“Quali molestie, stavo a scherzà”

“Quali molestie, stavo a scherzà”

Andrew Cuomo accusato di molestie

Non c’è due senza tre e la quarta, solitamente, vien da se’ (o almeno secondo il noto detto). Per Andrew Cuomo, il ‘re’ di New York, ne bastano 3 di accuse di molestie sessuali per fargli traballare il piedistallo già in bilico per ragioni legate alla gestione della pandemia. In realtà ne bastava anche una, ma abbiamo sto vizio di guardare con diffidenza alle accuse di molestie, dubitando sempre di chi punta il dito e non di chi il dito indica, e quindi più testimonianze ci sono e più acquisiscono credibilità, di solito funziona così.

Sta di fatto che, dopo le due ex collaboratrici che lo hanno incolpato di comportamenti inappropriati, domande intime con riferimenti sessuali, neanche troppo impliciti, e baci non voluti, è spuntata una terza donna che dice “che Cuomo le ha messo una mano sulla parte bassa della schiena”. Avrebbe fatto la ‘mano morta’, detto in soldoni.

La difesa: “Indelicato si, ma frainteso”

Cuomo, ovviamente, respinge tutte le accuse di molestie e qualcuno deciderà se dargli ragione o meno. Su queste pagine non si fanno processi. Però, lui stesso, evidentemente spinto da un moto di coscienza, ha ammesso di aver avuto atteggiamenti “privi di tatto”, di essere stato “indelicato”, ma dice anche di essere stato frainteso, che le sue intenzioni non erano quelle di sedurre (anche perché, diciamocelo, non sarebbe nemmeno il modo giusto per farlo) ma voleva solo essere spiritoso. Stava scherzando. Aaaaaah, allora ok. Anche se lo scherzo, così tanto per dire, dovrebbe far ridere anche chi lo riceve. In teoria. Però questi sono dettagli.

Non succede, ma se succede…non sarebbe una novità

Perché prendere ad esempio la vicenda di Andrew Cuomo. Perché, al di là della sua colpevolezza o innocenza, apre una riflessione per il solo fatto che si tratta di cose che potrebbero effettivamente accadere. Nel senso che non sarebbe certo la prima volta che un uomo, magari in una posizione di forza, sfrutta il suo ruolo (o anche solo il suo essere uomo per i più audaci) per mettere a disagio l’altra persona solo per un senso di potere, per avere atteggiamenti fastidiosi, ambigui o, peggio, molesti, in ogni caso fonti di disagio, se non addirittura di problemi più gravi. Dinamiche viste e riviste. Dalle battute spicciole alle avances, ai pesanti ricatti. Spesso accadono in ambienti lavorativi, dove trovano la complicità del resto dei colleghi e colleghe, alimentati da quella cappa di omertà di chi fa finta di non vedere e anche se vede non parla. La vittima diventa oggetto di chiacchiericci accanto alla macchinetta del caffè, sguardi giudicanti, “c’è stata o non c’è stata?”. Se prova a dire qualcosa al massimo viene spostata di reparto, o addirittura ammaliata con una promozione. (La serie tv “The Morning Show” ne fa una chiara sintesi. Se non lo avete visto ve lo consiglio).

Il copione classico

Sono cose che possono succedere anche fuori, in maniera più o meno lieve. Quante volte è accaduto a noi, a voi che state leggendo. (A me è successo e ho riportato ad esempio un episodio in un altro articolo). Solitamente funziona così. Lui, magari più grande, con un ruolo di spicco, il tuo capo o un tuo superiore, ti rivolge una battuta maliziosa o si prende confidenze, anche fisiche, che non gli spettano, invadendo i tuoi spazi, così per “tastare il terreno”. Se ci stai, buon per lui (non gli pare vero), se non ci stai ha due possibilità: o se ne esce dicendo “sto scherzando, ma che pensi? E fatti una risata!” dandoti implicitamente della stupida per non aver colto la sua ironia, (come hai potuto?) e alla fine sei te quella mal pensante.

Oppure ti invita ad essere meno acida, meno frigida, più sciolta. “Quanto te la tiri”. In ogni caso la colpa è tua ed effettivamente, per quanto tu possa essere una persona solitamente intelligente, in quel momento te ne dimentichi e ti senti davvero in colpa. E se davanti hai il tuo capo o quello che potrebbe esserlo, ti senti addirittura in imbarazzo e in estrema difficoltà. Vorresti dirgli tante cose ma dalla tua bocca non esce nulla perché hai paura di vedere il tuo lavoro compromesso o di fare una cattiva impressione, quando in realtà è esattamente il contrario. E non siamo tutte nella condizione di privilegio da poter voltare le spalle e andare via, da poter rispondere a tono. O, più semplicemente, non abbiamo tutte la forza e la risolutezza per farlo.

“Boys will be boys”

“Boys will be boys”. Avete presente questa frase? È l’equivalente italiano di “so ragazzi” (inteso come maschi). In pratica serve a giustificare comportamenti maschili sbagliati facendoli passare come le conseguenze del loro essere portatori di testosterone, innati e quindi incontrollabili. In pratica si sta dicendo che il maschio, in quanto tale, non riesce a distinguere ciò che è giusto da ciò che sbagliato, e quindi a frenare certi impulsi che sono in lui naturali. Al pari degli animali praticamente. Questa non solo è un’offesa bella e buona al genere maschile, che se io fossi un uomo dotato di un minimo di intelligenza mi incazzerei, ma allo stesso tempo è un modo per allontanare da loro ogni responsabilità che, automaticamente, ricade sull’interlocutore, spesso e volentieri donna.

Self control please


Ecco, smettiamola di sentirci in colpa. Qualsiasi cosa ci faccia sentire a disagio, o ci faccia sentire violate, abbiamo il diritto di farlo notare. E smettiamola di giustificare certi atteggiamenti palesemente sbagliati, etichettandoli come innati e quindi incontrollabili. Anche perché, e questo è un altro classico errore in cui si inciampa, la violenza, la molestia non è solo fisica, la forzatura non è solo fisica. La prevaricazione può essere psicologica, anzi molto spesso lo è. Un bacio indesiderato, una carezza non voluta, una battuta spiacevole, un complimento inopportuno, fuori luogo, non apprezzato. Sono tutte cose che non solo possono, ma DEVONO essere controllate.

Teresa Scarcella

Di origini e di indole meridionale. Nata a Cariati, cresciuta a Crotone col profumo del mare e dei 'pip e patat', vive a Siena da tanti anni a tal punto da aver dimenticato come si parla il dialetto e da non riuscire più a mangiare piccante. Nemica della monotonia, rompiscatole per natura, amante della verità, ma soprattutto del brivido della precarietà, ha scelto di fare la giornalista prima ancora di conquistare il diritto di decidere come vestirsi, e sceglie di farlo ogni giorno

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