rosso, era come avere la testa nel forno ed il resto del corpo in un surgelatore.

Lasciatemi poi essere sincero fino in fondo, galante non lo so stato nemmeno un po’. Ero deciso e convinto delle mie tesi, a tratti aggressivo e quando mi sono reso conto che le sue argomentazioni erano più convincenti delle mie, me ne sono uscito con quella frase infelice, quasi a voler ridicolizzare e sminuire l’interlocutore anzi l’interlocutrice.

Elaborata la gaffe le ho subito detto che su questo fatto ci avrei scritto un articolo per il mio blog, un’opera di sputtanamento totale, un flusso di coscienza stile James Joyce per chiederle scusa e, parallelamente, per affrontare una tematica importante troppo spesso filtrata male dalla società.

Diana mi ha fatto capire quanto sia importante misurare sempre le parole che ci escono dalla bocca, perché hanno una portata immensa, perché feriscono più della spada e perché se ben utilizzate rappresentano la cosa più rivoluzionaria che ci possa essere. Grazie a lei ho capito quanto, alle soglie ormai del 2020, il nostro linguaggio sia ancora intriso di paternalismo e di maschilismo, di quanto tutti i giorni sottovalutiamo certi aspetti, di quanto in definitiva dobbiamo ancora progredire.

Chiudo citando Bertolt Brecht: “ Sto lavorando duro per preparare il mio prossimo errore”. Sperando tuttavia di incontrare sempre più persone come Diana con lo straordinario dono di stimolarti la riflessione.

Lorenzo Marretti

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