Quando il lavoro è un privilegio, i diritti sono un optional

Quando il lavoro è un privilegio, i diritti sono un optional

Luana D’Orazio, Cristian Martinelli, Maurizio Gritti: tre vittime di incidenti sul lavoro ad una settimana da quella “Festa dei lavoratori” segnata da polemiche e protagonismi. Assopita da un chiacchiericcio continuo, l’opinione pubblica si è svegliata dal suo torpore per scoprire una piaga mai sanata e destinata invece a complicarsi. Con il retrocedere dei diritti sociali e l’ingigantirsi dell’idolatria del lavoro come privilegio per pochi, anziché come fondamento costituzionale di autodeterminazione e dignità, ormai neanche ci accorgiamo delle tragedie che definiamo “morti bianche” nonostante abbiano responsabili ben precisi.

I dati ed i volti delle morti bianche

Se guardiamo ai dati offerti dal Sole24Ore, ci accorgiamo che nei primi tre mesi di questo 2021 le morti sul lavoro hanno raggiunto quota 185, un +11,4% rispetto allo stesso periodo del 2020, ancora non toccato dal covid-19. Sempre lo scorso anno sono decedute sul lavoro ben 1.270 persone, un terzo dei quali per complicazioni da coronavirus, nonostante molte attività fossero chiuse a causa dei duri lockdown. Ma il covid non è e non può essere una scusante nella lettura di questi dati: la variazione rispetto al 2019 è in crescita ma attesta un trend negativo ormai consolidato. Infatti, già nel 2019 avevano perso la vita 1.089 lavoratori, dato sconfortante non intaccato da nessuna pandemia.

Non ci possiamo fermare ai soli dati, anestetizzati come siamo dalle morti giornaliere da coronavirus da dimenticare che ogni numero ha un volto ed una storia.

Maurizio Gritti era un artigiano edile della bergamasca, padre di due figli di 16 e 17 anni, deceduto ieri mattina dopo essere stato schiacciato da alcuni blocchi di cemento nel cantiere dove stava lavorando.

Cristian Martinelli, 49 anni e padre di due bambine, due giorni fa è rimasto bloccato in un macchinario che da più di venti anni azionava in una ditta di Busto Arsizio. Come riferito da sua mogliesi lamentava che fossero in pochi” ma “gli piaceva il suo lavoro”.

Luana D’Orazio, 22 anni con un figlio di 5 e la passione per il cinema, morta dopo essere stata risucchiata da un orditoio in un’azienda tessile in provincia di Prato. La saracinesca protettiva della macchina era stata rimossa ancora in circostanze da chiarire, mentre emerge che Luana fosse un’apprendista e avesse ricevuto una formazione di sole 4 ore per l’utilizzo del macchinario.

Diritti sociali come optional

Ci sono fatalità e ci sono storie contraddistinte dalla negligenza dei datori di lavoro. Ciò che emerge da questi e da altri racconti è la progressiva abdicazione dello stato dal ruolo di controllore e di occhio vigile. La sicurezza è appaltata alle aziende che la interpretano secondo il modello della produttività ad ogni costo, contraendo questo ed altri diritti del lavoro.

E se da una parte esiste chi per negligenza o colpa non si occupa più di sicurezza, dall’altra ci sono anche i lavoratori ormai completamente in balia di un sistema distorto che lascia poche prospettive. Prendiamo alcune certezze novecentesche festeggiate nella Festa dei Lavoratori del primo maggio: salario, tetto orario e giornate libere. Ad oggi risulta difficile riuscire a decifrare una di queste tre caratteristiche in una qualsiasi offerta di lavoro. Anzi, ormai quelli che sono considerati diritti vengono ascritti all’elenco delle seccature o degli errori. Secondo un articolo uscito su Business Insider, fra le “23 domande da non porre mai alla fine di un colloqui di lavoro” ci sono “A quanto ammonterà il mio stipendio?” e “Quali sono gli orari?”, domande legittime che non lo sono più quando il lavoro diventa un privilegio conquistabile soltanto svendendosi il più possibile.

La tendenza che noto parte dal piccolo e va ingigantendosi. Se esiste la pretesa che il lavoratore debba evitare di porre domande che possano farlo sembrare “troppo esigente”, non sorprende poi che l’asticella dei diritti venga abbassata sempre più. E’ uno scocciatore chi pretende di trasformare il proprio tirocinio formativo in un lavoro o chi vorrebbe uscire dal ciclo infinito degli stage sottopagati. E’ un riottoso chi pretende di denunciare un sopruso scioperando, a costo di perdere il posto di lavoro. Un fannullone chi desidererebbe una retribuzione per i propri straordinari.

Quando sull’altare dell’efficienza e della flessibilità vengono bollati come optional alcuni assunti come il salario, la continuità del lavoro e un orario dignitoso, non può sorprendere che anche diritti come quello alla sicurezza diventino una seccatura. Orpelli che in questo mondo sempre più in competizione non sono più certezze. Nessuno schieramento politico ne parla in modo strutturato, ma per ogni diritto compresso una lista si ingigantisce. E ogni lista, come al solito, è composta di persone spesso senza volto o senza una storia.

Riccardo Paradisi

Etrusco con il salmastro nella testa. Cresciuto sulle sponde maremmane del Tirreno, ho vissuto a Siena, a Dublino e nel Montana. Ma, nonostante le culture conosciute e le opinioni raccolte, non sono ancora in grado di votare un partito che prenda più dello 0,3%. Alla fine, arresomi all'evidenza di essere più bravo a battere al computer piuttosto che a fare una X a matita, mi sono dato all'analisi politica per passione.

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